Boccia: non cavalchiamo ansie ma sogni e speranze

Intervento del Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia all’Assemblea Federmanager. Un appello da statista lungimirante oltre che da rappresentante della più grande associazione di imprese italiane.

A cura della redazione
È iniziato con la frase di Anatole France, adattata al contesto: “Se vuoi compiere grandi passi nella vita devi sognare, ma anche pianificare, non solo agire, ma innanzitutto credere, l'intervento del Presidente Confindustria caratterizzato da passione e volontà di contribuire allo sviluppo economico e valoriale del Paese. 
Di seguito l’ampia sintesi del suo discorso.

“In questa stagione in cui dobbiamo recuperare l’ottimismo della volontà, nel messaggio di Stefano Cuzzilla ci sono valori convergenti tra Confindustria, Confapi, Federmanager. C’è una necessità, una volontà, una sfida che lanciamo al Paese, a partire da noi stessi; che nasce da valori comuni, ma nella necessità di una visione: valori comuni che sono quelli del mondo del lavoro, i fondamentali del Paese, non a caso la nostra Costituzione cita che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. C’è un’idea condivisa di società aperta e inclusiva che comporta chiarezza, consapevolezza delle sfide che abbiamo davanti a noi e che condividiamo con Federmanager.
 
Una prima sfida è l’Europa, da riformare ma determinante, perché se vogliamo “giocare” alla pari con Stati Uniti e Cina abbiamo bisogno di più Europa. Questo significa chiedersi cosa vogliamo essere, cosa dobbiamo fare, quello che fa di noi cittadini europei di nazionalità italiana. Questa sfida è tra Europa e mondo e non tra paesi d’Europa. L’Europa è il primo mercato al mondo, il primo importatore e il primo esportatore al mondo.
Da una parte la Cina investe nell’industria al pari del mondo occidentale e attraverso “la via della seta” vuole arrivare in Europa, il mercato più ricco del mondo. Un fine molto chiaro: utilizzare infrastrutture e potenza industriale per diventare il più grande paese esportatore al mondo.
Dall’altra parte gli Stati Uniti d’America, che attraverso i dazi vorrebbero difendere la propria industria e riattrarre le produzioni con il programma “Reshoring USA”.
Questo concetto semplice e sostanziale ci fa capire qual è il paradigma di pensiero che dovremmo cambiare nell’Europa del futuro, che dovrebbe partire da quelle che abbiamo definito le politiche di fini, stabilendo dei grandi obiettivi. Passare dalle tattiche delle alleanze alle politiche dei fini, stabilendo gli effetti sull’economia reale che si vogliono realizzare, individuare strumenti e quindi risorse per poi intervenire sui saldi di bilancio. In poche parole trasformare il patto di stabilità e crescita in patto di crescita e stabilità, perché è la crescita che determina la stabilità e non l’inverso.

Questo significa avere una visione del futuro e costruire un ruolo dell’Italia protagonista della stagione riformista d’Europa; luogo ideale per i giovani, per il lavoro, per la competitività delle imprese, per le infrastrutture. Un grade piano infrastrutturale transnazionale per ridurre i divari, collegare i territori, collegare periferie a centri, per interpretare quell’idea di società europea inclusiva ed aperta. Un’Europa che ritorni ai sui fondamentali economici, nella logica che diceva Jean Monnet “I miei obiettivi sono politici, le mie spiegazioni sono economiche”.
Le infrastrutture europee ci permetterebbero di superare quell’idea di un’Italia periferia d’Europa, per guardare al nostro paese con una visione più ampia e un ruolo centrale tra Europa e Mediterraneo".

Corpi intermedi: intelligenza collettiva per il Paese

Nell’autonomia del ruolo dei corpi intermedi, equidistanti dai partiti, ma partecipi della politica, dobbiamo riconoscere i piccoli passi realizzati con il decreto “crescita”, super-ammortamento, fondo di garanzia, agevolazioni IMU e sblocco cantieri, per superare questo 0,1% di crescita con un concreto impegno per la politica di sviluppo economico e industriale del Paese; per non arrivare ad una manovra d’autunno che faccia ancora ricorso allo sforamento deficit/Pil che non aiuterebbe nessuno e aumenterebbe solo il debito pubblico.  

Crescere quindi come paese e anche come imprese da un punto di vista dimensionale e culturale, e questo costituisce il punto di convergenza di Confindustria e Federmanager, perché se vogliamo crescere come sistema di imprese dobbiamo aprire non solo in termini di capitale finanziario, ma anche in termini di capitale umano ad un management competente. Questo significa convergenza, contaminazione, collaborazione per la competitività, per costruire un’industria ad alto valore aggiunto ad alta intensità di produttività; di investimenti in un mondo in cui i fattori di produzione sono quattro e non più due: capitale, lavoro, conoscenza, informazione, e tre di questi riguardano le competenze delle persone. In poche parole fare i conti con le nostre potenzialità e non appiattirsi sul presente, non subire, ma reagire.

Cogliamo l’occasione della manovra d’autunno per una riforma fiscale che agevoli i fattori di produzione, del lavoro, delle imprese e apriamo un grade piano di inclusione dei giovani nel mondo del lavoro. Non cavalchiamo ansie ma sogni e speranze. Recuperiamo certezza del futuro, rispetto fra le parti, linguaggio costruttivo, cultura, visione condivisa delle prospettive del Paese. L’importante non è andare (necessariamente) d’accordo, ma andare nella stessa direzione.

Il nuovo ruolo dei corpi intermedi: Confindustria, Confapi, Federmanager e degli altri organi di rappresentanza è passare dalla rappresentanza sindacale, di imprese e lavoratori, ad attore sociale, per essere ponte tra gli interessi di categoria e gli interessi del paese. Un ruolo responsabile per quel futuro che è dentro di noi e che vedremo solo domani.

Viva Federmanager e viva l’Italia”.
Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013.

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