Occupazione giovanile

La Commissione Europea ha pubblicato i dati sull'occupazione e sugli sviluppi sociali (Esde) e, nonostante i segnali di ripresa, l’Italia figura fra i fanalini di coda.

A cura della redazione Dirigenti Industria 

In Europa 234,2 milioni di persone hanno un lavoro, pari a quasi al 72% della popolazione, mentre in Italia il tasso di occupazione è al 57,7%, fra i peggiori insieme alla Grecia e alla Turchia.
Con il 19,9% l'Italia conferma il poco invidiabile record di Paese con il maggior numero di «Neet», i giovani tra i 15 e i 24 anni che non hanno lavoro e nemmeno lo cercano, rispetto alla media europea del 11,5%. Anche il trend del numero di persone che vivono in povertà è aumentato al 11,9%, fra gli unici casi in Europa insieme all’Estonia e alla Romania.
I dati allarmanti sono riportati dai quotidiani che tornano sul problema dell’occupazione dei giovani fra 15 e 24 anni al 37,8% nel 2016 che, sebbene in calo rispetto al 40,3 del 2015, ci pone fra i peggiori Paesi Europei insieme alla Grecia al 47,3% e alla Spagna al 44,4%. 
I dati sulla disoccupazione giovanile devono pero tener conto che la maggioranza dei giovani studia in quella fascia d’età e, come documentato nel libro “L’inganno generazionale”, una più attenta analisi mette in evidenza che i giovani nella fascia d’età fra i 15 e i 24 anni, si riducono al 10,1% del totale della popolazione dei giovani, una percentuale sempre elevata, ma inferiore ai meno giovani disoccupati fra i 25 e i 34 anni. La disoccupazione in Italia è un problema per tutte le fasce d’età, con diverse ripercussioni e ricadute sociali. I giovani parcheggiati rischiano di perdere il treno del lavoro, mentre gli over 35 non hanno le risorse per creare famiglia e contribuire alla demografia del Paese, così come i disoccupati over 50 non hanno i mezzi per mantenere le famiglie. Per maggiori informazioni clicca il titolo dell’articolo “Convegno sull’inganno generazionale” pubblicato da Dirigenti Industria.
La criticità del lavoro è provata anche dal fatto che solo metà degli Italiani contribuisce al gettito IRPEF, come descritto nell’articolo “L’IRPEF penalizza i manager e il sommerso mette a rischio il welfare di tutti”; una situazione non sostenibile in prospettiva e che impone un concreto impegno per creare più lavoro per tutte le persone di buona volontà.
Il problema del lavoro non riguarda infatti solo i giovani. I 15 punti percentuali di occupazione italiana inferiore alla media Europea evidenziano un problema strutturale che non si può risolvere con incentivi temporanei e “ad personam”. Bisogna allineare il sistema ai Paesi Europei virtuosi, creando le condizioni per favorire il lavoro per tutte le fasce d’età, rendendo più competitivo il sistema Paese: meno evasione, meno sprechi, meno debito pubblico, come proposto nell’articolo “Aumentare il debito pubblico a carico dei giovani non è da padre di famiglia”. Insomma più efficienza e aumento della produttività per allinearci ai Paesi europei.
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