Legge di bilancio 2024

Penalizzazioni alle pensioni del ceto medio

Con la finanziaria del 2023 dello scorso anno credevamo che il governo avesse raggiunto il massimo delle penalizzazioni posti a carico dei pensionati del ceto medio, anche perché, nel decreto approvato, aveva già previsto un taglio della perequazione della stessa misura anche per il 2024. 

Nel decreto di legge di bilancio 2024, inviato alle camere per l’approvazione entro il 31 dicembre, si è arrivati addirittura ad un aggravio sulla percentuale di adeguamento della perequazione, riguardante le pensioni oltre 10 volte il minimo, che sarà al 22% del valore dell’inflazione del 2023. 

La manovra ha avuto un impatto di circa 30 miliardi per il taglio del cuneo contributivo dei lavoratori dipendenti, la riduzione aliquote Irpef, il taglio alla tassazione di tredicesime e premi di produttività, il pacchetto welfare alle famiglie, la riforma pensioni, l’aumento dei minimi pensionistici, la rivalutazione delle pensioni 2024 (fino a 4 volte il minimo), ecc.
Antonio Pesante
Federmanager FVG
e componente del
Comitato Nazionale
Pensionati

Antonio Pesante Federmanager FVG e componente del Comitato Nazionale Pensionati

Non si sono ascoltati le contestazioni che CIDA ha presentato, durante gli incontri avuti con vari esponenti governativi, ma neppure le nostre proposte, che tendevano a migliorare la situazione debitoria, per un serio impegno a combattere l’evasione e l’elusione che ultimamente ha assunto livelli da 100 miliardi. 

Il governo ha fatto “cassa” sulle pensioni del ceto medio considerandole un semplice “bancomat”. 

Il 10 novembre CIDA, in audizione presso le Commissioni congiunte del bilancio del Senato e della Camera, ha rappresentato ufficialmente le nostre osservazioni, contestazioni e proposte sul decreto bilancio 2024 e ha annunciato la presentazione in parlamento di emendamenti in merito. 

Come ricorderete per i provvedimenti relativi al 2023 sono stati presentati 7 ricorsi giudiziari (vedi tabella aggiornata al 7/11/2023) con i quali ci auguriamo di un esito da parte dei giudici di incostituzionalità con conseguente invio alla Corte Costituzionale.
Lo studio Bonelli erede, che ci affianca in queste cause, ha evidenziato vari profili di illegittimità costituzionale, quali: 
  • la pensione è una retribuzione differita, 
  • paletti non rispettati rispetto a indicazione della Corte in precedenti sentenze, 
  • non temporaneità limitata dei provvedimenti, 
  • motivazione di esigenza di bilancio non in ambito previdenziale, 
  • effetti negativi di trascinamento della penalizzazione, 
  • disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti e pensionati, 
  • violazione del principio di universalità dell’imposizione tributaria.
Continua è la pubblicazione di articoli, incontri e interventi in occasioni politiche e governative atte a tenere vivo il problema ma soprattutto a informare la pubblica opinione della situazione. 

Di grande importanza la manifestazione a Roma ove far partecipare la dirigenza tutta, ma anche altre categorie colpite da questi provvedimenti (chi ha pensioni oltre il 4 volte il minimo INPS). 

Sarà importante avere la condivisione della categoria in servizio. Presentazione della petizione, con raccolta di almeno 50.000 firme, con lo scopo di cancellare tagli futuri della perequazione e di far approvare la divisione delle spese dell’INPS tra Assistenza e Previdenza
Chiaramente nei mesi prossimi del 2024 dovremo ripartire con i ricorsi relativi al provvedimento di penalizzazione riguardante i tagli perequativi per il 2024.

 Vi terrò aggiornati sul proseguo.