Determinati verso il rinnovo

Dall'ultimo Consiglio Nazionale utili evidenze di ascolto della categoria sui temi più caldi

Aurelio Giammusso

Consigliere ALDAI-Federmanager

Nei giorni 28 e 29 settembre si è tenuto a Bologna l’ultimo Consiglio Nazionale di Federmanager prima del rinnovo previsto da dicembre: abbiamo vissuto due giornate intense, che non hanno per niente ricalcato i cliché delle riunioni celebrative di “fine anno scolastico”.
Il contesto politico ed economico ha dettato l’agenda delle due sessioni, mai così dense di temi delicati ed estremamente partecipati.
Il pomeriggio del 28 settembre il dibattito è stato centrato sul tema pensionistico e sugli annunci (per ora solo tali) riguardo al taglio delle cosiddette “Pensioni d’oro”; il Presidente Cuzzilla ha introdotto il tema esponendo con chiarezza lo stato dell’arte, senza nascondere il rischio di una ennesima penalizzazione a carico della categoria, fatta oggetto di una campagna di odio da una parte della pubblica opinione. 
L’assemblea, vivace e partecipata, ha discusso due possibili alternative: la via della mobilitazione, o la via della mediazione politica: la sintesi condivisa è stata che la seconda strada è al momento quella che può cercare di limitare i danni e ricondurre eventuali provvedimenti legislativi in un ambito meno ideologico e più orientato alla ragionevolezza.
La mattinata del 29 è stata quasi interamente dedicata al delicatissimo tema del rinnovo contrattuale. L’intervento di Roberto Covallero, capo delegazione da tempo in scadenza, ha presentato lo stato dell’arte in merito ai punti su cui avviare la trattativa di rinnovo.
È opinione condivisa che lo scenario di partenza sarebbe più favorevole rispetto a quello che ha caratterizzato la trattativa precedente: i rapporti con Confindustria sono più distesi, grazie alla collaborazione instaurata dal Presidente Cuzzilla anche attraverso l’istituzione dell’ente bilaterale 4.Manager.
Finalmente al primo punto dei temi contrattuali è stata posta l’attenzione al tema retributivo, in coerenza con quanto emerso dalla survey condotta tra i dirigenti in servizio, e in controtendenza rispetto agli ultimi quattro rinnovi, in cui tale attenzione era stata del tutto dimenticata; l’ultimo adeguamento economico, infatti, risale al 2004, e da tale data il potere d’acquisto, per effetto dell’inflazione, ha subito un ridimensionamento del 18% circa. Ovviamente, tale tema dovrà essere ulteriormente approfondito, riguardo alle modalità di attuazione (se la rivalutazione, per esempio, dovrà essere applicata solo al TMCG, o, piuttosto riguardare proporzionalmente tutte le fasce di RAL, o solo alcune…).
Altri temi prospettati nell’esposizione di Covallero hanno invece suscitato non poche perplessità tra i consiglieri; in particolare la proposta di introdurre una figura di Dirigente Junior, oggetto di obiezioni negli interventi che si sono succeduti. Si è osservato che introdurre una figura intermedia tra l’Area Quadri e la Dirigenza rischia di accelerare un processo di “quadrizzazione” già in atto, contribuendo così a creare un’area indistinta in cui far confluire il middle management (da non dimenticare che già adesso molti quadri apicali hanno una RAL superiore ad alcuni dirigenti, e che i benefit aziendali molto spesso sono praticamente uguali per le due categorie), consentendo alla aziende di ridurre di fatto il numero di dirigenti effettivi.
Un’altra osservazione, che è stata sollevata, riguarda le responsabilità penali del dirigente: nel caso di dirigente junior le responsabilità saranno diverse?
In sostanza è stato suggerito di non utilizzare la trattativa contrattuale per proporre soluzioni che potrebbero portare ad un appiattimento al ribasso della categoria, in nome di un ipotetico incremento del numero di iscritti, ipotesi già rivelatasi fallimentare in passato.
Altro tema controverso è stato quello del secondo livello di contrattazione, che dovrebbe lasciare, nell’ambito di una cornice contrattuale di primo livello, discrezionalità di accordo tra le RSA e le Aziende temi quali la retribuzione variabile e il welfare aziendale.
Anche su questo tema le osservazioni sono state numerose ed in particolare sono stati evidenziati i rischi di accordi peggiorativi su istituti specifici, quali 
ad esempio ferie e/o trasferta: infatti, poiché le aziende con RSA strutturate sono una minoranza, inevitabilmente un CCNL a due livelli rischierebbe di omogeneizzare al ribasso determinati trattamenti (ferie, trasferte, ecc.).
In generale occorre rilevare come già in passato si siano spacciate per “richieste della categoria” ipotesi peggiorative gentilmente offerte all’interlocutore negoziale, che le ha prontamente recepite.
Un altro tema oggetto di discussione è stato quello dell’introduzione nel contratto dell’istituto dello smart working: qualcuno ha obiettato che il dirigente rappresenta l’Azienda, e, come tale, è operativo 365 giorni l’anno per 24 ore al giorno. Quindi, l’introduzione dello smart working rischia ancora una volta di omologare la figura del dirigente con quella di quadri e impiegati e pertanto non deve entrare nella piattaforma contrattuale.
In estrema sintesi, le osservazioni pervenute dai consiglieri hanno posto l’attenzione sul rischio di essere noi a proporre modelli, che potrebbero penalizzare la categoria, piuttosto che difenderla.
La sintesi finale è stata affidata alle parole del Direttore generale di Federmanager Mario Cardoni, che pur ribadendo che lo scenario che si prospetta per il prossimo rinnovo è sicuramente migliore rispetto al precedente, ha rilevato come tuttavia il contesto lavorativo stia subendo un profondo mutamento con la nascita di nuove figure professionali (quali quelle sempre più numerose nell’ambito delle società di consulenza) e che, pertanto, le alternative che ci si prospettano sono sostanzialmente due: o affrontare le trattative per il rinnovo in maniera proattiva, facendoci cioè promotori di soluzioni innovative, o piuttosto arroccarci in difesa del nostro ruolo tradizionale.
Se è certamente necessario fare delle riflessioni serie sugli spunti proposti da Mario Cardoni, c’è da rilevare che sarebbe un grave errore non tenere in considerazione quello che la nostra base si aspetta e che ha chiaramente trasmesso con la recente survey, mentre non si potrà prescindere dal riaffermare il ruolo strategico della figura del dirigente in ambito aziendale e sociale, a fronte di una sua svalutazione in atto da anni.
O si parte con determinazione al confronto anche aspro, se necessario, oppure il rischio è quello di percorrere un altro passo verso la liquidazione della categoria.
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