Il ruolo del manager nel nuovo mondo del lavoro

Il manager deve evolvere, integrando visione, competenze e capacità di accompagnare le persone, così da rendere l’organizzazione più adattabile, più resiliente e capace di restare competitiva nel tempo

Marco Rosso, Regional Head INTOO

a cura dell'Ufficio Stampa INTOO


Il mondo del lavoro sta attraversando una trasformazione strutturale. Attraverso fenomeni come la transizione ecologica, l’innovazione tecnologica e i trend demografici, il risultato è un contesto in cui non esistono più modelli stabili o percorsi lineari. Tutto evolve rapidamente, senza fermarsi, imponendo a organizzazioni e persone di adattarsi con maggiore velocità e consapevolezza.

“La ridefinizione dei modelli produttivi e organizzativi rende evidente quanto il cambiamento sia impattante su tutto il mondo del lavoro” afferma Marco Rosso, Regional Head INTOOal punto che sta trasformando non solo il panorama di competenze e ruoli, ma anche modelli di organizzazione del lavoro. In questo scenario, il manager assume un ruolo ancora più centrale. Non può più limitarsi a gestire l’esistente e l’operatività, ma deve interpretare il cambiamento e guidare l’organizzazione nella complessità”.

Questo implica una trasformazione profonda della leadership, che diventa capacità di leggere il contesto e anticipare le evoluzioni, traducendole in azione strategica.
La leadership si fonda oggi sull’orientamento: dare direzione in contesti incerti, costruire priorità chiare, abilitare decisioni rapide e favorire collaborazione tra competenze diverse.
Il manager deve inoltre rendere il cambiamento sostenibile per le persone. Guidare una transizione non significa solo introdurre nuovi strumenti o nuove procedure, ma aiutare i team a comprendere il “perché” delle scelte, ridurre ambiguità e dispersione, gestire resistenze legittime e mantenere motivazione e senso di appartenenza. È qui che la trasformazione diventa concreta e che l’organizzazione riesce a passare dalle intenzioni ai comportamenti. 

Marco Rosso aggiunge che  “Il manager oggi è chiamato a gestire tanto l’evoluzione dei ruoli dei propri collaboratori quanto a comprendere l’evoluzione del proprio ruolo. In generale, la trasformazione che stiamo vivendo riguarda anche il modo in cui si costruisce la stabilità professionale. In un mercato del lavoro sempre più dinamico, non è più il ruolo a garantire continuità, ma la capacità di evolversi nel tempo”.

La stabilità si sposta quindi dal “ruolo” alla “persona”: conta la possibilità di restare rilevanti, aggiornati e occupabili, anche quando cambiano strumenti, processi, priorità e richieste del mercato.
Per questo il manager deve essere il primo promotore di una cultura dell’apprendimento continuo, accompagnando lo sviluppo delle competenze e sostenendo l’adattabilità delle persone. Non si tratta solo di formazione tecnica: entrano in gioco competenze trasversali come la gestione dell’incertezza, la capacità di lavorare per obiettivi, la comunicazione, la lettura dei dati e la costruzione di fiducia.
In definitiva, il ruolo del manager nel nuovo mondo del lavoro è quello di interprete e guida del cambiamento. La complessità non è un’eccezione: è la condizione di partenza.

Per questo il manager deve evolvere, integrando visione, competenze e capacità di accompagnare le persone, così da rendere l’organizzazione più adattabile, più resiliente e capace di restare competitiva nel tempo

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