Pellizza da Volpedo a Milano

Fino al 25 gennaio 2026 alla Galleria d’Arte Moderna

Il Quarto Stato (1901), olio su tela, cm 293×545. Milano, Galleria d’Arte Moderna.

Paolo Sebastiano Ramella

Socio ALDAI-Federmanager e componente del Gruppo Cultura

Quasi tutti conoscono Il Quarto Stato, il grande dipinto realizzato fra il 1898 e il 1901, carico di significati simbolici, storici e sociali, particolarmente legato alla città di Milano. Fu infatti a Milano che nel 1920, dopo un’esposizione monografica sul pittore alla Galleria Pesaro, l’opera venne acquistata con una sottoscrizione pubblica promossa dal Comune, dal Corriere della Sera e da altri enti e personalità dell’epoca, divenne patrimonio della Galleria d’Arte Moderna e venne esposta al Castello Sforzesco. Finita in cantina negli anni del fascismo, riemerse negli anni Cinquanta per essere esposta a Palazzo Marino, poi dal 2010 al Museo del Novecento, quale ideale opera spartiacque fra i due secoli, e, infine, alla Galleria d’Arte Moderna. 

Pochi però, fra i non addetti ai lavori, conoscono le altre opere di Pellizza da Volpedo, altrettanto interessanti e in alcuni casi veri capolavori. La bellissima esposizione della GAM ci dà l’opportunità di ammirare una quarantina di opere fra le più significative dell’artista. Grazie all’ottimo allestimento, possiamo ripercorrere il cammino umano e artistico di Pellizza da Volpedo, grande e purtroppo sottostimato rappresentante del divisionismo italiano.
 

La piazza di Volpedo (1888), olio su tela, cm 78×96. Milano, collezione privata.

La piazza di Volpedo (1888), olio su tela, cm 78×96. Milano, collezione privata.

Giuseppe Pellizza nacque a Volpedo nel 1868 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Nonostante i genitori contassero sul figlio maschio per aiutarli nella conduzione dell’azienda agricola, quando questi, ancora giovanissimo, manifestò la sua passione e la sua inclinazione per l’arte, furono di così ampie vedute da sostenerlo in questa scelta, iscrivendolo all’Accademia di Belle Arti di Milano. In seguito, studiò a Roma e poi a Firenze, dove fu allievo di Giovanni Fattori. Nel 1888 ritornò a Volpedo, che divenne il suo centro di interesse artistico e, proprio in quell’anno, dipinse La Piazza di Volpedo, lo scenario vuoto in cui negli anni seguenti avrebbe ambientato i contadini e lavoratori, con i volti dei suoi compaesani: Ambasciatori della Fame (1892), Fiumana (1895) e altre opere e studi che testimoniano il complesso percorso artistico e creativo che sfocerà nel Quarto Stato.

A Volpedo l’artista si dedicò alla rappresentazione della natura e approfondì in modo scientifico lo studio e la sperimentazione dei colori, affinando quella tecnica divisionista che riteneva gli garantisse degli effetti di luce molto particolari. “Da impressionista che ero divenni divisionista convinto” scrisse nel 1895, sostenendo che la luminosità che si poteva ottenere con i colori puri accostati fosse più del doppio di quella ottenuta con i colori ad olio mescolati sulla tavolozza. In effetti, ammirando alcuni dei quadri esposti alla mostra, non possiamo non rimanere colpiti e affascinati da questo effetto di colori luminosi, di figure e di paesaggi che concorrono a formare un’atmosfera mistica, esteticamente molto d’impatto, ma allo stesso tempo anche portatrice di significati a volte simbolici, a volte legati alla realtà sociale del momento.

La vita di Pellizza fu artisticamente intensa ma tormentata. Frustrato dal mancato apprezzamento dei contemporanei (Il Quarto Stato, esposto alla Quadriennale di Torino del 1902, non ebbe alcun riconoscimento e anche la speranza di venderlo venne delusa) e in preda a una profonda crisi depressiva a seguito della morte della moglie e del neonato terzogenito, nel giugno del 1907 l’artista si suicidò, ancora trentanovenne, impiccandosi nel suo studio di Volpedo.

Per chi visiterà la mostra, un suggerimento: giunti alla grande sala finale, dove è esposto Il Quarto Stato, avvicinatevi all’opera per coglierne la trama composta con tecnica divisionista da colori non più chiari e luminosi, ma verdastri e bluastri, con tonalità “sulfuree” secondo la definizione di Pellizza, per aumentare il senso di forza e movimento della scena. Poi cambiate prospettiva, spaziale e mentale, andate a sedervi in fondo alla sala e fatevi trasportare nell’atmosfera di quel momento, di quella piazza e di quell’epoca, per cogliere il potente messaggio storico e sociale che l’opera trasmette. Una folla di personaggi che avanzano, verso il futuro, non aggressivi ma compatti e determinati, come scrisse Pellizza “con la tenacia dei loro ideali”

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