A Pavia, Lodi e Mantova l’occupazione è donna

I numeri dell'occupazione femminile lombarda confermano un crescente equilibrio con oltre 44 donne su 100 lavoratori.

L’indagine, voluta dalla Consigliera di parità di Regione Lombardia e affidata a PoliS-Lombardia, si basa sui dati estrapolati da quanto rilevato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulla base delle informazioni obbligatorie fornite da circa il 90% delle aziende che operano in Lombardia e hanno oltre cento lavoratori e lavoratrici alle dipendenze. Le informazioni raccolte sono relative alle diverse professioni, alla tipologia di assunzione e di contratto, alla formazione, alla promozione professionale, ai livelli, ai passaggi di categoria o di qualifica, a fenomeni di mobilità, all’intervento della cassa integrazione guadagni (CIG), ai licenziamenti, ai prepensionamenti e ai pensionamenti, alla retribuzione effettivamente corrisposta. 

Le aziende prese in esame al 31 dicembre 2017 sono complessivamente 2.953, il 54% delle quali operano nella provincia di Milano, mentre 318 in quella di Brescia, 303 di Bergamo, 151 di Monza e Brianza, 138 di Varese. Il 54,9% del totale, quindi 1.620, opera nel settore dei servizi, mentre il 44,9% (1.326) in quello dell’industria. Solo 7 nel settore agricolo. 

Su oltre 1,5 milioni di occupati in Lombardia, la quota femminile era il 44,8%. “La loro presenza – si legge nel rapporto – è inferiore a quella maschile in maniera piuttosto omogenea sul territorio: solo nelle province di Pavia, Lodi e Mantova si assiste a una prevalenza femminile (rispettivamente 58,1%, 52% e 51,2%)”. È nel settore servizi, dove nel 2017 risultavano impiegati oltre 1,1 milioni di lavoratori, che le donne superano, con il 52,5%, gli uomini. 
 
La retribuzione lorda media per addetto nelle imprese in Lombardia con oltre 100 dipendenti risulta pari a 39.684 euro annuiPer gli uomini tale importo sale a 43.210 euro e per le donne è di 35.704. I salari più elevati si registrano nei settori industriali. I salari più bassi riguardano i servizi sociali e personali. In agricoltura si misura il divario relativo di genere più elevato tra i dipendenti. “Nel complesso, a parità di appartenenza alla stessa categoria professionale – si legge nel rapporto – a imprese dello stesso settore di attività e dislocate nella stessa provincia lombarda, essere dipendente donna è, in termini di retribuzione annua media per il 2017, ‘svantaggioso’ del 18,2% circa rispetto all’essere dipendente uomo”. In generale, tale gap, per individui appartenenti allo stesso settore di attività economica, diminuisce al crescere del livello di qualifica professionale posseduto. Nel settore industriale il differenziale nella categoria operai è del 26,6% e diventa il 13,2% tra i quadri

“Leggendo l’informazione sulla localizzazione provinciale – precisa il rapporto di PoliS-Lombardia – emerge, in termini salariali maschili, il primato di Milano (44.586 euro lordi annui), seguita da Lecco (44.432 euro) e Varese (43.542 euro); in coda Sondrio e Pavia, rispettivamente con 35.314 e 34.912 euro. Tra le donne è ancora Milano la provincia con retribuzioni più alte (38.531 euro), seguita da Monza e Brianza (35.315 euro) e Cremona (33.780 euro); ultime di nuovo le imprese residenti nelle province di Pavia e Sondrio (28.434 e 26.834 euro)”. I differenziali salariali relativi più consistenti, e ancora penalizzanti per le donne, si misurano per le province con sede legale a Brescia e Lecco, entro i cui territori il gap è rispettivamente del 28% e del 24,7%; Milano risulta la provincia più virtuosa con un differenziale retributivo del 13,6%.

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