Intervista a Lorenzo Milani, Ceo di Electrolux Medio Oriente

Federmanager Varese intervista un manager con esperienza internazionale: un diverso punto di vista sul nostro Paese. Emergono dalle risposte i valori del management umanistico e i fattori di successo nel mondo globale: leadership, meritocrazia, dinamicità, innovazione e ruolo della Politica nel creare un contesto motivante per le persone di buona volontà, per favorire sviluppo economico e sociale.

Lorenzo Milani

Anna Frese 

Responsabile Sede Territoriale Federmanager Varese
Dopo una quindicina d’anni in Italia cosa l’ha spinta ad occuparsi dei mercati estero? Mi sono occupato del mercato estero praticamente dagli inizi della mia carriera lavorativa. Inizialmente, lavorando dall’Italia con alcuni mercati esteri. Me ne occupo ormai da oltre vent’anni. Sono sempre stato molto attratto dal mondo fuori dall'Italia, con le sue dinamiche differenti dalle nostre e ho sempre pensato che i mercati all’estero fossero una parte del mondo assolutamente da capire e con cui valeva la pena operare. 

In quali Paesi e aziende ha lavorato? Mi considero un manager fedele. Ho lavorato principalmente in due aziende: una è Whirlpool e l'altra, l’attuale, è Electrolux. I paesi in cui sono ho vissuto sono stati gli Stati Uniti, l'Ungheria ed ora, gli Emirati Arabi. Ho lavorato comunque con molti paesi anche senza vivere in loco: tutti i paesi del mercato europeo, compresi quelli dell'Est Europa e attualmente mi occupo dei mercati dell’Africa e del Medio Oriente.

Quali sono state le motivazioni per trasferirsi all’estero? Per fare esperienza in paesi differenti e per comprendere il punto di vista del luogo dove operi. Nel mondo, le regole guida dell’economia sono le stesse , ma il modo in cui fare business è, e deve essere, locale. Ritengo pressoché impossibile poter gestire un'attività eccellente di business all'estero senza vivere le realtà locali. 

Quale ruolo svolge attualmente in Medio Oriente? Sono CEO di Electrolux, Middle East and Africa.

Perché i manager italiani sono apprezzati dalle multinazionali? Soprattutto perché sono flessibili. Capiscono molto rapidamente la realtà in cui devono operare, hanno un livello di cultura adeguato e possiedono una forte capacita' di adattarsi alle tematiche locali. Probabilmente questa caratteristica deriva dal fatto che il manager italiano è abituato ad operare anche quando, in assenza di validi strumenti, è costretto a mettere in campo la propria inventiva, riuscendo abilmente a trovare soluzioni alternative. I manager italiani di fronte ad una problematica non impongono mai la propria cultura economica, ma capiscono e si adeguano alla regole sociali del paese in cui operano. Per questi motivi sono sempre ben accettati e apprezzati nei vari paesi. L'italiano non è mai un conquistatore, è una persona che porta valore aggiunto.

Cosa le piace di più del suo lavoro? Mi piace il fatto che nel mio lavoro bisogna essere manager ma anche un pò imprenditori. Mentre in certi paesi, ormai completamente evoluti, l’esperienza lavorativa e' spesso legata a un sistema preordinato, fatta di vari passaggi, nell'area in cui opero, Middle East & Africa, se hai managerialita' e intraprendenza, si possono creare nuovi modelli di business e I risultati si possono vedere in tempi brevi. Differentemente rispetto l’Italia, grande paese ma con enormi difficoltà a muoversi in maniera veloce, qui tutto succede a mille all'ora . 
Da un punto di vista molto personale, lavorando in questa realtà, ho anche l'opportunità di vedere i più ricchi e i più poveri al mondo ed è per me un grande stimolo: e' necessario guardare entrambi per riflettere sulla nostra condizione e sui benefici che abbiamo avuto nella vita, capire i nostri talenti ricevuti che, come dice la Bibbia, dobbiamo mettere a frutto.

Quali sono le caratteristiche del leader internazionale? In assoluto, dinamicità insieme ad una capacità di comunicazione quasi camaleontica. E’ fondamentale sapersi adeguare e comunicare in modo “locale” nei diversi paesi, secondo le regole del business: significa comprendere la storia delle popolazioni con cui si lavora, il perche' del loro essere presente . In un business internazionale, quando si deve lavorare con piu’ paesi nello stesso momento, non si vive fisicamente a contatto con i propri partner tutti i giorni quindi la capacità di "trust", ovvero di fiducia, è fondamentale. E’ necessario lavorare non tanto sugli obiettivi comuni, ma soprattutto sul processo mentale da utizzare per ottenere i risultati . E' necessario andare più in profondità con i propri collaboratori , comprendere i loro bisogni le loro motivazioni .
Penso che non ci si alza la mattina per raggiungere un budget, ma per diventare il meglio di se stessi, e per far crescere le persone con cui si lavora. Solo quando i valori personali e aziendali sono condivisi e riconosciuti, è possibile ottenere il meglio dalle persone.
Anna Frese - Responsabile Sede Territoriale Federmanager Varese

Anna Frese - Responsabile Sede Territoriale Federmanager Varese

Tornerebbe a lavorare in Italia a parità di posizione e retribuzione lorda? E se le offrissero la stessa retribuzione netta e gli stessi benefits? Adoro l’Italia, è il mio paese e gli devo tanto. Dell'Italia non mi piace l'immobilità . Se tornare in Italia significasse poter applicare le proprie capacità imprenditoriali, sarei onorato di poter contribuire al sistema paese. Se, al contrario, rientrando in Italia significasse doversi reinserire all’interno di uno schema dettato da dinamiche predeterminate, allora no, non lo farei. E non è un fatto retributivo. Semplicemente non sono disponibile ad entrare in un un'azienda in cui io non possa efficacemente contribuire alla sua crescita.
La retribuzione sicuramente è importante, ma ritengo che sia ancora più importante, anzi fondamentale, poter esprimere se stessi nel lavoro, poter seguire il proprio sogno e confrontarsi con molteplici nazionalità.


Quali sono dal suo punto di vista i temi prioritari che l’Italia dovrebbe affrontare? Penso che la mancanza di un approccio strategico sia un tema prioritario per l’Italia.
Che cosa vuole essere l’Italia? Un paese industrializzato? Tecnologico? Un paese di turismo? Di design? Penso che il problema di fondo stia proprio qui, nella mancanza di una scelta strategica su cui puntare, sulla quale concentrare risorse e investimenti. Oggi nel mondo c’è una esasperata specializzazione : non si può essere cento cose insieme, bisogna scegliere cosa si vuole essere secondo le proprie competenze specifiche e, una volta effettuata la scelta, dare il massimo e realizzarla al meglio.
Non e' compito del mondo economico dare l’indirizzo del paese. Le linee giuda devono essere politiche , con un governo stabile e ispirato per il bene dei cittadini. Le scelte economiche dovranno quindi essere coerenti con quell disegno, senza nessun compromesso. 
Il Saudi Arabia ad esempio ha deciso di essere un paese di turismo religioso insieme naturalmente ad essere un produttore di petrolio. Il paese, si è organizzato per ottenere il massimo da questa scelta, , costruendo strade, aereoporti, infrastrutture per favorire l’accesso alla Mecca. 
Vivendo all'estero sono testimone di quanto gli italiani sia bravi in alcuni campi e come questo sia assolutamente riconosciuto, l’Italia è vista molto bene qui a Dubai a partire da marchi di automobili (Ferrari, Lamborghini, Bugatti...), al suo cibo ( i risoranti italiani sono i piu' ambiti), al design nella moda e nella casa e potrei continuare a lungo. Tuttavia ciò avviene più per iniziative legate alle singole aziende piuttosto che da un progetto politico strutturato di promozione del nostro paese e delle nostre eccellenze,
Alcune aziende internazionali hanno infatti acquisito i nostri marchi e non li hanno ristrutturati, anzi gli hanno praticamente rilanciati all'estero, questo ci da una idea delle nostre potenzialità.

Cosa consiglierebbe ad un collega italiano che vuole fare carriera? Come prima cosa, non avere paura di viaggiare e di mettersi in discussione. Poi, guardare sempre alla propria professionalità . La professionalità è l’unica cosa cha ripaga, sempre.
Consiglierei di essere curioso in tutto. Di andare a fondo nelle cose. Di comportarsi secondo una logica di giustizia, seguendo un’etica che permetta di crescere nella carriera senza danneggiare gli altri, cercando di dare sempre valore alle persone con cui si lavora.

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