Qual è stata la risposta della sanità integrativa all’emergenza COVID-19?

Intervento del Presidente Fasi al convegno “Itinerari Previdenziali – Sanità integrativa, è tempo di una nuova prospettiva? “ del 2 luglio 2020.

Marcello Garzia

Presidente Fasi
La nostra prima preoccupazione è stata quella di fornire, anche attraverso il nostro sito web, un’informazione chiara e precisa seguendo le indicazioni via via aggiornate del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e degli altri organi competenti. Siamo anche stati molto attenti ad adoperare un linguaggio coerente con le informazioni in nostro possesso al fine di evitare confusione e non offrire occasioni per eventuali fake news.

Abbiamo immediatamente deliberato la sospensione dei contributi dalle aziende costrette al fermo dell’attività produttiva, in conseguenza dell’accelerazione dell’epidemia da coronavirus. Nello stesso tempo abbiamo provveduto ad informare tutti i nostri iscritti della proroga dei termini di presentazione della documentazione per richiedere il rimborso delle prestazioni medico-sanitarie già effettuate. Infine abbiamo deciso di non cedere alle lusinghe dei test sierologici sui quali ancora adesso dibattono esperti e scienziati, in attesa di indicazioni certe da parte degli organismi sanitari competenti.

Per quanto riguarda la struttura del Fasi, in accordo con i nostri soci fondatori, Confindustria e Federmanager, abbiamo adottato fin dall’inizio della crisi la modalità di lavoro in smartworking. In questo modo e grazie anche all’impegno di quanti vi lavorano, siamo riusciti ad assicurare il funzionamento di tutte le attività amministrative: intensificando, in primis, il controllo e le liquidazioni delle prestazioni ai singoli dirigenti e familiari e, contemporaneamente, alle strutture sanitarie convenzionate anche per consentire il mantenimento e il flusso di “liquidità”, per quanto di nostra competenza.

La gestione della crisi pandemica ha evidenziato la necessità di un ripensamento dell’intero sistema sanitario nazionale che resta fondamentale per la salute e la cura degli italiani ma, come abbiamo visto, da solo non può reggere l’urto di crisi sanitarie di livello planetario. La sanità integrativa, a mio giudizio, può svolgere a maggior ragione un ruolo insostituibile di affiancamento e supporto al Servizio Sanitario Nazionale che deve restare solidaristico e universalistico, tale da consentire a tutti i cittadini italiani di ricevere le cure necessarie senza distinzioni di censo e reddito. 

Lo stesso principio che caratterizza il Fasi dalla sua fondazione, avvenuta oltre 40 anni fa, basato sulla “solidarietà intergenerazionale” e la “non selezione del rischio” tipico, invece, del settore assicurativo. 

Ciò non toglie che, pur rimanendo nell’ambito dei principi enunciati, sia indifferibile la necessità di offrire sul mercato della sanità integrativa “prodotti di copertura sanitaria” con maggiore modularità e compatibilità economica rispetto all’offerta tradizionale.

Nei prossimi mesi sarà inevitabile, dunque, rimodulare l’offerta della sanità integrativa proponendo una pluralità di pacchetti di servizi, all’interno dei quali gli acquirenti (lavoratori, aziende, ma anche altri Fondi e Mutue) possano scegliere, in base alle proprie disponibilità di spesa e alle proprie preferenze di consumo sanitario

Occorrerà estendere la platea degli interlocutori in varie direzioni: sul piano del mercato del lavoro (lavoratori dipendenti, partite iva, piccoli imprenditori, ma anche pensionati e disoccupati) e delle categorie sociali (boomers, generazione X, millennials). La sfida che ci aspetta, se vogliamo veramente una sanità integrativa “universalistica”, è quella di ampliare la copertura sanitaria ad altre categorie più fragili dal punto di vista economico e sociale con i relativi benefici fiscali.

Dobbiamo intensificare gli sforzi di comunicazione e interazione con le Aziende rimuovendo alcuni atteggiamenti “culturali” ancora presenti che vedono il Welfare sanitario solo come un costo aggiuntivo per le imprese e non come possibilità di sviluppo. 

Nei prossimi mesi il Fasi sarà impegnato nello sviluppo di sinergie con il settore sanitario pubblico, al fine di favorire il più possibile una visione di mutuo completamento evitando le eventuali contrapposizioni che ancora persistono. Per raggiungere tale obiettivo è necessario superare gli storici attriti funzionali tra SSN e sanità integrativa, quali il disallineamento dei nomenclatori, l’assenza di linguaggi comuni, problemi autorizzativi, costi maggiorati rispetto agli erogatori privati, per giungere ad un lessico comune e condiviso.

Infine credo che sia un bene per tutti impegnarci per superare l’idea di consumismo sanitario che prevede prestazioni sanitarie estemporanee e non coordinate fra loro.

C’è l’opportunità per il Fasi e per tutti gli altri Fondi di sanità integrativa di assumere il ruolo di coordinatori logistici del processo di presa in carico, la cosiddetta “stewardship”. In particolare nella modifica di alcuni aspetti salienti della presa in carico di pazienti che presentano bisogni assistenziali complessi quali ad esempio la comorbilità e la cronicità. In questo senso possono aiutare le moderne tecnologie digitali per sviluppare percorsi personalizzati in base alle esigenze espresse dai cittadini e non gestite dal Servizio Sanitario Nazionale. 

Affiancare e supportare medici e specialisti nel loro lavoro, coordinare le pluralità di professionisti nei processi sanitari e sociali erogati, attività oggi demandata ai cosiddetti “caregiver” che spesso non hanno le competenze necessarie. Ultimo ma non meno importante è l’obiettivo a cui dovremmo mirare tutti, e cioè portare le cure e le terapie a casa dei pazienti.
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