Nel rapporto Inps 2019 due novità sulle quali aprire un confronto

Accolte con interesse da CIDA le proposte di previdenza complementare pubblica e la distinzione dei conteggi fra previdenza e assistenza. Di seguito il comunicato stampa CIDA.

Roma, 10 luglio 2019. “Il primo rapporto annuale Inps firmato dal nuovo presidente, Pasquale Tridico, segna senza dubbio una discontinuità d’impostazione rispetto al passato e sembra prefigurare un ruolo maggiormente ‘politico’ di Inps. Presenta anche due novità sulle quali riflettere: un fondo pubblico di previdenza integrativa; una più accentuata trasparenza contabile fra la spesa assistenziale e quella previdenziale”. Lo ha detto Mario Mantovani, presidente di CIDA, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, commentando la relazione annuale dell’Istituto, presentata a Montecitorio. 
“Tridico ha proposto l’adozione di una forma di previdenza complementare pubblica gestita dall’Inps – ha detto il presidente di CIDA - per provare a colmare il gap di adesioni a questi fondi. Adesioni che in Italia non arrivano al 30% dei lavoratori. L’obiettivo, oltre a garantire una prudente gestione dei fondi, secondo quanto illustrato dal neo-presidente dell’Inps, dovrebbe essere quello di sostenere ‘una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia”. In particolare, Tridico ha rilevato l’anomalia rappresentata dal fatto che il maggior ente di previdenza europeo non abbia un proprio fondo integrativo pubblico. Eppure, ha spiegato, nel 2018 i fondi pensione hanno gestito risorse per 167,1 miliardi, pari al 9,5% del Pil, molti dei quali investiti all’estero
Per Tridico, quindi, la sfida del fondo Inps dovrà essere quella di aumentare il numero delle adesioni attraverso la costituzione di una valida alternativa ai fondi privati, ma anche quella di aumentare gli investimenti diretti in Italia.  Il limite all’espansione dei fondi andrebbe però ricercato – ha detto il presidente di CIDA – nell’obsoleta distinzione tra lavoro dipendente e autonomo, che impedisce d’introdurre nuove forme contrattuali strutturate, e quindi inclusive di versamenti alla previdenza complementare, e nello stesso tempo flessibili nella forma, nei tempi e nella remunerazione delle prestazioni. La suggestione del fondo Inps di previdenza complementare potrebbe essere invece sviluppata nell’ambito della contrattazione dei dipendenti pubblici, per cogliere specificità settoriali e di funzione, facilitare la flessibilità in uscita e ridurre gli effetti della discontinuità, ormai presenti anche in questo ambito. Quanto alla limitata quota d’investimenti diretti in Italia occorre analizzarne le cause, che non derivano certamente dalla carenza di capitali privati disponibili".

 “Altrettanto interessante è il passaggio della relazione di Tridico in cui afferma che ‘Il sistema pensionistico è solido’, ritenendo tuttavia necessaria una riflessione di trasparenza contabile sulla divisione reale tra spesa pensionistica e spesa assistenziale, essendo quest’ultima finanziata solo con la fiscalità generale. Un’operazione chiaramente finalizzata a una ‘contabilità rinnovata’ e non a interventi normativi, per rendere, sono parole di Tridico, ‘maggiormente comprensibili i confronti internazionali in tema di spesa pensionistica’. CIDA, i cui rappresentati sono stati e sono tuttora oggetto di campagne mediatiche per i loro trattamenti pensionistici, non può che accogliere favorevolmente un’iniziativa, maturata in seno all’Inps, destinata a fare finalmente chiarezza fra spesa assistenziale e quella previdenziale. Perché avvalorerebbe un concetto che da tempo ribadiamo: pur con la necessità di un attento monitoraggio e nella consapevolezza degli andamenti demografici, la spesa pensionistica è sotto controllo. Ci auguriamo che così cessino gli inutili allarmismi e la ricerca dei capri espiatori, ha concluso Mantovani.
 
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