Oltre la tecnologia
L’IA può essere concepita come un “agente contaminante” per le organizzazioni: non solo un semplice strumento di efficientamento, ma una leva per ripensare processi, ruoli e catene del valore
Image by Gerd Altmann from Pixabay
Mario Cardoni
Direttore Generale Federmanager
Il dibattito sulle potenzialità dell’IA si alimenta di giorno in giorno, tra profezie avveniristiche ed esigenze di adozione concreta all’interno dei contesti aziendali. E non solo per esplorare le nuove frontiere dell’innovazione, ma soprattutto per rimanere al passo di una frenetica competizione internazionale.
Tuttavia, sarebbe ingenuo pensare che la partita dell’IA si giochi su un piano squisitamente tecnologico. Si tratta di una sfida più ampia, che a livello macro impatta sul nostro modello di sviluppo e di crescita, sul lavoro e sulla sostenibilità del welfare, mentre a livello micro va affrontata guardando prioritariamente alla produttività che vuol dire efficienza organizzativa, qualità delle competenze, leadership orientata su nuovi modelli di business e sostenuta da una nuova cultura d’impresa.
Oggi, il gap che separa il nostro scenario industriale dai competitor internazionali non è solo tecnologico. È anche manageriale e dimensionale. La frammentazione del tessuto produttivo, unita a una carenza di competenze manageriali, limita la capacità di innovare. Da qui l’urgenza di promuovere una cultura dello sviluppo che rimetta l’industria al centro delle politiche economiche, sostenendo la diffusione della managerialità.
Mario Cardoni Direttore Generale Federmanager
In questo scenario, l’IA può essere concepita come un “agente contaminante”: non solo un semplice strumento di efficientamento, ma una leva per ripensare processi, ruoli e catene del valore. Saper cogliere le opportunità dell’IA significa intervenire sul modo in cui si decide e si produce. Passando dalle enunciazioni di principio ai fatti. Ormai non è più procrastinabile la definizione di modelli e soluzioni che rendano applicabile l’IA, guardando in particolare al mondo delle PMI che rischiano di rimanere emarginate.
E per beneficiare di questo driver di sviluppo, le imprese devono dotarsi di manager capaci di individuare soluzioni che non penalizzino il capitale umano ma, anzi, puntino alla sua valorizzazione.
Da qui la necessità di far maturare una consapevolezza condivisa su questi temi. I corpi intermedi, come siamo noi, unitamente e attraverso una solida bilateralità, svolgono in tal senso un ruolo fondamentale che deve crescere nel tempo; la nostra organizzazione, in più, è impegnata direttamente nella promozione di percorsi formativi di profili manageriali innovativi. Penso al nostro percorso di certificazione delle competenze, “BeManager”, e alle attività di Federmanager Academy.
Ma anche le istituzioni sono chiamate e fare la loro parte.
Per rendere infatti davvero possibili gli impatti positivi del management sul sistema delle imprese servono incentivi e strumenti pubblici di supporto: misure che favoriscano l’accesso alle competenze e l’incontro tra managerialità e impresa. È questa la strada da percorrere per sostenere l’innovazione con responsabilità e scelte che guardino al futuro.
Tratto da Progetto Manager
01 gennaio 2026
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