CIDA e AI4I presentano il primo AI Management Index: la sfida non è adottare l'AI, ma governarla
L'89% dei manager utilizza già strumenti di AI e il 57% registra una riduzione del tempo dedicato alle attività ripetitive. Ma la maturità organizzativa si ferma a 39,7 punti su 100 e quasi tre organizzazioni su quattro non hanno ancora raggiunto un livello avanzato di sviluppo
a cura di CIDA
L'Intelligenza Artificiale è già entrata nel lavoro quotidiano dei manager italiani, ma non ancora con la stessa intensità nelle strategie, nella governance e nelle competenze delle organizzazioni. È questa la principale evidenza che emerge dall'AI Management Index (AIMI), il primo indice italiano dedicato alla misurazione della maturità manageriale nell'adozione e nella governance dell'Intelligenza Artificiale, realizzato da CIDA – la Confederazione Italiana dei Dirigenti e delle Alte Professionalità – e AI4I, l'Istituto Italiano per l'Intelligenza Artificiale.
Presentato oggi alla Camera dei Deputati nell'ambito di Leadership e governo dell'Intelligenza Artificiale - primo appuntamento nazionale delle celebrazioni per gli 80 anni di CIDA - l'indice ha coinvolto circa 1.800 dirigenti e manager pubblici e privati con l'obiettivo di comprendere il livello di preparazione reale delle organizzazioni italiane di fronte alla più importante trasformazione tecnologica degli ultimi decenni. All'iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, il Sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli, il Segretario dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati Francesco Battistoni, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, l'eurodeputato Brando Benifei, il deputato Antonio Baldelli, presidente dell'Intergruppo parlamentare "AI Empowerment e Mercati Emergenti" e l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, insieme ad altri rappresentanti del mondo delle istituzioni, delle imprese, dell'università e della ricerca.
"L'AI Management Index ci dice che il management italiano è già entrato nell'era dell'Intelligenza Artificiale. La vera sfida, oggi, non è adottare la tecnologia ma governarla. L’AI non riduce il bisogno di leadership: lo aumenta, lo concentra. Più cresce la capacità delle macchine, più diventano importanti il giudizio umano, la responsabilità delle decisioni e la capacità di dare una direzione al cambiamento. È su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività del Paese nei prossimi anni. Il vero banco di prova non sarà la capacità di costruire macchine sempre più intelligenti, ma un'Italia capace di utilizzare quell'intelligenza per generare crescita, lavoro di qualità e sviluppo. In altre parole, una società all'altezza dell'intelligenza che stiamo creando", afferma Stefano Cuzzilla, Presidente di CIDA.
Secondo Fabio Pammolli, Presidente di AI4I: "La missione di AI4I consiste nel creare le condizioni affinché l’Intelligenza Artificiale contribuisca alla competitività del sistema produttivo italiano attraverso ricerca, infrastrutture avanzate, trasferimento tecnologico e sviluppo delle competenze. I risultati dell’AI Management Index confermano che il management italiano sta affrontando questa trasformazione con attenzione, curiosità e crescente consapevolezza. Certo è che le competenze rappresentano uno dei principali fattori di sviluppo per questa nuova fase. Formazione continua, discipline STEM, collaborazione tra università, ricerca e imprese e valorizzazione dei talenti sono elementi essenziali per accompagnare l’evoluzione delle organizzazioni e tradurre il progresso tecnologico in produttività, innovazione e impatto industriale. In questo quadro, il lavoro svolto da CIDA assume un valore strategico. Accompagnare manager e alte professionalità nella comprensione e nel governo dell’Intelligenza Artificiale significa rafforzare la capacità del Paese di utilizzare le nuove tecnologie in modo efficace, responsabile e orientato allo sviluppo economico e sociale".
Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo ha dichiarato: “Per la Pubblica Amministrazione, l'intelligenza artificiale rappresenta uno strumento strategico per modernizzare i processi e offrire servizi piú efficienti agli utenti, cittadini e imprese. Affinché ciò avvenga è necessario rafforzare tutte quelle competenze, soprattutto manageriali, per fare in modo che le nostre persone possano guidare questa imponente transizione senza subirne gli effetti. Si tratta di un passaggio fondamentale poiché nessuna macchina potrà mai sostituire l’ingegno e la creatività dell’uomo. Per questo motivo abbiamo avviato una nuova stagione di reclutamenti con l’obiettivo di attrarre talenti, assumendo negli ultimi tre anni più di 640mila persone. Allo stesso tempo abbiamo messo a terra un Piano di rafforzamento delle competenze che ci ha permesso di passare da appena 6 ore annue di formazione per dipendente, registrate nel 2022, a 40 e con il disegno di legge merito, all’esame del Senato, creiamo le condizioni affinché le persone che lavorano e producono risultati possano essere valorizzate attraverso percorsi di carriera e di crescita. La sfida, quindi, non è semplicemente quella di adottare strumenti innovativi ma di governarli con visione, competenza e senso delle istituzioni, affinché il progresso tecnologico si traduca in valore e sviluppo sostenibile per il Paese”.
I numeri confermano che l'AI è ormai una realtà diffusa nel lavoro manageriale italiano. Quasi nove manager su dieci utilizzano già l'AI nelle proprie attività professionali, mentre il 57% registra benefici concreti in termini di riduzione del tempo dedicato alle attività ripetitive. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il rapporto tra manager e tecnologia: oltre l'80% dichiara di verificare sempre o quasi sempre gli output prodotti dall'AI prima di utilizzarli nei processi decisionali, confermando un approccio responsabile e consapevole all'innovazione.
Se l'adozione individuale dell'AI appare ormai consolidata, più complesso si presenta il percorso di integrazione della tecnologia all'interno delle organizzazioni. Una realtà su due dispone già di una strategia AI formalizzata o la sta sviluppando, quindi ha iniziato a definire obiettivi e priorità dell'innovazione. Più articolato appare invece il tema della governance, ovvero l'insieme di regole, responsabilità e meccanismi di supervisione necessari per guidarne l'utilizzo. Solo il 12% delle organizzazioni, secondo i manager intervistati, hanno completato questo percorso, mentre il 28% è ancora in fase di sviluppo.
L'insieme di questi fattori si riflette nel risultato complessivo dell' Index. L'AIMI, che misura la maturità manageriale attraverso cinque dimensioni – strategia, integrazione nei processi, governance, competenze e capacità di generare risultati – restituisce un punteggio medio di 39,7 su 100. Un dato che non descrive un Paese fermo, ma un sistema in transizione, nel quale la diffusione dell'AI procede più rapidamente della piena maturazione dei modelli organizzativi necessari a valorizzarne il potenziale.
Proprio l'analisi della maturità organizzativa aiuta a individuare una delle principali aree di miglioramento indicate dalla stessa dirigenza: le competenze. Tra i cinque pilastri dell'AIMI, Human-AI Skills registra infatti il punteggio più basso, segnalando come la crescita delle competenze rappresenti oggi uno dei fattori più importanti per accompagnare l'evoluzione delle organizzazioni. Non è un caso che i manager non chiedano semplicemente più corsi, ma percorsi di apprendimento applicati ai processi, affiancamento, mentoring e casi pratici. La formazione continua non viene più percepita come un'attività accessoria, ma come una condizione necessaria per governare la trasformazione tecnologica e tradurla in valore per le organizzazioni.
Uno degli elementi più originali dell' Index riguarda la segmentazione del management italiano rispetto all'AI. La ricerca individua quattro profili distinti: gli Innovatori (19,8%), che vedono nell'AI una leva strategica per la competitività; gli Attenti alla Governance (22,5%), particolarmente presenti nella Pubblica Amministrazione, dove pongono al centro regole, responsabilità e controllo dei rischi; gli Adottatori (27,1%), che stanno trasformando la sperimentazione in applicazione concreta; e i Ritardatari (30,6%), che rappresentano la quota più ampia del campione. Una distribuzione che evidenzia come la trasformazione non proceda in modo uniforme e come oggi convivano, all'interno del sistema produttivo e delle istituzioni, livelli molto diversi di maturità e approccio all'innovazione.
Per CIDA, i risultati dell’AI Management Index indicano e confermano alcune priorità strategiche per accompagnare la trasformazione dell’Intelligenza Artificiale in Italia:
- Investire sulle competenze, rafforzando la formazione continua dei manager e dei lavoratori e promuovendo modelli di apprendimento integrati nei processi organizzativi.
- Sostenere ricerca e innovazione, favorendo la crescita di un ecosistema nazionale ed europeo dell’AI capace di competere a livello globale.
- Costruire una governance dell’innovazione, con regole chiare, responsabilità definite e un quadro normativo che favorisca lo sviluppo senza frenare la competitività.
- Accelerare la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, valorizzando l’AI come leva per aumentare efficienza, qualità dei servizi e capacità amministrativa.
- Rafforzare la sovranità tecnologica europea, riducendo le dipendenze strategiche e promuovendo un modello di sviluppo fondato su autonomia, sicurezza e valorizzazione del capitale umano.
- Adeguare politiche fiscali e welfare alla transizione tecnologica, affinché una parte dei guadagni di produttività generati dall’AI torni al lavoro, attraverso strumenti fiscali e contrattuali capaci di sostenere competenze, redditi e qualità dell’occupazione.
“L'Intelligenza Artificiale sarà davvero un'opportunità se sapremo utilizzarla per valorizzare il capitale umano e non per sostituirlo. Dobbiamo fare in modo che una parte della produttività generata dall'innovazione venga reinvestita nelle persone, nella formazione continua, nell'aggiornamento delle competenze e nell'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. La sfida non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modello di sviluppo che vogliamo costruire. L'Italia dispone di un patrimonio unico di creatività, competenze e saper fare che rappresenta la vera forza del Made in Italy. L'AI può aiutarci a rafforzarlo e renderlo ancora più competitivo, a condizione che resti uno strumento al servizio della persona, del lavoro e della crescita del Paese” conclude Cuzzilla.
Fondata nel 1946, CIDA compie quest’anno 80 anni come unico punto di riferimento per la rappresentanza istituzionale di dirigenti, quadri e alte professionalità dei settori pubblici e privati. Le Federazioni aderenti a CIDA sono: Federmanager (industria), Manageritalia (commercio e terziario), FP-CIDA (funzione pubblica), CIMO-FESMED (medici SSN), Sindirettivo Banca Centrale (dirigenza Banca d’Italia e Ivass), FIDIA (assicurazioni), FENDA (agricoltura e ambiente), Federazione 3° Settore (Sanità religiosa), SAUR (Università e ricerca), Sindirettivo Consob (dirigenza Consob)
AI4I (Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale) è l’infrastruttura nazionale creata dal governo nel 2024 e dedicata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale per la competitività del sistema produttivo. Con sede a Torino, integra ricerca avanzata, ingegneria, calcolo ad alte prestazioni, trasferimento tecnologico e supporto alle imprese attraverso laboratori di R&S, AI Foundry, la piattaforma SUK (System User Knowledge) di incrocio tra domanda e offerta di soluzioni di AI e l’Institute for Advanced Study. È presieduto da Fabio Pammolli e diretto scientificamente da Marco Pavone.
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