Mi metto in proprio Come faccio…? E per la pensione...?

Il perdurare dell’instabilità economica del nostro Paese e gli onerosi costi del personale hanno prodotto non solo uno scarso incremento dell’occupazione, ma – in diversi casi – una riduzione della forza lavorativa nelle imprese.

Pierluigi Brigante   

Studio Brigante

A subirne i danni sono stati molti giovani, che faticano a trovare occupazioni stabili e, non di meno, il personale dirigente che, attraverso ristrutturazioni aziendali, è stato privato di garanzie future o, addirittura, estromesso dal mondo del lavoro.
Una simile situazione, magari a pochi anni dal possibile pensionamento, genera sconforto e disillusione (oltre che problemi economici), ma qualcosa bisogna fare per raggiungere la meta.
“Mi metto in proprio”: questo proponimento appare sempre più ricorrente, sia nei giovani, sia nei manager ad un passo dal pensionamento, considerato che le prospettive di garanzia nel lavoro subordinato non sono sinonimo di continuità.
Già agli inizi del duemila ricorreva frequente una tesi per cui il lavoro sarebbe stato nel futuro un’opportunità, da cogliere secondo occasioni individuali, ma che non si sarebbe tradotto più in garanzia per il futuro!
In effetti, usufruendo delle normative attuali, è possibile affrontare in autonomia un progetto per il futuro, finalizzato a traghettarci fino al pensionamento.
Prima di avventurarsi in progetti che porterebbero a forti delusioni, sarà importante fare un’analisi delle proprie competenze acquisite nelle precedenti esperienze lavorative, contemperata con le nostre aspirazioni e obiettivi da raggiungere; nondimeno, dovremo essere consapevoli del nostro livello di flessibilità a condizioni di criticità proprie o del mercato, ma, soprattutto, dovremo essere portatori di idee: in un mercato che si evolve freneticamente, il risultato sarà obbligatoriamente subordinato alla qualità delle idee che metteremo in gioco! 
Le scelte di autoimprenditorialità sono di diversa natura, compatibili con le nostre esperienze trascorse e con le nostre aspirazioni e obiettivi da raggiungere.
Un primo passo sarà proporsi attraverso una collaborazione coordinata e continuativa verso imprese che richiedono specifiche competenze amministrative, commerciali o tecniche al di fuori dell’organizzazione interna. Il contratto, in forma scritta, ne disporrà termini e condizioni.
In alternativa ad un rapporto cosiddetto “parasubordinato”, la scelta potrà essere indirizzata ad una vera e propria attività in proprio, attraverso l’apertura di una posizione Iva, in qualità di lavoratore autonomo, anche iscritto in albi professionali, o quale prestatore di servizi o commerciante di beni o prodotti.
Questo percorso, propriamente imprenditoriale, potrà essere definito, fiscalmente, secondo la tipologia di contribuente appartenente al regime cosiddetto “forfetario” o al regime “semplificato/ordinario”.
Il regime forfetario, modificato nell’anno 2006, pone dei limiti di ricavo secondo la tipologia merceologica e, automaticamente, una percentuale forfetaria di redditività da calcolarsi sui ricavi.
La scelta del regime forfetario esclude l’obbligo di una gestione contabile/amministrativa e una tassazione forfetaria particolarmente ridotta, sostitutiva di Irpef, addizionali e Irap.
Laddove l’attività generi un fatturato oltre i limiti del regime forfetario, sarà applicabile il regime semplificato o ordinario, con obbligo della gestione amministrativa e contabile e imposte determinate secondo schemi fiscali in vigore.

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