Industry 4.0: rischi e opportunità

Difficile sintetizzare in poche battute i temi trattati nel convegno-dibattito tenutosi il 4 novembre 2016 presso la sede nazionale Federmanager di Roma sulle misure per “Industry 4.0” previste nella legge di Stabilità 2017, ma ci proveremo comunque.

Luca Luchesini   

Consigliere ALDAI e componente della 
Sotto-commissione Federmanager Industry 4.0

Nella sessione plenaria di apertura, qualificati esponenti della maggioranza e del governo hanno illustrato le principali linee del piano e hanno risposto alle domande della sala. Successivamente, le quattro sottocommissioni (Energia, Infrastrutture e Logistica, Siderurgia e Industry 4.0) si sono riunite in parallelo per approfondire e dibattere l’attuale testo governativo.
Ci concentriamo sulla plenaria, data la generalità dei temi trattati. Nel saluto di apertura il Presidente Federmanager Stefano Cuzzilla ha sottolineato il doppio ruolo della Federazione: da un lato, portatrice delle istanze e delle competenze della categoria, dall’altro, vettore di comunicazione nel mondo dell’impresa e tra gli associati delle iniziative istituzionali in tema di politica industriale, laddove queste accolgano il nostro contributo.
Il DG Mario Cardoni ha poi sottolineato la peculiarità del tessuto industriale italiano, in cui il 95% delle imprese ha meno di dieci dipendenti e ha reiterato la piena disponibilità di Federmanager ad agire come “portatore di cultura digitale” nel sistema.
Lorenzo Basso (deputato PD) ha quindi presentato l’indagine conoscitiva sui temi Industry 4.0 della X Commissione Attività Produttive della Camera, le cui conclusioni hanno ispirato il programma di governo. Caso rarissimo nella legislatura Renzi, la relazione finale è stata approvata all’unanimità, segno che esiste una consapevolezza “tripartisan” sulle sfide cui va incontro il sistema produttivo italiano. In estrema sintesi: la Germania è partita nel 2011 a definire politiche e strumenti, in largo anticipo sui partner europei. La Francia sta seguendo con un programma di forti incentivi fiscali, e l’Italia punta a velocizzare il processo di adozione delle nuove tecnologie e dei nuovi modelli di business nel tessuto produttivo italiano, conscia che molte aziende non ce la faranno a gestire la transizione e sperando che quelle che invece sapranno adattarsi potranno prosperare e salvaguardare l’occupazione e il benessere generale del Paese. Caratteristico della trasformazione digitale è infatti il materializzarsi dei cambiamenti con una scala temporale non lineare, fatale per chi si limita a stare a vedere. Si pensi a quanto successo all’industria dei telefoni cellulari o della fotografia, in cui i vecchi attori dominanti hanno avuto qualche anno di tempo prima che smartphone e foto digitali prendessero piede, dando la falsa impressione che non fossero poi una minaccia così grave, ma quando sono decollati il margine di reazione era ormai nullo. 
Antonio Calabrò (Direttore Generale del MiSE) è poi entrato nel merito delle singole misure: a fianco dei precedenti superammortamenti, si introduce ora un iperammortamento orizzontale mirato a tutte le tecnologie “Industry 4.0”. Non si sono scelti specifici settori o filiere, sia per motivazioni giuridiche attinenti alla legislazione UE, sia perché il precedente approccio “semiverticale” di Industria 2015 non ha funzionato bene. Sono inoltre previsti fondi per creare i cosiddetti “digital hub” e “competence center” digitali, contenitori territoriali in cui dovrebbero incontrarsi competenze e risorse di università, imprese e, perché no, competenze manageriali cui Federmanager si candida a contribuire. Non è quindi un piano per tutti, ma mirato a imprese che hanno idee precise su sfide e opportunità del digitale e almeno parte dei mezzi con cui farvi fronte. Il valore complessivo di “Industry 4.0” è stimato in circa 14 miliardi di euro nel periodo 2017-2024, cui il governo spera si aggiunga una massa di investimento privato intorno ai 20 miliardi di euro.
Domenico Siclari (Professore e Responsabile affari legislativi e parlamentari, Ministero dell'Economia e delle Finanze) ha infine illustrato le misure fiscali a sostegno della reindustrializzazione digitale. Ci sono detrazioni fiscali potenziate per investimenti fino a un milione di euro in PMI innovative da parte di investitori individuali, imprese e fondi, l’assorbimento delle perdite delle start-up da parte di società sponsor, e infine l’eliminazione della tassazione sui capital gain su investimenti a medio lungo termine, misura questa volta ad incrementare l’afflusso del risparmio privato per il finanziamento delle nuove imprese. 

Insomma, un piano tutto sommato credibile, al quale Federmanager si appresta a dare il suo contributo di competenza e conoscenza. 
Rimane ancora molto da capire su che tipo di Lavoro 4.0 (e quindi dirigenza 4.0) sarà necessario in questa nuova realtà, come in tutte le fasi di rapida trasformazione si sommano segnali positivi e aspetti più inquietanti. Se guardiamo alla trattativa recentemente conclusa con i metalmeccanici, è certo che welfare, remunerazione e formazione continuano ad essere i temi su cui ogni sindacato che si rispetti deve focalizzare la sua attenzione, pena l’irrilevanza.

Alcuni momenti del convegno-dibattito tenutosi presso la sede nazionale di Federmanager.

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