La cultura del rischio

In questo numero e in altri a venire approfondiremo il tema della gestione dei rischi, presentando anche il punto di vista di eccellenti relatori. Per cominciare: cosa vuol dire rischio come opportunità?

Roberto Maggi

Managing Partner PK Consulting  - roberto.maggi@pkconsulting.it
Cultura del rischio e gestione del rischio sono argomenti molto comuni in questi anni, se ne parla di continuo, in maniera più o meno approfondita, e in diverse occasioni.  Anche in una calda serata milanese di luglio se ne è dibattuto con due relatori di spicco: 
  • Paola Musile Tanzi, docente SDA Bocconi School of Management - dove ha diretto l’Area Intermediazione Finanziaria e Assicurazioni - e ordinario di Economia degli Intermediari finanziari presso l’Università degli Studi di Perugia. 
  • Alberto Grando, Ordinario del Dipartimento di Management e Tecnologia presso l'Università Bocconi, Dean della SDA Bocconi School of Management, Prorettore per l’Attuazione del Piano Strategico presso la stessa Università.
Gli interventi, molto apprezzati dalla numerosa platea, hanno trattato l’argomento in maniera trasversale: il rischio come opportunità di business e, perché no, di crescita personale, il rischio e le competenze, il rischio e la leadership
Partiamo da un esempio, lo stesso che ci ha proposto Paolo Cupola, presidente della giuria di Lucca Comics, che ha moderato la tavola rotonda e ha introdotto il dibattito partendo da un aneddoto: qualche anno fa, a un noto fumettista venne suggerito di provare a gestire un periodo difficile della propria vita attraverso la scrittura di un fumetto. Ne nacquero una storia e un personaggio che divennero uno straordinario successo editoriale: dalla crisi all’opportunità, professionale e personale, ovvero una rinascita. Per non abusare sull’uso del binomio crisi-opportunità basti sapere che il quarto numero della collana detiene il record di vendite e, per molti anni, la creatività espressa nella scrittura ha svolto una funzione terapeutica per l’autore (a cui vanno tutti i migliori auguri e ringraziamenti).

Certo, per raggiungere un tale risultato (da crisi ad opportunità), il rischio va percepito, analizzato, conosciuto, gestito secondo le quattro strategie possibili e, ove la situazione di crisi si verificasse, affrontato e auspicabilmente tradotto in vantaggio.
Roberto Maggi

Roberto Maggi

Ma un fumetto cosa c’entra con il business se non siamo degli editori?

Le organizzazioni devono avere una percezione dei propri rischi e della propria propensione ad essi; ciò fa si che siano interessati a conoscerli, attraverso una robusta analisi interdisciplinare, al fine di progettare e realizzare dei sistemi di controlli interni che siano coerenti con la scelta della più idonea combinazione di strategie di gestione, ovvero: accettazione, mitigazione, mancata esposizione o trasferimento. Le organizzazioni operano in un contesto in continuo cambiamento, anche dal punto di vista normativo, ed evolvono, sul piano societario, operativo, personale e culturale; pertanto, si rende necessario valutare nel tempo l’andamento dei rischi e il sistema dei controlli interni in termini di idoneità e grado di attuazione. Questi due elementi a loro volta hanno una relazione di interdipendenza reciproca con la propensione al rischio, l’analisi dei rischi, la scelta della giusta combinazione delle strategie di gestione e la consapevolezza delle persone. In ultima analisi con la cultura del rischio.
Ciascuno dei fattori indicati richiede cultura manageriale, competenze verticali, interdisciplinarità,  esperienza, costante aggiornamento, metodo. In altri termini la gestione dei rischi in un’organizzazione non è così immediatamente realizzabile ma può, e deve, essere attuata per generare valore all’organizzazione stessa.
Anche in una calda serata milanese di luglio si può dibattere di cultura del rischio e farlo suscitando l’interesse di una platea composta da manager, imprenditori e professionisti. Interesse dimostrato anche dallo scambio di battute tra relatori e moderatore quando è emerso un altro aspetto fondamentale della gestione del rischio: trasformarlo in opportunità è sì possibile ed auspicabile, ma si deve anche sottolineare che un approccio siffatto contribuisce a preservare il patrimonio di un’azienda, non solo quello finanziario, ma quello forse ancora più prezioso: la reputazione.

Rafforzare la cultura del rischio aiuta a prevenire un danno alla reputazione che potrebbe compromettere, in casi estremi, la vita stessa dell’azienda. Non dimentichiamo che viviamo in piena era digitale dove l’impatto derivante dalla commissione di illeciti (dolosi e colposi), dalla perdita o mancata protezione di dati e di informazioni, dalle interruzioni di servizio, da violazioni dei sistemi informativi, dalla insufficiente attenzione a temi quali l’ambiente, la salute e la sicurezza dei lavoratori, dal mancato rispetto di normative cogenti e volontarie in generale, potrebbe generare un grave danno economico nonché portare ad azioni interdittive, ma soprattutto a un danno reputazionale.

Secondo Marchionne “ci sono un’infinità di modi per fare i numeri in azienda, e poi c’è un modo di farli che è socialmente sostenibile” e, da qualunque punto di vista si voglia vedere la sostenibilità, le persone sono al centro di questo scopo; pertanto, la cultura del rischio e della legalità devono permeare l’azienda in tutte le sue componenti.

Anche in una calda serata milanese di luglio si può dibattere di cultura del rischio e considerarlo come elemento centrale dell’evento per celebrare i vent’anni di PK Consulting, società da sempre orientata a “dare valore tangibile e cultura d’impresa ai nostri clienti e alle nostre persone” e della quale sono Managing Partner.

Dal 1999 ad oggi abbiamo ampliato e approfondito le conoscenze e competenze in ambito di Analisi dei Rischi, Gestione dei Rischi e Gestione delle Crisi diventando così partner di valore per i clienti nella gestione degli stessi. Far parte di una squadra di Accountable People, implica essere visionari, ma avere sempre un piede ben ancorato a terra; essere innovativi, ma con competenza e professionalità; essere sempre coerenti con i propri valori e accettare solo progetti commisurati alle proprie conoscenze. 

Con il fine di trasferire cultura d’impresa riprenderemo in altri articoli il tema della gestione del rischio, coniugandolo con le competenze e la leadership, e mostrando come l’attuazione di una determinata metodologia permetta alle aziende di rimanere agili nel governare questo tema che può avere un certo grado di complessità.

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