Marzo 2026: produzione attesa stabile. L’aumento dei costi il principale impatto della guerra per le imprese

A marzo le grandi imprese indicano attese di produzione complessivamente stabili. La rilevazione include inoltre un focus sugli effetti del conflitto in Medio Oriente, da cui emerge come i principali fattori di criticità riguardino soprattutto i costi dell’energia e quelli di trasporto/assicurazione

A cura del Centro Studi Confindustria - Indagine rapida CSC sull'attività delle grandi imprese industriali - Marzo 2026: produzione attesa stabile. L’aumento dei costi il principale impatto della guerra per le imprese
  • A marzo 2026 le grandi imprese associate a Confindustria indicano attese di stabilità della produzione rispetto a febbraio. Secondo i risultati dell’indagine rapida sulla produzione industriale, il 45,6% degli intervistati prevede una produzione stabile. Risulta in diminuzione, rispetto al mese precedente, la quota di chi si aspetta un aumento (45,6% da 50,3%). Infine, la quota di coloro che si attendono un calo è pari all’8,8% (Grafico 1).
  • I saldi delle risposte, relativi ai principali fattori che nei prossimi mesi sosterranno o freneranno la produzione, segnalano un peggioramento generalizzato. In particolare per quanto riguarda i costi di produzione e la disponibilità di materiali.
  • Gli industriali considerano la domanda e gli ordini i principali fattori di sostegno alla produzione.
  • Restano in territorio positivo i giudizi sulla disponibilità di manodopera e le attese sulle condizioni finanziarie.
  • Nel questionario di marzo è stato chiesto agli industriali quali siano i principali problemi o gli ostacoli derivanti dal conflitto in Medio Oriente, sia con riferimento alle criticità già riscontrate sia a quelle attese nel caso in cui il conflitto dovesse protrarsi per oltre un mese. Dai risultati emerge che i tre principali fattori di tensione sono il costo dell’energia, attualmente il più rilevante per il 25,0% dei rispondenti al quesito, i costi di trasporto e/o assicurazione (21,9%) e il costo delle materie prime non energetiche (18,4%). Quest’ultimo è indicato come il principale elemento di preoccupazione qualora il conflitto dovesse protrarsi oltre un mese dal 20,7% delle imprese che hanno risposto al quesito. Tra le altre possibili criticità indicate agli intervistati, si osserva che, nel caso in cui il conflitto perduri oltre un mese, aumenta la quota di industriali che esprimono preoccupazione per tali fattori (Grafico 2).

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