I Dirigenti Italiani per il terremoto in Friuli

Nella ricorrenza dei 50 anni dal sisma, ricordiamo l’intervento di solidarietà dei Dirigenti Italiani FNDAI/CIDA

Antonio Pesante

Antonio Pesante Federmanager FVG e componente del Comitato Nazionale Pensionati

Antonio Pesante  

Federmanager Friuli Venezia Giulia

Il terremoto del Friuli del 1976 ebbe un ruolo determinante nella storia del popolo Friulano, ma anche in quella del Sindacato Dirigenti Italiani.
A solo quattro giorni dopo il terremoto, Luigi Comino Presidente del Sindacato Friulano Dirigenti Azienda Industriali di Udine e Pordenone (SFDAI) contattò la Federazione Nazionale Dirigenti (allora FNDAI) e la CIDA Nazionale (Confederazione Italiana Dirigenti d’Azienda) affinché venga istituito un fondo di solidarietà nazionale pro terremoto Friuli.
Per favorire un rapido utilizzo degli importi del fondo venne deciso di aprire un’unico conto corrente bancario in Udine intitolato “Comitato Terremoto Friuli”.

Venne inoltre istituito un comitato locale, che assumesse con velocità le decisioni del momento, formato da: Luigi Comino (presidente SFDAI UD e PN) Coordinatore, Giorgio Costantinides (Presidente SDDI di TS e GO e Presidente CIDA FVG), Arturo Garlato (SFDAI UD e PN), Guido Salvi (FNDIA TS), Iader Marioni (FNDAI Padova), Guido Nobile (FeNDAC), Antonio Pesante (SFDAI UD e PN) Segretario.

Il Comitato si avvalse della consulenza degli associati Ing. Renato Novarrin (allora direttore lavori dell’autostrada Udine-Tarvisio) per i calcoli CA e i progetti vari e del dirigente Diogene Merlino quale direttore lavori.

Il Comitato decise per la costruzione di una o più abitazioni definitive e durevoli, orientandosi così verso la realizzazione di case prefabbricate definitive con l’aggiunta di uno scantinato ad uso di garage e cantina.

Visionati vari preventivi, la scelta cadde sulla ditta Wierer di Bressanone, con la quale il Comitato il 12 luglio 1976 firmò il contratto di fornitura di 5 case prefabbricate con superfice di 80 mq. La firma fu fatta sulla fiducia, a quella data l’ammontare delle sottoscrizioni non copriva l’intero importo la cifra dell’ordine. Venne inoltre impegnata la ditta costruttrice ad una opzione di fornitura di ulteriori 5 abitazioni da confermarsi entro fine anno.

La località ove costruire le case venne scelta tra i 5 cinque comuni, indicati dalla Regione Friuli Venezia Giulia come maggiormente colpiti dal sisma, quali: Artegna, Buia, Moggio Udinese, Osoppo e Venzone. Il 3 giugno 1976 venne scelto, mediante estrazione pubblica, il comune di Artegna.
Il Comitato chiese al comune di Artegna di dedicare, entro 7 giorni, un terreno, sul quale costruire le abitazioni scelte. Chiese inoltre l’intitolazione della strada relativa alla memoria di Mario Bertoli, quale unico dirigente deceduto la sera del 6 maggio sotto le macerie di una abitazione di Magnano in Riviera, ove era ospite di un suo conoscente.
A soli 5 mesi dallo scisma, il 16 ottobre 1976, vennero inaugurate le prime 5 case definitive in un quartiere periferico di Artegna.

La sottoscrizione continuò egregiamente permettendo così di costruire altre 7 abitazioni che vennero inaugurate il 29 ottobre 1977.
Le iniziative di solidarietà del Comitato avvennero anche in altri comuni del Friuli quali: Comune di Montenars con la fornitura di derrate alimentari, Comune di Coia con la fornitura di filo vergella da costruzione, Comune di Taipana con un contributo per l’acquisto di un furgone per trasporto anziani.

L’importo complessivo della solidarietà dei dirigenti italiani fu di oltre 500 milioni di Lire e fu gestito dal Comitato a carattere volontaristico e gratuito. Le spese generali furono pari a Lit. 1.080.000, fatte solamente di spese vive (tributi, tasse varie e costi di progettazione).
Il Comitato Terremoto Friuli si impegnò anche alla costruzione, realizzazione e inaugurazione di ulteriori 8 case definitive, su incarico della Banca Popolare Udinese, che intendeva realizzate ciò con i fondi sottoscritti dalla banca stessa e dai suoi dipendenti.

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