Le opportunità delle PMI
L'intervento del Presidente Federmanager Valter Quercioli all'incontro "Managerial Cultural Path", il progetto nato dalla collaborazione tra l'Osservatorio 4.Manager e Digit'Ed, presentato a Milano lo scorso 21 maggio presso la sede 24 Ore Business School
a cura della redazione
Il Presidente Federmanager Valter Quercioli ritiene che siamo talmente imbevuti di trasformazione che ormai nelle imprese, almeno quelle più grandi, dove ci sono i manager, non si parla più di cambiamento, di change management, bensì di "transformation".
Procediamo ormai per ondate trasformative perché i cambiamenti che si rendono necessari sono di natura trasformativa per le aziende.
Quando mi sono laureato, a Milano nel 1989, il ciclo di vita di una competenza era di 25 anni. Quindi potevamo pensare che con le competenze della laurea si poteva arrivare quasi alla pensione.
Oggi il ciclo di vita media di una competenza oscilla dai 3 ai 5 anni, quindi prima di andare in pensione un laureato dovrà aggiornare la formazione almeno altre 7-8 volte anche lavorando nella stessa azienda.
Le trasformazioni sono un problema soprattutto per le imprese senza manager e ne abbiamo fatto un caposaldo della nostra proposta a favore delle PMI, nei confronti delle forze politiche, delle istituzioni e delle parti sociali. L'export italiano, quarto esportatore mondiale, con 643 miliardi l'anno scorso, proiettato quest'anno verso i 700 miliardi, nonostante Hormuz ed altre tensioni internazionali. Se analizziamo la composizione dell'export, ci rendiamo conto che è realizzato da poco meno di 20.000 imprese, managerializzate. Mentre sono 370.000 le imprese dell’industria italiana.
Evidente la necessità di managerializzare almeno altre 20.000 imprese e questo implicherà una fusione fra la cultura imprenditoriale e le logiche manageriali che hanno già dimostrato risultati superiori anche ai nostri competitori europei e non europei.
Stiamo mettendo a punto una proposta per un progetto sperimentale, per 1.000 imprese in 3 anni con elevato ritorno dell’investimento.
Anche nello scenario prudenziale il progetto si ripaga perché il vero vantaggio competitivo, non sta nei macchinari, nel software, bensì nelle persone, sta nella capacità di interpretare la complessità del mondo che viviamo e trasformarla in azione positiva a favore dell'azienda e di conseguenza a beneficio della società. Perché, se le persone non lavorano, non si pagano le tasse, non si finanzia la sanità, la scuola. E questo pone una sfida etica enorme sul fronte tecnologico, in un contesto in cui la forza lavoro si riduce.
Le sfide impongono una riflessione sul fronte fiscale per sostenere il welfare alla base dello stare bene in armonia.
Credo che l’iniziativa congiunta fra 4.Manager e Digit’Ed ci può aiutare a far comprendere l’importanza dell’umanesimo nei nuovi scenari in modo da mantenere vivo il nostro tessuto industriale, perché è nell'industria che si pagano i stipendi più alti, che si genera maggiore valore aggiunto. È dall'industria che provengono gran parte delle tasse con le quali sosteniamo il Paese. E si dovrebbe rendere merito ai manager e agli imprenditori per il progresso del Paese.
Credo che questa iniziativa Managerial Cultural Path sia molto importante e sono sicuro che avrà un buon successo.
Da sinistra: Valter Quercioli, Sofia Piermattei, Debora De Nuzzo, Alessandro Donadio, Teresa Potenza, Andrea Banfi
24 maggio 2026
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