Per Federmanager Acciaierie d’Italia resta un asset strategico per il Paese

Riprendiamo dal Notiziario https://www.buonasera24.it/ l'intervento del Presidente Valter Quercioli, dopo la lettera aperta di Alberto Pratesi, e difende il ruolo dello stabilimento siderurgico jonico: «Dirigenti e quadri hanno garantito la continuità operativa in un contesto straordinariamente difficile»

Quercioli apre il suo intervento ringraziando per l’attenzione riservata alle conclusioni del Consiglio nazionale di Federmanager e per aver sollevato temi che meritano un confronto «serio, trasparente e fondato sui fatti». Poi entra nel merito del nodo più delicato: il rapporto tra l’attuale Acciaierie d’Italia e la vecchia Ilva. «Ritengo tuttavia necessario chiarire un punto fondamentale: Acciaierie d’Italia di oggi è alquanto diversa dall’Ilva di ieri», scrive il presidente di Federmanager.

Secondo Quercioli, a segnare questa differenza sono anche gli investimenti realizzati nel complesso siderurgico tarantino. Nel documento si parla di circa 2 miliardi di euro destinati fino a oggi a bonifiche, misure e salvaguardie ambientali, oltre che ai controlli necessari per rendere il sito conforme alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Per Federmanager, proprio questo insieme di interventi rende lo stabilimento un caso particolare nel panorama internazionale.

Il presidente sottolinea infatti che «le prescrizioni AIA emesse dal MASE sono tra le più restrittive al mondo» e aggiunge che, per quanto risulta a Federmanager, Acciaierie d’Italia le starebbe rispettando. Da qui la conclusione espressa nella nota: «La salute umana e animale e la tutela ambientale sono salvaguardati, oggi, come non lo sono in altri siti siderurgici di pari tipologia in altre parti d’Europa e del mondo».

Quercioli precisa che, quando Federmanager definisce Acciaierie d’Italia un asset strategico, non intende riferirsi al suo valore di mercato attuale, ma a un dato industriale ritenuto oggettivo. Taranto, ricorda, ospita la più grande acciaieria a ciclo integrale d’Europa e, in condizioni produttive ottimali, potrebbe arrivare a produrre fino a 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno.

Si tratta, secondo Federmanager, di una capacità pari a circa un quarto della produzione siderurgica nazionale, nelle condizioni attuali del settore. Attorno allo stabilimento, prosegue Quercioli, ruotano oltre 10.000 posti di lavoro diretti, più di 3.000 lavoratrici e lavoratori dell’indotto e una parte significativa della capacità produttiva italiana. Numeri che, nella lettura dell’organizzazione, spiegano perché la vicenda tarantina non possa essere trattata come una crisi aziendale qualunque.

Quercioli conclude ribadendo l’impegno di Federmanager a portare il proprio contributo «con trasparenza, spirito costruttivo e rispetto», nella consapevolezza che la crisi coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori, famiglie, imprese, la tenuta della metalmeccanica italiana e l’interesse strategico dell’intero Paese.

La replica si chiude con un richiamo a Taranto e al ruolo della siderurgia nazionale. Per Federmanager, «il futuro di Taranto e della siderurgia italiana rappresenta una sfida decisiva per il sistema industriale nazionale». Una posizione che conferma la volontà dell’organizzazione di tenere insieme il tema ambientale, la tutela del lavoro, la continuità produttiva e la necessità di una visione industriale stabile per uno degli stabilimenti più discussi e strategici d’Europa.

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