L’industria della salute nell’era dell’intelligenza artificiale
Resilienza infrastrutturale, gestione del rischio normativo e sostenibilità come catalizzatori di innovazione (e competitività). L’evoluzione delle catene del valore farmaceutiche tra digitalizzazione avanzata e un approccio ESG che deve andare oltre alla mera rendicontazione ma essere integrato nei piani industriali (Report dal 65º Simposio AFI)
Introduzione e scenario: l’ecosistema della salute nel contesto dell’AI Act
Il settore farmaceutico e dell’industria della salute si trova oggi al centro di una doppia transizione, tecnologica e normativa. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) non rappresenta più soltanto una leva di ottimizzazione nei laboratori di Ricerca e Sviluppo (R&S) per l’individuazione di nuove molecole, ma si configura come una vera e propria infrastruttura di processo per l’intero comparto.
I lavori del 65º Simposio AFI (Associazione Farmaceutici Industria), svoltisi a Rimini il 10, 11 e 12 giugno 2026, hanno tracciato il perimetro di questa evoluzione. L’introduzione dell’AI, infatti, deve essere governata in parallelo con l’evoluzione del quadro regolatorio europeo, a partire dall’entrata in vigore dell’AI Act e delle nuove metriche sulla sostenibilità. In questo scenario, l’efficienza computazionale e la sicurezza del dato diventano ancor più pilastri fondamentali per garantire la continuità operativa di un comparto industriale riconosciuto come asset strategico essenziale.
Il programma del 65º Simposio AFI: AI, digitalizzazione della filiera e supply chain
Il programma ha offerto una panoramica multisettoriale delle applicazioni pratiche dell’AI lungo tutta la catena del valore farmaceutica. I principali assi di analisi hanno riguardato:
- Tracciabilità e Good Distribution Practices (GDP): integrazione di algoritmi predittivi nella supply chain per ottimizzare la logistica del farmaco, prevenire i fenomeni di shortage (carenza di medicinali) e minimizzare i colli di bottiglia distributivi.
- Processi produttivi e qualità: adozione dell’AI per il monitoraggio in tempo reale dei parametri di produzione, il mantenimento degli standard GMP (Good Manufacturing Practices) e l’efficientamento dei cicli industriali ad alto consumo energetico.
- La centralità del dato: necessità di costruire architetture dati resilienti e conformi alle normative sulla privacy e sulla cybersecurity, elementi cardine per l’interoperabilità tra industria, strutture sanitarie e paziente.
Investimenti sostenibili e riduzione del rischio economico-ambientale
In ambito ESG, meritano menzione i workshop intitolati “Investimenti sostenibili per la riduzione dei rischi economici ed ambientali in relazione ai nuovi requisiti di rendicontazione” e “Ruolo delle aziende nel processo di valutazione e miglioramento degli indici di prestazione ambientale”. Analisi, queste, condotte dal Gruppo di lavoro AFI “Energia e Sostenibilità” coordinato da Pierfelice Ferrari, presentate da Ettore Piantoni (membro del GdL e chair del JTC 14 del CEN/CENELEC) e da Giorgio Amato (Techniconsaltant Group AFI). Approfondimenti che hanno esplorato il ruolo della sostenibilità applicata ai processi decisionali degli investimenti, alla reportistica e alla rendicontazione societaria.
Interventi, questi ultimi, che si sono articolati partendo dall’evoluzione dei requisiti di rendicontazione societaria alla luce del recepimento della direttiva CSRD e dalle recenti rimodulazioni introdotte dal Pacchetto Omnibus (vedi articolo “Pacchetto Omnibus e semplificazione di rendicontazione ESG”), delineando un quadro tecnico fondato su precisi framework quali:
- Pilastri normativi e strategici: individuati nella matrice di doppia materialità e di governance.
- Bancabilità e accesso al credito: un piano ESG integrato non serve solo per la compliance, ma per migliorare l’attitudine degli istituti di credito a finanziare l’ammodernamento tecnologico dei poli produttivi. Questa dinamica dell’accesso al credito è nei fatti un game changer che condiziona pesantemente il successo di un’azienda.
Il quadro normativo e la roadmap della rendicontazione (CSRD e ESRS)
È stato evidenziato come il contesto normativo europeo continui a fondarsi sulla Corporate Sustainability Reporting Directive e sugli standard ESRS e VSME sviluppati da EFRAG, al fine di rendere la sostenibilità una dimensione strutturale del governo d’impresa.
Tuttavia, le recenti iniziative europee di semplificazione, confluite appunto nel Pacchetto Omnibus, rimodulano tempi, perimetro e intensità degli adempimenti, con l’obiettivo di alleggerire la pressione burocratica soprattutto sulle imprese meno grandi e razionalizzare il quadro applicativo.
Per il management industriale, il punto centrale non cambia in quanto:
- la rendicontazione resta uno strumento di governo del rischio e di accesso al capitale, non un semplice esercizio documentale;
- il principio della doppia materialità continua a rappresentare il criterio guida per leggere insieme impatti ambientali/sociali da un lato, e rischi economico-finanziari dall’altro.
Tassonomia UE e i flussi finanziari (Capex, Opex e Turnover): lo stato dell’arte
Un focus centrale dell’intervento ha toccato il tema della tassonomia, ovvero il grande vocabolario ufficiale con cui l’Unione Europea definisce cosa è davvero sostenibile ed eco-sostenibile.
Alle aziende è stato evidenziato come l’UE richieda di calcolare e dichiarare quanta parte dei loro indicatori finanziari sia allineata a criteri quali:
- Turnover: il fatturato aziendale.
- Capex: gli investimenti in beni e macchinari.
- Opex: le spese di gestione operativa.
Inoltre, è stato evidenziato come i criteri di controllo tecnico si basino sia sul contributo concreto alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, sia sui principi DNSH* (Do No Significant Harm). Secondo questo principio, un’attività – per essere considerata sostenibile – deve integrare e supportare almeno uno dei sei obiettivi ambientali dell’UE, senza arrecare un danno significativo a nessuno degli altri cinque, nel rispetto delle tutele minime per i diritti dei lavoratori.
Ma come si posiziona oggi il comparto farmaceutico in ambito ESG?
I dati del benchmark ESG delle imprese italiane, riferiti al campione CRIF, indicano una forte asimmetria nelle performance settoriali, collocando il settore farmaceutico in una posizione di marcata vulnerabilità sul fronte ambientale e di rischio di transizione. In questo scenario, sebbene il comparto presenti emissioni dirette (Scope 1 e Scope 2**) significativamente inferiori rispetto ad altri macrosettori industriali, la vera sfida climatica risiede nella catena del valore, dove le emissioni Scope 3 (emissioni indirette dell’intera catena del valore, inclusi fornitori e uso dei prodotti) arrivano a rappresentare oltre l’80% dell’impatto emissivo totale delle aziende.
La criticità del pilastro Environmental emerge con chiarezza. Il comparto farmaceutico risulta tra quelli più esposti per:
- intensità di risorse;
- consumo energetico;
- impronta carbonica dei processi di sintesi e condizionamento.
Il posizionamento strategico del settore si sottolinea essere oggi guidato da due fattori speculari:
- Approccio volontario: la spinta interna delle aziende verso l’efficienza.
- Stringenti obblighi normativi: direttive europee (come CSRD, EU Taxonomy e CSDDD) che generano una forte pressione indiretta sull’intera filiera e sui requisiti di accesso a gare, bandi e istituti di credito.
Sul piano complessivo, il quadro generale conferma un livello di attenzione elevato sul tema del Transition Risk, con un posizionamento che rafforza la necessità di investire su efficienza, decarbonizzazione e resilienza infrastrutturale.
Per una reale trasformazione che superi la mera compliance cosmetica, il settore necessita di benchmark e KPI specifici che vadano oltre la neutralità degli standard ESRS generici, integrando metriche verticali imprescindibili come l’accessibilità dei farmaci e la sicurezza del paziente.
La semplificazione e l’AI come acceleratore della competitività (e di conseguenza della sostenibilità)
Le evidenze emerse dal 65º Simposio AFI confermano che la competitività futura dell’industria della salute dipenderà dalla capacità del management di integrare i vettori digitali con i vincoli della sostenibilità.
I recenti interventi di semplificazione normativa, come il già citato Pacchetto Omnibus, offrono al tessuto industriale una rimodulazione dei carichi burocratici.
Questa rimodulazione non deve tradursi in un rallentamento degli investimenti, ma in uno spazio temporale ed economico recuperato per accelerare l’innovazione tecnologica. Solo attraverso una governance lungimirante, capace di utilizzare le tecnologie predittive e i sistemi di gestione standardizzati per anticipare i rischi ambientali e di mercato, la classe dirigente industriale potrà garantire la resilienza e la sovranità produttiva del settore della salute in Italia.
* Per maggiori informazioni Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
**Emissioni Scope 1 - emissioni dirette aziendali da fonti controllate, come caldaie e auto aziendali;
Emissioni Scope 2 - emissioni indirette legate all’energia acquistata, come elettricità e riscaldamento
01 settembre 2026
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