Le opportunità delle PMI

L'intervento del Presidente Federmanager Valter Quercioli all'incontro "Managerial Cultural Path", il progetto nato dalla collaborazione tra l'Osservatorio 4.Manager e Digit'Ed, presentato a Milano lo scorso 21 maggio presso la sede 24 Ore Business School

a cura della redazione

Nel suo intervento, il Presidente nazionale di Federmanager, Valter Quercioli, ha osservato quanto sia profonda la fase di trasformazione continua che coinvolge oggi le imprese, in particolar modo quelle più strutturate sotto il profilo organizzativo e manageriale. Difatti, nella loro operatività quotidiana, queste imprese non parlano più di change management, ma di transformation.

Le aziende si confrontano oggi con autentiche ondate trasformative — basti pensare all’impatto dell’intelligenza artificiale nelle sue molteplici applicazioni — che producono effetti diretti sul complesso dei processi aziendali.

Per descrivere l’intensità dell’evoluzione in corso, Quercioli ha richiamato la propria esperienza personale: quando si laureò a Milano, nel 1989, il ciclo di vita medio di una competenza tecnico-professionale era stimato intorno ai venticinque anni. In sostanza, il patrimonio di conoscenze acquisito all’università era in grado di accompagnare quasi per intero il percorso lavorativo di una persona.

Oggi, invece, lo scenario è radicalmente mutato. Le competenze hanno una durata media compresa tra i tre e i cinque anni. Questo significa che una persona laureata, pur rimanendo nella stessa azienda, dovrà aggiornare e rinnovare il proprio patrimonio di competenze almeno sette o otto volte nel corso di una carriera.

E le trasformazioni che i mercati attualmente richiedono rappresentano un tema di grande complessità soprattutto per le imprese prive di management. Per questo la nostra Federazione sta promuovendo una crescente managerializzazione delle imprese, soprattutto delle PMI, come punto centrale dell’interlocuzione portata avanti con istituzioni e stakeholder del sistema produttivo.
Il caso dell’export italiano è emblematico dell’approccio che, a sistema, bisogna assumere.   

Il nostro Paese emerge infatti come quarto esportatore mondiale, con 643 miliardi di euro registrati lo scorso anno e una proiezione verso i 700 miliardi nel corso del 2026, nonostante le persistenti tensioni geopolitiche e geoeconomiche internazionali. Ma un dato particolarmente significativo, ha sottolineato Quercioli, riguarda la composizione di questo risultato: una quota decisiva del valore prodotto dall’export italiano è generata da circa 20mila imprese adeguatamente managerializzate, a fronte delle quasi 370mila aziende industriali presenti nel Paese.

Se quindi le aziende dotate di management sono capaci di raggiungere questi traguardi, è evidente la necessità per il sistema Italia di managerializzare almeno altre 20mila imprese. Un percorso che richiederà una sintesi efficace tra cultura imprenditoriale e quelle strategie manageriali evolute che già hanno dimostrato di ottenere performance superiori ai competitor europei e mondiali.

In tale prospettiva, Federmanager sta lavorando a una proposta finalizzata alla realizzazione di un progetto sperimentale che prevede il coinvolgimento di mille imprese nell’arco di tre anni, con un’elevata potenzialità di ritorno dell’investimento. Anche nello scenario più prudenziale, ha spiegato Quercioli, il progetto dimostra piena sostenibilità, perché il vero vantaggio competitivo non risiede nei macchinari o nei software, bensì nelle persone: in particolare, nella loro capacità di interpretare la complessità del presente e trasformarla in valore per l’impresa, per i lavoratori e per l’intera collettività

Sul punto, l’attenzione al lavoro è determinante. Poiché se le persone non lavorano, non si generano contributi, non si pagano le tasse e quindi non si finanziano sanità e istruzione, solo per fare due esempi. 
Si comprende bene come questo sia una tema centrale, anche sotto il profilo etico, quando parliamo di convivenza tra persone e tecnologie nel nuovo scenario del lavoro che si sta delineando. E in parallelo si impone una riflessione sul fronte fiscale per rendere sostenibile l’impianto del welfare che è alla base del benessere individuale e collettivo. 

In un quadro così composito, Quercioli considera particolarmente significativa la collaborazione tra 4.Manager e Digit'Ed, ritenendola uno strumento utile per affermare il valore dell’umanesimo nei nuovi contesti tecnologici e industriali. L’attenzione alla dimensione umana rappresenta infatti una condizione indispensabile per preservare la vitalità del tessuto produttivo italiano, soprattutto considerando che è proprio nell’industria che si concentrano i salari più elevati, il maggiore valore aggiunto e una parte decisiva delle risorse fiscali che sostengono il Paese.

In conclusione del suo intervento, il Presidente ha inoltre invitato a stigmatizzare una certa cultura anti-industriale che cerca di farsi largo nel dibattito pubblico e non rende merito all’impegno dei manager e degli imprenditori per il progresso collettivo.

Quercioli ritiene quindi che sia fondamentale puntare su iniziative come “Managerial Cultural Path”, nella convinzione che una progettualità di questo tipo rappresenti un investimento strategico sulla capacità del Paese di affrontare le trasformazioni in corso con competenza, responsabilità e visione.

Da sinistra: Valter Quercioli, Sofia Piermattei, Debora De Nuzzo, Alessandro Donadio, Teresa Potenza, Andrea Banfi

Da sinistra: Valter Quercioli, Sofia Piermattei, Debora De Nuzzo, Alessandro Donadio, Teresa Potenza, Andrea Banfi

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