Quali prospettive per il Nordest italiano

In un quadro geopolitico estremamente complesso e in continuo mutamento occorre favorire il sostegno alle imprese con investimenti strutturali di ampio respiro

Daniele Damele  

Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia e Segretario CIDA FVG
In Germania, ex-locomotiva dell’Europa, hanno votato e lo hanno fatto in molti, da emulare! Lo scenario più probabile è, ora, quello di un governo di coalizione. La crisi economica imporrà al governo che si formerà urgenze immediate. La Germania è in recessione. Occorrerà agire in ottica condivisa con gli altri Paesi europei, in primis l’Italia, con cui l’interconnessione manifatturiera è particolare. Con la Germania l’Italia deve puntare al rilancio dell’industria con riguardo alla riduzione dei costi dell’energia, agli investimenti, all’innovazione tecnologica, alla modernizzazione e alla ricerca oltre che alla valorizzazione della dirigenza e dei lavoratori.

Nel 2024 abbiamo registrato una contrazione degli scambi italo-tedeschi in vari settori tra i quali quelli dei macchinari. I timori per il 2025 sono legati al calo della domanda. In Italia serve un abbattimento della burocrazia e un quadro normativo chiaro (testi unici). A livello europeo, rischiamo di perdere competitività proprio in quei settori che più saranno determinanti nei prossimi decenni e su cui si basano equilibri economici e politici. Serve inoltre mobilitare investimenti di grande portata. Italia e Germania sono i Paesi europei che più scambiano beni con gli Usa. Gli Stati Uniti sono un partner nevralgico per l’Unione europea anche sul piano industriale. L’annuncio di dazi di Trump è preoccupante perché avrà effetti negativi su questo rapporto, che per giunta negli ultimi anni si era accresciuto. Serve un dialogo con gli Usa finalizzato a fare gli interessi di Usa ed Europa.

Si rende improcrastinabile guardare, poi, alla formazione sulle nuove competenze, favorendo la connessione tra le imprese e la PA, supportando l’internazionalizzazione delle aziende tra Italia e Germania anche perché la corsa dei prezzi si sta riaffacciando ovunque: negli Usa, nell’Eurozona, e quindi anche in Italia. Il 2024 ci aveva illuso con un aumento dei prezzi rimasto attorno all’1% rispetto al 5,7% del 2023. Gennaio e l’inizio di febbraio 2025 parlano di un rialzo stimato attorno all’1,7%.

Ma, come accennato, è la situazione negli States che preoccupa, con dati d’incremento che superano il 3% e allarmano l’autorità monetaria. La Fed, infatti, ha allontanato ulteriori tagli dei tassi. Per molti analisti l’inflazione resta un fenomeno transitorio, dato solo da una nuova fiammata dei prezzi degli energetici. Speriamo sia realmente solo un’impennata destinata ad esaurirsi a breve. 

La Bce al momento, a differenza della Fed, continua a ridurre il costo del denaro. Lo fa anche perché teme un brutto incubo degli economisti: il combinarsi di recessione e di inflazione assieme che porterebbe alla stagflazione. Ecco perché la Bce, che teme la recessione, taglia ancora i tassi d’interesse, proprio per evitare la stagflazione. Ma i dazi imposti da Trump alle merci e la risposta di Cina ed Europa rischiano di mandare all’aria i buoni propositi della Bce.

Daniele Damele - Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia

Daniele Damele - Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia

Speriamo, quindi, che in Europa l’incremento dei prezzi resti transitorio altrimenti non potremo parlare di fine dell’inflazione. Lo stretto legame tra dazi, inflazione e cambio euro/dollaro con una “guerra” dei dazi contrapposti potrebbe, infatti, provocare inflazione con conseguente stretta monetaria della Bce e possibile stagflazione. L’allarme c’è, le preoccupazioni del mondo imprenditoriale e manageriale anche. Spetta alla politica favorire dialogo e scelte conseguenti che evitino questo scenario. 

Il nordest italiano, che ha proprio nella Germania il primo mercato di riferimento, non può che guardare con una forte dose di preoccupazione al futuro. Dall’automotive alla siderurgia sono, infatti, molteplici i legami tra Triveneto e Germania che assorbe il 14% delle nostre esportazioni in settori cruciali come macchinari, prodotti in metallo, apparecchi elettrici, e mezzi di trasporto. In un quadro geopolitico ancora estremamente complesso e in continuo mutamento occorre favorire il dialogo e una strategia di sostegno alle imprese con investimenti strutturali di ampio respiro.

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