Digital Innovation Hub e Manager

Il DIH lombardo ha presentato il 13 aprile 2022 alle associazioni Federmanager l'indagine sulla maturità digitale di 250 imprese e le prospettive d'intelligenza artificiale.

Franco Del Vecchio

Responsabile del progetto di Politiche Attive Sviluppo PMI - info@sviluppopmi.it
All'incontro dedicato alle opportunità della transizione digitale e dell'intelligenza artificiale hanno partecipato colleghi del Gruppo di Lavoro Progetto Innovazione e colleghi impegnati nelle attività di assessment e progetti di Sviluppo PMI.

Manuela Biti, Presidente ALDAI-Federmanager, ha aperto i lavori del 184° incontro del GdL Progetto Innovazione che da 18 anni promuove la cultura e le buone pratiche per l'innovazione continua. Il Presidente ha ricordando il costante impegno sulle tematiche sempre puntuali e rilevanti per lo sviluppo economico, sociale e del lavoro; l’analisi e il contributo per la transizione digitale, il confronto costruttivo e la collaborazione con le organizzazioni che possono contribuire alla crescita delle imprese e del Paese. 
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Gianluigi Viscardi Presidente DIH Lombardia

Gianluigi Viscardi Presidente DIH Lombardia

È quindi seguito l’intervento del Presidente del DIH Lombardia e coordinatore dei DIH a livello nazionale, Cav. Gianluigi Viscardi, soddisfatto per il superamento degli obiettivi del programma sperimentale di Politiche Attive "Sviluppo PMI" che in un anno e mezzo, caratterizzato dalla pandemia, ha dimostrato la collaborazione fra Confindustria, DIH e Federmanager “mettendo a terra” il supporto concreto alle piccole e medie imprese con oltre 100 assessment e 14 progetti di Sviluppo PMI con manager qualificati, rispetto ai 10 progetti inizialmente previsti. I 36 manager, finora qualificati, hanno analizzato il livello di maturità digitale delle PMI, identificando le opportunità della trasformazione digitale proponendo in modo disinteressato e indipendente dai fornitori una “road map” di possibili interventi; agendo come il "medico di base" nei confronti dell’assistito. Nel concludere l’intervento il Cav. Viscardi ha commentato: “Abbiamo aiutato concretamente le PMI con incontri presso le loro sedi per analizzare insieme i possibili percorsi di sviluppo e spero che la collaborazione DIH-Federmanager in Lombardia possa proseguire e costituire una “Best Practice” a livello nazionale”.
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Il Direttore Generale Digital Innovation Hub Lombardia, Pierluigi Petrali, ha presentato i risultati dell’analisi risultante dagli assessment di 250 imprese lombarde di 11 diverse filiere nell’ambito del progetto #LombardiaDigital&AI. 

Presentazione analoga è avvenuta il 10 marzo presso la sede di Regione Lombardia e commentata nell’articolo “Dalla transizione digitale all'intelligenza artificiale”. 

È possibile scaricare lo studio cliccando “Digital & AI – Una mappatura della situazione in Lombardia”. 

Il campione delle 250 aziende che è stato selezionato ed analizzato è composto prevalentemente da PMI (circa 81%). In particolare, più della metà sono piccole imprese (51,6%), mentre le medie rappresentano il 28,8% del totale. Infine è possibile vedere come anche le grandi imprese sono adeguatamente rappresentate, con una percentuale di circa il 20% del totale.

Il report presenta una panoramica del grado di preparazione del tessuto imprenditoriale lombardo in merito all’adozione di tecnologie digitali e con particolare riferimento all’impiego di soluzione di Intelligenza Artificiale applicata ai diversi processi aziendali, dettagliato per 11 filiere: Meccatronica; Tessile, Carta e Plastica; Chimica; Life Sciences; Automotive; Alimentare; Industria Pesante; Energia; Edilizia; Altre Industrie Manifatturiere; Industrie non Manifatturiere.

Cliccando il video seguente è possibile rivedere l'intervento di Pierluigi Petrali
Di seguito una sintesi dello studio e della presentazione di Petrali.

Nell’introduzione dello studio, Marco Taisch, Presidente MADE Competence Center Industria 4.0, ricorda che, oggi più che mai, il settore manifatturiero si trova a dover affrontare sfide sempre più complesse. A partire dai primi anni del XXI secolo si è iniziato a discutere di Quarta Rivoluzione Industriale, o Industria 4.0, grazie alle tecnologie digitali che hanno consentito l’interconnessione e la comunicazione tra macchine e impianti, mettendo l’uomo e la sua capacità intellettiva al centro della fabbrica. Per la duplice anima, tecnologica e umanocentrica, questa trasformazione digitale non sta cambiando semplicemente le operations di fabbrica e la loro gestione, ma sta avendo un effetto pervasivo sull’intera società coinvolgendo come primo attore l’uomo e le sue competenze. Le strategie aziendali si modificano al fine di introdurre nuove tecnologie che supportino l’uomo da un punto di vista cognitivo e fisico; si sta diffondendo sempre più il concetto di “cognitive automation”, secondo il quale l’operatore viene chiamato a svolgere compiti più specializzanti e che richiedono una conoscenza elevata della materia, lasciando alla macchina il compito di adempiere ad attività più ripetitive. 

Per realizzare lo studio il DIH Lombardia ha realizzato, in collaborazione con le Antenne Territoriali, una mappatura degli Assessment di 250 imprese lombarde ritenute rappresentative e molti assessment sono stati realizzati nell’ultimo anno proprio dai manager del progetto Sviluppo PMI coordinati da Roberto Zardoni. 

Per produrre lo studio sulla capacità di adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale da parte delle PMI lombarde è stato adottato un modello caratterizzato da cinque elementi di analisi:
Personalizzazione del prodotto. Una componente importante del vantaggio competitivo sviluppato da molte imprese è la capacità di rispondere in maniera efficace ad una crescente domanda di personalizzazione, sempre più possibile grazie al continuo perfezionamento delle “economie di gamma”, cioè la capacità di gestire numerose variazioni/versioni di uno stesso prodotto e l’Intelligenza Artificiale, avendo a disposizione grandi volumi di dati, potrà supportare ed in alcuni casi anticipare trend di mercato, così come le necessità funzionali emergenti.
Flessibilità organizzativa. La principale sfida per le aziende che vogliono adottare soluzioni di Intelligenza Artificiale non è tanto tecnologica e, forse, neanche economica, bensì di carattere organizzativo. 
La centralità del modello B2B (Business to Business). Quando si pensa alle possibili applicazioni dell’Intelligenza Artificiale, vengono in mente soprattutto quelle rivolte ai consumatori. In realtà, le previsioni di alcune società di consulenza evidenziano che i due terzi dei benefici economici dell’Intelligenza Artificiale andranno ai rapporti tra aziende, nel cosiddetto canale B2B. Ed è proprio in questo canale che si posiziona la maggioranza delle imprese lombarde.
L’ecosistema dell’IA anche in termini di Filiera. L’innovazione si sviluppa sempre più in un contesto collaborativo e di open-innovation e il successo della piattaforma messa a punto da Regione Lombardia ne è un esempio. Le imprese si fanno concorrenza tra loro, ma allo stesso tempo partecipano al raggiungimento di obiettivi comuni.
IA e Digital Capability. Pur essendo la tecnologia un fattore abilitante all’implementazione di soluzioni IA, risulta comunque importante prendere in considerazione le capacità tecnologiche e di cultura del dato già presenti in azienda.

I risultati emersi dall’elaborazione dei dati delle cinque dimensioni di analisi evidenziano una situazione abbastanza omogenea tra le varie dimensioni d’impresa, a confermare un orientamento piuttosto traversale da parte delle aziende verso questi tipi di approcci all’Intelligenza Artificiale. Quindi l’Intelligenza Artificiale non è solo per le gradi aziende. Tra i 27 Stati membri dell’Unione europea, nel 2020, l’Italia si è piazzata al nono posto per quanto riguarda la percentuale di imprese (con almeno 10 dipendenti) che utilizzano l’intelligenza artificiale.

I risultati hanno dimostrato che le tecnologie digitali e AI risultano traversali a diverse funzioni aziendali (R&D, Produzione, Manutenzione, Qualità, Logistica, Supply Chain, Marketing e Risorse Umane). Ciò dimostra che le tecnologie rappresentate dal termine Industria 4.0 trovano in questa definizione dei confini ormai troppo stretti. Esse, infatti, si sono estese a tutti i settori e a tutte le funzioni aziendali anche non direttamente industriali (ad esempio al Marketing o alle Risorse Umane). Inoltre, dal rapporto si evince che le tecnologie, e più specificatamente le tecnologie digitali, non sono più ascrivibili a leve di semplice vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, ma ricoprono un compito divenuto ormai necessario per garantire la continuità del business e per continuare a competere. 

La strada verso il digitale non è tuttavia priva di insidie per le imprese e se fra gli ostacoli risulta l'accesso a capitali o la capacità di interloquire con i grandi fornitori tecnologici, il maggiore ostacolo è determinato dalla difficoltà generalizzata nel reperire le competenze volte a gestire, se non guidare, il processo di trasformazione. Il divario tra competenze richieste e disponibili (tra domanda e offerta) è ampio e rischia di ingrandirsi maggiormente in un contesto in cui il progresso tecnologico avanza a ritmi superiori per ordini di grandezza rispetto al tasso di formazione di figure qualificate. Osservando l’elenco delle figure aziendali richieste in futuro nel settore manifatturiero, riportato nel World Manufacturing Report del 2019, emerge che la capacità di governare il dato e i sistemi ad esso associati sarà elemento chiave di sopravvivenza per le imprese. Non solo i comparti dirigenziali sono sopraffatti da queste impellenti necessità, ma anche i “blue collars”, figure chiave per gli “shopfloor” manifatturieri, necessitano, e sempre necessiteranno, un continuo adeguamento delle proprie competenze. Se prima investire sulle persone poteva assumere i connotati di un motto spesso abusato, oggi investire sulle competenze è evidentemente un imperativo categorico. In questa direzione, la strada intrapresa dalle imprese verso modelli di collaborazione con i Competence Centers e Digital Innovation Hub appare ancora più rispondente alle esigenze del prossimo futuro. La rete di Competence Centers, Digital Innovation Hub e antenne territoriali ha dimostrato la propria efficacia nel veicolare le giuste competenze tramite progetti di innovazione e corsi di formazione specifici. Una barriera al progresso è data dalla difficoltà ad accedere a capitali e interloquire con i fornitori. La rete di supporto alle imprese ha anche l’obiettivo di captare queste difficoltà e superarle attraverso meccanismi di incentivazione tramite bandi così come assumendosi il ruolo di nodo comune tra utente industriale e fornitore tecnologico. Considerata la trama del tessuto imprenditoriale nazionale, compreso quello lombardo, caratterizzato da una elevata preponderanza di PMI e vista la tendenza verso una topologia di filiere “glocali”, risulta cruciale la capacità di raggiungere in maniera sempre efficace anche le imprese più piccole. 

Un elemento innovativo di attenzione per le imprese è sicuramente legato all’attenzione verso i temi di sostenibilità. In particolare, è necessario che le imprese inizino a pensare a processi, prodotti e modelli capaci di coniugare da un lato un giustificabile livello di sostenibilità economica e dall’altro una capacità di mantenere livelli di sostenibilità ambientale e sociale congrui. Sebbene queste due visioni sostenibilità (economica e socio-ambientale) siano stati percepiti come avverse o in alcuni casi mutualmente esclusive, è ormai dimostrabile che esse possano operare sinergicamente. Il concetto di sostenibilità può essere valutato sotto tre principali aspetti: riduzione dei costi, accesso a mercati nuovi e/o regolamentati e sviluppo di nuovi modelli di business. Per quanto concerne la visione di riduzione dei costi, una riduzione dell’impatto ambientale passa attraverso un processo di contenimento delle risorse impiegate (quali scarti, energia, acqua, sfridi, ecc.) così come tramite una riduzione delle inefficienze (quali tempi di fermo, indisponibilità dei macchinari, ecc.). 
In questa ottica, le moderne tecnologie di Intelligenza Artificiale aumentano le possibilità di ottimizzazione dei processi osservati per decenni sotto la medesima lente d’ingrandimento. In merito alla facoltà di accesso a mercati nuovi o già esistenti, è noto come strategie di “green supply chain” coadiuvate da iniziative di “green procurement” di aziende focali di filiera si stiamo muovendo nella direzione di eliminare dai rispettivi parchi di fornitura coloro che si dimostrano incapaci di condurre il proprio business secondo stringenti standard di sostenibilità; necessità facilmente riscontrabile in settori quali quello del bianco o dell’elettronica le cui certificazioni energetiche (classe AAA) sono soggette a periodici declassamenti sulla base di rinnovi annuali degli standard certificativi.

L’esperienza del COVID 19 è stata solo l’enzima che ha accelerato un processo di remotizzazione dei servizi da un lato e la servitizzazione dei prodotti dall’altro. Modelli di business basati sul decentramento della proprietà di un asset, ovvero di servitizzazione, si sono già sviluppati sia in contesti B2C (ad esempio car-sharing o Car-as-a-Service) sia in contesti di respiro industriale (ad esempio le piattaforme di Cloud Manufacturing). Pur mantenendo immutato il principio di proprietà dell’asset, modelli di servizio remoto si sono diffusi nei medesimi contesti, come ad esempio la manutenzione da remoto.

Queste sono dunque le nuove sfide che le imprese nazionali, e specialmente quelle lombarde considerata la forte vocazione manifatturiera, si trovano a dover affrontare già oggi e per le quali necessitano fin da subito di supporto concreto dalla rete di Competence Centers, Digital Innovation Hub e antenne territoriali così come si è già fatto sulle tematiche presentate nel report. La rete regionale messa in campo deve quindi porsi la questione di estendere il proprio orizzonte di intervento anche alle tematiche della sostenibilità e orientarsi ai nuovi modelli di business che si vengono a creare.

Infine, è doveroso esortare le imprese a non limitarsi ad osservare le proprie simili nel solo tentativo di raggiungere benchmark dettati da pratiche in già uso. Il processo tecnologico avanza con ritmi troppo serrati per permettersi di inseguire gli standard di oggi bensì si deve porre l’obiettivo di comprendere la tecnologia e sfruttarla come strumento per perseguire degli obiettivi di lungo termine. Se ciò non venisse assimilato, ogni qualvolta si dovessero raggiungere gli altri sarebbe già tardi poiché l’asticella delle aspettative sarà già stata portata più in alto.

L’approccio che viene adottato dal DIH Lombardia relativamente al processo di trasformazione digitale è articolato in tre fasi. Un’iniziale attività di sensibilizzazione permette di interfacciarsi alle varie imprese sul territorio e, partendo dalla comprensione della strategia aziendale e dell’ambiente ICT, è possibile analizzare la prontezza alla digitalizzazione. Più nel dettaglio si possono individuare i gap presenti e le capability mancanti, in modo da identificare i benefici che si possono ottenere nel perseguire un percorso di digitalizzazione. Sulla base degli input e della relativa analisi è possibile individuare una roadmap che suggerisca le fasi relative a come implementare il cambiamento. In questo modo, è possibile orientare le aziende verso gli enti dell’ecosistema dell’innovazione che possono rispondere alle esigenze specifiche.

Per attuare la transizione digitale sono necessarie le competenze e i manager del progetto di Sviluppo PMI hanno collaborato con il DIH Lombardia per offrire in tutta la regione un servizio d’eccellenza contribuendo a realizzare gli assessment della maturità digitale delle imprese. 

Per il Direttore Generale DIH Lombardia: 
La trasformazione digitale delle imprese è fatta dall’uomo e intorno all’uomo

Al termine della presentazione del Direttore Petrali, ho fornito un aggiornamento sui risultati del progetto di Politiche Attive Sviluppo PMI, conseguiti a fine marzo dai 36 manager qualificati dal DIH Lombardia e cioè oltre 100 Assessment delle opportunità digitali delle imprese e 14 progetti di Sviluppo PMI per un totale di 250 giornate remunerate ai manager selezionati della società di Executive Search Key2people e qualificati dal DIH Lombardia, rispetto alle 200 giornate inizialmente previste.  
Le maggiori richieste di assessment provengono dalle province di Bergamo, Milano, Varese, Lecco, Como, nelle quali le Associazioni Territoriali di Confindustria hanno realizzato webinar e iniziative di comunicazione per la diffusione del servizio alle imprese. 
Il gradimento delle PMI per il supporto ricevuto dai manager è considerato più che ottimo con note di eccellenza.  Un investimento di Confindustria e Federmanager a beneficio delle imprese, dei manager e della collettività che dovrebbe essere sostenuto anche dalle istituzioni per le elevate ricadute economiche e sociali.
 
Elena Toffetti ha presentato il percorso Mentror2Manager per fornire un supporto personalizzato a chi partecipa al progetto Sviluppo PMI per: acquisire maggiore consapevolezza di sé e del momento di transizione; avere un confronto su tematiche specifiche relative a relazioni e comunicazione; chiarirsi le idee sul proprio futuro professionale; rifocalizzare i propri obiettivi e individuare un piano di azione per raggiungerli. Sono stati attivati 21 percorsi di Mentoring con elevata soddisfazione dei partecipanti e c’è ancora la possibilità di attivare entro maggio il servizio per i colleghi temporaneamente inoccupati.

Cliccando il video seguente è possibile rivedere la presentazione sullo stato di avanzamento del progetto Sviluppo PMI, la presentazione sul servizio Mentor2Manager e i commenti dei manager partecipanti al progetto di Politiche Attive.
Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.

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