Esplorando l’Agenda 2063: l’Africa che vogliamo

L'autodeterminazione africana

Giovanni Saccà 

Componente Team Africa

L’autodeterminazione è il principio cardine che ha guidato l’Africa dalla stagione delle lotte anticoloniali alla costruzione dell’Unione Africana (AU)1 e che oggi trova la sua più compiuta espressione nell’Agenda 2063 che non è solo un piano di sviluppo, ma è un progetto politico, culturale e istituzionale che mira - nell’arco di 50 anni - a trasformare l’Africa in un continente integrato, prospero, pacifico e protagonista nel sistema internazionale.

L’Unione Africana

Il 25 maggio 1963, ad Addis Abeba in Etiopia nasce l'Organizzazione dell'Unità Africana (OAU) fondata da 33 Stati indipendenti con l’obiettivo di completare la decolonizzazione del continente, difendere la sovranità degli Stati africani e promuovere l’unità politica e la cooperazione economica. A partire da questa struttura, nel corso degli anni ‘90 si sviluppa un dibattito rispetto alla necessità di far fronte alle nuove sfide e ai cambiamenti globali. 
Nel 1999 a Sirte, in Libia, (luogo di nascita del leader libico Muammar Gheddafi), durante la sessione straordinaria dell’OAU, viene decisa la nascita di una nuova organizzazione, con obiettivi molto più ambiziosi di quella dell'Unità Africana. 
La nuova organizzazione - che prende il nome di Unione Africana (UA) - è sottoscritta a Lomé, in Togo, l’11 luglio 2000 ma l’Unione nasce ufficialmente con il primo vertice dei Capi di Stato e di Governo del 9 luglio 2002 a Durban, in Sudafrica. 
L’Unione Africana è istituita con l’intento di accelerare il processo di integrazione dell’Africa, sostenere gli Stati nel contesto dell’economia globale e affrontare i problemi sociali, economici e politici del continente. Oggi, l’Unione Africana comprende tutti i 55 stati del continente. 

L’Agenda 2063

Il 26 maggio 2013 durante la 21° Assemblea Ordinaria dell'Unione Africana (UA) - ovvero in occasione della commemorazione dei cinquant'anni dalla fondazione dell'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA) - nasce l'idea dell’Agenda 2063. L'Assemblea, pur riconoscendo i successi e le sfide del passato, si è nuovamente impegnata nella costruzione di "un'Africa integrata, prospera e pacifica, guidata dai propri cittadini e che rappresenti una forza dinamica nell'arena globale". 
Il testo ufficiale dell'Agenda 2063 è stato approvato il 31 gennaio 2015 in occasione della 24ª Assemblea ordinaria dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione africana ad Addis Abeba.

L'Agenda 2063, che spazia dal buon governo alla sicurezza, fino alla promozione di una forte identità culturale e al ruolo dell'Africa come attore globale influente, comprende 15 progetti bandiera, che sono stati identificati come fondamentali per consentire e accelerare il progresso in tutti i settori dello sviluppo. Il piano di attuazione è suddiviso in fasi decennali, concepite come tappe progressive e cumulative nel percorso per coprire l’intero arco temporale 2013–2063.
La visione dell’Africa del futuro prevede una trasformazione economica, industrializzazione, agricoltura moderna, infrastrutture avanzate, benessere sociale.

L’integrazione continentale è considerata essenziale per superare la frammentazione  coloniale. Il progetto simbolo è l’African Continental Free Trade Area (AfCFTA), il Trattato di Libero Commercio Continentale Africano, che regola l'apertura delle frontiere e la creazione di un'area di libero scambio tra i Paesi membri. 
Un punto cardine dell’Agenda 2063 riguarda la transizione demografica. L'Africa è oggi il continente più giovane, con un'età media di soli 19 anni (contro i 45 previsti per l'Europa entro il 2030). La popolazione, che nel 2025 conta circa 1,55 miliardi di abitanti, è destinata a raddoppiare entro il 2050, raggiungendo i 4 miliardi nel 2100. 
La transizione demografica in Africa presenta sia opportunità che sfide. Da un lato, la popolazione giovane può essere un vantaggio per lo sviluppo economico e sociale del continente se si investe in istruzione, formazione, creazione di posti di lavoro. Dall’altro lato, la rapida crescita della popolazione può esercitare pressioni sulle risorse naturali, sull’infrastruttura e sui servizi pubblici.
Infatti, questa crescita si accompagna a un'urbanizzazione accelerata che sta cambiando il volto del continente soprattutto nelle grandi città africane: entro il 2050, il 56% degli africani vivrà in città, rispetto al 36% del 2010. Grandi megalopoli come Il Cairo, Lagos e Kinshasa (che potrebbe toccare i 24 milioni di abitanti entro il 2040) pongono sfide immense per quanto riguarda l'accesso ad alloggi, servizi igienici, istruzione e lavoro.
In sintesi, la transizione demografica in Africa richiede un approccio integrato e sostenibile che tenga conto delle esigenze della popolazione giovane e delle sfide ambientali e sociali del continente.

Anche per quanto riguarda l'economia, l’Africa mostra segnali di forte dinamismo. Infatti, è il secondo continente per velocità di crescita dopo l'Asia, con proiezioni di incremento del PIL del 4% nel 2025. Secondo le proiezioni di Goldman Sachs, entro il 2075 nazioni come la Nigeria e l'Egitto diventeranno rispettivamente la quinta e la settima economia mondiale per PIL nominale, superando molte potenze europee attuali.
Per sostenere questa crescita, l'Unione Africana ha lanciato il PIDA  (Programme for Infrastructure Development in Africa), un piano magistrale per il periodo 2012-2040 focalizzato su trasporti, energia, acqua e ICT. L’Africa sta investendo molto in energia solare, eolica ed idroelettrica con progetti in Sudafrica, Egitto e Kenya.
L'obiettivo numero uno dell'Agenda 2063 è la AIHSRN (The African Integrated High Speed Railway Network): una rete ferroviaria ad alta velocità volta a collegare tutte le capitali e i centri commerciali del continente utilizzando lo scartamento standard (1435 mm). Sebbene il primo decennio di attuazione abbia registrato ritardi (con un completamento del settore ferroviario fermo al 20%), progetti pilota come la Mombasa-Nairobi in Kenya hanno già dimostrato di poter incrementare il PIL nazionale dell'1,5%.
Tra il 2000 e il 2022 la Cina ha investito in Africa circa 170 miliardi di dollari, costruendo oltre 10.000 km di ferrovie e 100.000 km di strade. La sua strategia si basa su prestiti garantiti da risorse naturali.

L’Unione Europea propone il Global Gateway, un piano da 150 miliardi di euro entro il 2027, focalizzato su transizione verde, digitale e sociale. Ne è un esempio il Corridoio di Lobito, un progetto ferroviario che coinvolge Angola, Zambia e Repubblica Democratica del Congo per il trasporto di minerali critici.
L'Italia si inserisce in questo contesto con il Piano Mattei, una strategia di partenariato paritario e "non predatorio". Il piano si articola su sei settori: istruzione, salute, agricoltura, acqua, energia e infrastrutture. In stretta sinergia con il Global Gateway europeo, l'Italia punta a diventare un hub energetico nel Mediterraneo, favorendo progetti come l'interconnessione elettrica ELMED e sostenendo la formazione di nuove competenze tecniche nel continente.

In conclusione, l'Africa non è più un continente che subisce la storia, ma un attore che sta cercando di determinare il proprio destino. Attraverso la mobilitazione delle risorse interne e il rafforzamento dell'AfCFTA (Area di libero scambio), il continente si prepara a coronare il suo sviluppo con collegamenti stabili (tunnel o ponti) verso l'Europa e l'Asia, una volta che i tempi saranno maturi.

NOTA

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