Il mito della caverna

Conoscenza e Opinioni. Uscendo da una caverna "il Sole è la conoscenza, le ombre sono l’apparenza, tra il Sole e le ombre c’è l’opinione". La conoscenza vede le cose come sono realmente mentre l’opinione le vede in maniera sbiadita e confusa. Un mondo che ha perso il buon senso dovrebbe uscire dalla caverna e rivedere il patrimonio di cultura e conoscenza per riprendere il cammino della saggezza.

Alberto Pilotto Federmanager Vicenza

di Alberto Pilotto  

Federmanager Vicenza

È tipico degli anziani ricordare più facilmente eventi lontani piuttosto che quelli vicini; in questo caso si tratta di andare molto indietro nel tempo, alla fine degli anni sessanta, ai tempi del Liceo.

Lo stimolo è stata la rilettura di un veccho libro di filosofia e quando sono arrivato, dopo Socrate, a Platone (filosofo, scrittore e politico ateniese, 428-348 a.C.) mi sono imbattuto sul mito in oggetto che mi ha subito suscitato un particolare interesse perché, con un notevole salto temporale, mi è sorto immediato il confronto con attori ed eventi dei nostri giorni. Il mito descrive uomini incatenati, fin da fanciulli, in modo tale da poter guardare solo sulla parete di fronte a sé le ombre di persone e oggetti che passano sulla strada esterna e che vengono illuminati dal sole. La liberazione di un prigioniero e il suo contatto con la luce del Sole e con la realtà esterna provoca un ribaltamento della verità. La spiegazione semplificata del Mito della caverna è: il Sole è la conoscenza, le ombre sono l’apparenza, tra il Sole e le ombre c’è l’opinione. La conoscenza vede le cose come sono realmente mentre l’opinione le vede in maniera sbiadita e confusa. Adesso chiedo alle nostre gentili lettrici e ai nostri cari lettori di fare un salto nel tempo (non deve essere troppo difficile per la nostra categoria) di quasi 2500 anni (!) e nello spazio e di cercare di trovare (cum grano salis) nel panorama nazionale e internazionale, analogie di persone, oggetti ed eventi con i corrispettivi della caverna. Non occorre essere filosofi, ma solamente pragmatici ed onesti. Per facilitare l’esercizio, ritengo si possa limitare l’arco temporale a circa una trentina di anni: fondazione Unione Europea ed euro, crescita Cina, green deal europeo, politiche energetiche, cambiamento climatico, politiche industriali, politiche agricole.
Ho avuto modo, negli ultimi anni e in diversi articoli, di esprimere il mio pensiero e i miei commenti sulle tematiche enunciate; oggi, a causa del peggioramento della situazione politica internazionale con una nuova guerra medio-orientale, oltre a quella europea, diventa sempre più necessario ed urgente che i tanti, troppi, politici e tuttologi prigionieri dell’opinione trovino la conoscenza che permetterebbe loro, quindi, di dare le giuste e più vantaggiose risposte ai tanti problemi. Sarebbe un segno di intelligenza, flessibilità mentale e capacità di adattamento: perciò servono capacità cognitive, onestà e pragmaticità. Altrimenti, il cupio dissolvi (tendenza all’autodistruzione) dimostrato finora continuerà. Desidero concludere con una frase di A. Einstein (fisico tedesco, 1879-1955, premio Nobel per la fisica 1921): “Non pretendiamo che le cose cambino, se agiamo sempre allo stesso modo”. Prosit!

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