Sanità 2.0

La pandemia, con tutti i suoi annessi e connessi riguardo necessarie restrizioni al movimento, difficoltà di accesso alle strutture sanitarie saturate di malati di Covid-19 e aumentata necessità di assistenza domiciliare da parte dei medici di base, ha evidenziato carenze del sistema sanitario in parte già note, ma ha anche stimolato una riflessione sulle possibilità offerte dalla tecnologia che sinora non erano state sufficientemente esplorate

Michele Carugi

Componente del Comitato di redazione Dirigenti Industria, socio ALDAI-Federmanager e membro della Commissione Previdenza e Assitenza sanitaria
La presa d’atto in maniera pressante dei limiti del sistema sanitario ha indotto il Governo a pianificare interventi straordinari: infatti il PNRR prevede un investimento di 7 miliardi di euro per il potenziamento della medicina territoriale, dotandola tra l’altro di strumenti di telemedicina a supporto dell’assistenza di base, e un investimento di 8,6 miliardi di euro per la medicina ospedaliera che prevede, oltre al rinnovamento del parco apparecchiature e all’incremento significativo dei posti letto in terapia intensiva e subintensiva, anche lo sviluppo digitale.
La sanità pubblica si muoverà, auspicabilmente, in tempi non troppo burocratici, ma, come quasi sempre accade, l’impresa privata precorre l’apparato pubblico e sta iniziando a offrire quei servizi che la digitalizzazione e la comunicazione hanno reso possibili e che il “mercato” (gli utenti della sanità in questo caso) inizia a domandare con sempre maggiore insistenza a valle delle difficoltà causate dalla pandemia e a fronte dell’invecchiamento della popolazione.
La richiesta di diagnosi da remoto, teleconsulti, consegna a domicilio delle medicine, disponibilità h24 di medici, assistenza domiciliare di primo intervento, tutoring, è cresciuta con le limitazioni imposte agli spostamenti e con le difficoltà di accesso alle strutture ospedaliere; alcuni operatori della sanità privata si sono perciò mossi tempestivamente per fornire risposta alle nuove esigenze.
Della “Sanità digitale nell’epoca post Covid” si è discusso nel convegno organizzato il 5 ottobre scorso a Milano dalla Adam Smith Society, in collaborazione con Net Insurance, relatori il presidente dell’ANIA, Dario Focarelli, l’amministratore delegato di Blue Assistance, Marco Mazzucco e il CEO di My Assistance, Amiel Schek.
La presenza di società assicurative in una tavola rotonda ad argomento “sanità” non deve né stupire né scandalizzare; da molti decenni il sistema sanitario ha iniziato a trasformarsi da interamente pubblico a misto pubblico/privato; talune lacune di risposta da parte della sanità pubblica, soprattutto in termini di tempi di fornitura delle prestazioni, sono state colmate dall’offerta di cliniche private e dallo stesso sistema pubblico che offre – a pagamento – prestazioni più rapide. In primo luogo, e al netto di qualsiasi considerazione sociale, ciò ha reso non solo necessario, ma addirittura indispensabile, l’ingresso di operatori assicurativi a copertura dei rischi. 
Nel caso dei Dirigenti, la copertura dei rischi è avvenuta attraverso la creazione, nel 1977, di un fondo di categoria (FASI); in molti altri casi è stata assunta da assicurazioni private e con fine di lucro; niente di strano, quindi, che le stesse società assicurative si siano affacciate alla medicina digitale non appena essa è divenuta un’esigenza percepibile.
Tale necessità, che si intuisce in modo crescente anche tra i soci di Federmanager, è stata analizzata in maggiore dettaglio con un’indagine condotta da Blue Assistance su un campione di 500 italiani, le cui risultanze sono state presentate al convegno. 
Il maggiore interesse degli intervistati si è concentrato su disponibilità di prestazioni sanitarie sulle 24 ore, servizi di tutoring e orientamento, videoconsulti, prestazioni domiciliari, accesso a specialisti fuori regione, prima diagnosi e consulenze sui farmaci.

A queste aspettative hanno iniziato a rispondere in modo crescente le società di servizi e anche direttamente alcune società assicurative, che hanno iniziato a differenziare i loro prodotti, offrendosi come fornitori di servizi e non solo come gestori del rischio.
Le offerte sul mercato, che sono abbastanza omogenee tra i vari operatori, sia presenti al convegno che altri, spaziano dal primo intervento telefonico di medico generico a videoconsulti di specialisti, interventi a domicilio, spedizione di farmaci, monitoraggio remoto di parametri clinici, refertazione online, tutoring, prenotazione di esami, tenuta del fascicolo sanitario personale, emissione di “passaporto sanitario”. Spesso queste prestazioni sono offerte sotto forma di “pacchetti” all’interno di polizze assicurative.
La sanità privata sta entrando nell’era digitale con quella velocità che, per motivi di dimensione e di burocrazia, è preclusa alla sanità pubblica; l’intervento privato nella telemedicina è imprescindibile, dato che la “Missione 6: Salute” del PNRR dedica a questa disciplina 1 miliardo di euro in tutto l’arco temporale di esecuzione; occorre che ciò attivi un effetto leva alimentato dalla sanità privata, portando il totale investito in telemedicina nel Paese ad almeno 4 miliardi di euro entro il 2026.
A questa rivoluzione in corso, anche i fondi sanitari di categoria quali i nostri FASI e ASSIDAI saranno chiamati a partecipare; affinché l’offerta di assistenza sanitaria sia e resti uno strumento di marketing associativo è necessario che le prestazioni siano costantemente allineate a quanto disponibile sul mercato.


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