Salvaguardare la sicurezza: un tabù?
Il ruolo decisivo dei managers
Federico Celoria
Presidente Federmanager Vicenza
Preliminarmente un sincero augurio a Tutti di Buon Anno 2026 esteso a tutti gli Associati della nostra Federazione Triveneto.
Purtroppo mi duole iniziare questo nuovo Anno ricordando una terribile notizia che ha coinvolto l’opinione pubblica ed anche le nostre famiglie emotivamente colpite dalla tragedia che ha visto la morte di 40 giovani in un locale della nota località sciistica alla moda di Crans Montana (Svizzera).
Questa immane tragedia purtroppo fornisce lo spunto per introdurre una tematica di grande rilievo e preoccupazione che troppo spesso non viene adeguatamente commentata nei nostri media, sulla carta stampata e dagli altri mezzi di comunicazione digitale: gli infortuni e soprattutto i morti sul lavoro.
I primi dati dell’Osservatorio VEGA sulla Sicurezza del lavoro ed Ambiente registrano per i primi 11 mesi dell’anno 2025 1.010 infortuni mortali rispetto a 1.000 del 2024 con un aumento in valore assoluto dell’1%, di cui 735 in occasioni di lavoro e la restante parte in itinere. In questa triste graduatoria il Veneto si colloca al 10° posto con un’incidenza del 32,3 sul totale degli occupati, superiore di 1,6 punti % rispetto alla media nazionale ed un numero di N.72 eventi pari al 9,8% sul totale di N.735.
A margine di questa statistica ricordo che il Governo ha introdotto modifiche alla normativa introducendo sanzioni ancora più rigide nei confronti delle aziende coinvolte con alcune misure innovative, tipo “la patente a punti” per colpire le aziende inadempienti e viceversa con l’intento di incentivare con misure premiali quelle più virtuose. Il dibattito politico si infiamma ripetutamente scontrandosi sulla legittimità o meno di queste misure e sulla efficacia delle stesse.
A ciò si aggiunga che una parte consistente delle vittime non rientra nelle statistiche ufficiali perchè non fa parte delle competenze INAIL: lavoratori in nero, pensionati costretti a lavorare, agricoltori, autotrasportatori, morti per stress e superlavoro, di cui la maggior parte sono stranieri spesso non in regola.
Questo dato non è accettabile per un paese civile come il nostro dove il lavoro è un diritto sancito in maniera indelebile dalla nostra Costituzione e governato da un corpus di leggi anche troppo frammentate.
Federico Celoria Presidente Federmanager Vicenza
Non voglio entrare in questioni di natura politica anche se non ritengo che gli scioperi siano la forma di tutela più idonea per riparare a queste gravi distorsioni. Ritengo che sia più importante contribuire a rafforzare la “cultura del lavoro” ed i pilastri della sicurezza con una attività di formazione continua e di prevenzione cui devono compartecipare in egual misure datori di lavoro e dipendenti supportati dalle organizzazioni sindacali. Più che le sanzioni e misure interdittive occorre una moral suasion di sistema che accompagni questo processo di alfabetizzazione del lavoro e delle norme che lo sorreggono a livello nazionale, regionale e più analiticamente nelle singole aziende del settore manifatturiero e non, con il contributo di tutti. A questo riguardo un ruolo importante è rappresentato dalla nostra categoria di dirigenti e quadri che possono essere un presidio di questa cultura e possono intervenire anche presso i datori di lavoro per sensibilizzare questa vision di rispetto e civiltà. Naturalmente il contributo dell’apporto formativo non è sufficiente, devono essere pianificati idonei investimenti dalle aziende con il supporto e gli incentivi governativi atti a trasformare le buone intenzioni in idee e manovre concrete a beneficio dei lavoratori.
Anche la governance nazionale di Federmanager ha come focus questo tema primario della salvaguardia della sicurezza nei posti di lavoro per il corrente anno ed ha invitato tutte le Territoriali a perseguire questo obiettivo. Questo mio intervento si inserisce nel solco di questo pensiero e senza voler realizzare obiettivi troppo ambiziosi cerca di sensibilizzare le coscienze di noi tutti che questa grave situazione, che mette in pericolo l’impianto del diritto al lavoro del nostro Paese, non può più continuare e ci impone l’obbligo a fare di più mettendo tutte le forze ed energie al servizio di questo obiettivo primario di civiltà.
24 febbraio 2026
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