Pacchetto Omnibus e semplificazione di rendicontazione ESG

L’Europa alla ricerca della sua efficienza industriale con vista sulla sostenibilità

Alessio Cinquini 

Socio ALDAI-Federmanager e componente del Gruppo Giovani; ambassador GWPR Italy

Le PMI italiane tirano un sospiro di sollievo: Omnibus riduce drasticamente il perimetro della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) da 250 a 1.000 dipendenti. Questo Pacchetto non è solo semplificazione normativa, ma l’ultima chance per salvare il tessuto industriale italiano prima che i capitali emigrino verso l’Inflation Reduction Act (IRA) americana. Per i dirigenti d’azienda, il messaggio è chiaro: trasformare il taglio burocratico in acceleratore competitivo
Il Pacchetto Omnibus I, presentato ufficialmente dalla Commissione Europea nel febbraio 2025, rappresenta la risposta politica e normativa al grido d’allarme sollevato dal Rapporto Draghi e formalizzato nella Dichiarazione di Budapest sul nuovo European Competitiveness Deal. Nato sotto la pressione di una “semplificazione rivoluzionaria” invocata dai Capi di Stato e di Governo, il Pacchetto affonda le sue radici nella necessità di correggere la rotta dopo un quinquennio, per industriali e policymaker, di iper-regolamentazione climatica e digitale. 

La genesi di questo provvedimento è una Realpolitik industriale: dopo aver eretto complessi castelli normativi (CSRD; CSDDD - Corporate Sustainability Due Diligence Directive, UE 2024/1760; CBAM - Carbon Border Adjustment Mechanism), l’Europa si è trovata a dover gestire un’emorragia di capitali e una paralisi amministrativa che rischiava di soffocare le PMI.  L’impatto atteso è quindi una riduzione degli oneri di reporting del 25%, ottenuta non smantellando i principi della Twin Transition, ma agendo su soglie di proporzionalità, digitalizzazione delle dogane e posticipo degli obblighi per le imprese extra-UE. Più che un semplice taglio burocratico, Omnibus si pone quindi come il primo esperimento di manutenzione sistemica della sovranità europea, dove il successo si misurerà nella capacità di trasformare la conformità da costo paralizzante a leva di agilità operativa.

Il “grande reset” burocratico: sopravvivenza o strategia?

Con l’approvazione del Pacchetto Omnibus il 18 marzo 2026, viene definitivamente archiviato un approccio da tanti definito eccessivamente stringente, tanto da soffocare la capacità di innovazione delle nostre imprese, soprattutto le PMI. Come evidenziato nella proposta di modifica della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e della CSDDD, l’Europa ha esplicitamente ammesso che il carico amministrativo rischiava seriamente di diventare un freno alla competitività. 
Il Pacchetto Omnibus non è solo un atto tecnico, è bensì un tentativo per riallineare la competizione internazionale extra-UE riducendo gli oneri di reporting di moltissime realtà industriali (sotto i 1.000 dipendenti). 

La semplificazione come fattore di sovranità

Per le nostre PMI, la burocrazia non rappresenta molte volte uno scoglio tecnico-legale, è un collo di bottiglia operativo. Il Pacchetto Omnibus introduce nuovi pilastri guida atti a ridurre questo tipo di problematiche:
  1. Digitalizzazione del CBAM – La proposta punta a un registro centralizzato e a soluzioni digitali per facilitare i dichiaranti. 
  2. Soglie di reporting e PMI – Le modifiche alla CSRD mirano a proteggere le piccole realtà, evitando che la catena del valore diventi una trappola di dati difficili da tracciare e troppo onerosi.
  3. Governance e dati – La Commissione promuove il principio del “Once Only”: i dati non devono essere richiesti due volte. È una battaglia di civiltà digitale improntata sull’efficientamento.

Omnibus (EU) vs Inflation Reduction Act (IRA, USA): due filosofie a confronto

Ma come trattano questa disciplina oltreoceano? Mettiamo a specchio le due sponde dell’Atlantico:
  • L’Europa (Omnibus): la nostra risposta è la rimozione degli ostacoli, posticipando le date di applicazione per la Due Diligence in determinati settori e per le imprese extra-UE, cercando di “allentare la morsa”. È una strategia di manutenzione.
  • Gli Stati Uniti (approccio USA): oltreoceano, la logica è l’accelerazione. Mentre noi discutiamo su come semplificare il CBAM (il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere), gli USA attirano capitali con incentivi diretti e una chiarezza disarmante.
Se l’Europa cerca di rendere meno “costosa” la conformità, gli USA rendono “conveniente” l’investimento. Il rischio è che mentre noi semplifichiamo i processi per i nostri atomi (le fabbriche), i capitali abbiano già scelto rotte più veloci.

Oltre la compliance: la leadership dell’efficienza

Come dirigenti, non dobbiamo cadere nel conformismo della “compliance passiva”. Se l’Europa semplifica, noi dobbiamo ottimizzare. Proprio come abbiamo analizzato parlando di Valore Condiviso (CSV) (vedi articolo “Sostenibilità: da costo di compliance (ESG) a strategia di valore condiviso (CSV)” pubblicato su questa rivista), la vera sfida è trasformare l’obbligo in strategia.
La semplificazione normativa deve essere il volano per una gestione predittiva del rischio. Se l’Europa riduce il “rumore” burocratico, è nostra responsabilità alzare il volume dell’eccellenza industriale, usando l’intelligenza (umana e artificiale) per accelerare il business partendo dalla concretezza.

Conclusioni: la sovranità è un gioco di squadra

La sovranità economica passa per una burocrazia che sia un’alleata e non un ostacolo. Il confronto con gli USA ci insegna che la libertà di impresa si misura anche nella velocità di esecuzione.
Non basta un Pacchetto Omnibus per salvare l’industria: serve una classe dirigente capace di sfruttare ogni centimetro di libertà riconquistata per investire in talento e tecnologia. Solo così passeremo dalla difesa all’attacco, rendendo la nostra nazione non solo “semplice”, ma vincente.

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