La sicurezza come cultura, la managerialità come motore del cambiamento

La salute e la sicurezza rappresentano oggi una priorità strategica nella definizione di cultura d’impresa e i manager oggi sono chiamati a nuove responsabilità

Giovanni Pagnacco

Presidente ALDAI-Federmanager
Negli ultimi mesi ho avuto occasione di confrontarmi con molte realtà industriali, grandi gruppi e PMI, associazioni, manager e professionisti della sicurezza. Da tutti questi incontri emerge una convinzione sempre più chiara: la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro non sono una moda passeggera o un adempimento fine a sé stesso, ma un elemento costitutivo della cultura d’impresa e della qualità della leadership manageriale.

Managerialità e sicurezza sono oggi strettamente collegate. La capacità di raggiungere risultati sostenibili dipende dalla qualità delle persone, dai processi decisionali e della governance. In un sistema industriale sempre più complesso, una cultura della prevenzione matura rende le organizzazioni più affidabili, resilienti e capaci di affrontare il cambiamento. 

Per questo, insieme a Federmanager e alla Commissione Federale Salute e Sicurezza, stiamo lavorando a un progetto che vedrà coinvolti i territori attraverso una serie di eventi aperti alle aziende, con l’obiettivo di creare occasioni di confronto, condivisione e diffusione delle migliori pratiche affinché la cultura della sicurezza possa contaminare positivamente tutto il tessuto produttivo. In quest’ottica stiamo lavorando all’evento che si terrà il 29 ottobre 2026 in MAIRE per contribuirne insieme alla crescita.

Credo fortemente che la sicurezza si diffonda soprattutto attraverso l’esempio. Ed è per questo che abbiamo scelto una formula aperta e partecipativa, nella convinzione che una vera cultura cresca quando le esperienze vengono condivise e messe a disposizione della comunità industriale.

La collaborazione avviata con ANIMP ha contribuito a rafforzare una visione comune sulla centralità del tema, della managerialità e delle competenze come fattori essenziali di competitività. Una visione che considera la sicurezza come il risultato di scelte progettuali, organizzative e gestionali condivise, nelle quali il management svolge un ruolo determinante. 

Se la salute e la sicurezza rappresentano oggi una priorità strategica, insieme ai temi ESG nella definizione di cultura d’impresa, anche altre sfide chiamano i manager ad assumersi nuove responsabilità, come confermato dal recente confronto europeo svoltosi a Copenaghen dove è emerso che la domanda non sia più se adottare l’intelligenza artificiale, ma come governarla. Come manager saremo chiamati a utilizzare il potenziale delle nuove tecnologie per accrescere competitività, innovazione, produttività ed efficienza, senza mai perdere di vista ciò che rappresenta il vero patrimonio delle organizzazioni: le persone.

La sicurezza, in fondo, nasce esattamente da questo principio. Mettere la persona al centro significa costruire organizzazioni nelle quali la tecnologia supporta l’uomo senza sostituirne il giudizio, l’efficienza procede insieme all’etica e la competitività si misura anche attraverso la qualità delle relazioni e della leadership.

Ed è qui che vedo uno dei compiti più importanti che ci attende nei prossimi anni: accompagnare le piccole e medie imprese in percorsi di crescita manageriale “consortili” in grado di rafforzarne la struttura organizzativa, la capacità di affrontare i rischi e la competitività sui mercati. Managerializzare le PMI significa infatti rendere più forte l’industria del Paese, generare occupazione di qualità, favorire l’innovazione e contribuire alla coesione sociale dei territori.
Come manager abbiamo il privilegio e la responsabilità di guidare questo cambiamento. Facciamolo con competenza, passione, partecipazione attiva e responsabile e soprattutto con la consapevolezza che dietro ogni decisione organizzativa ci sono sempre persone, famiglie e comunità. 

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