L’invecchiamento non è un costo ma un’opportunità

Longevity Economy. Da Silver a Longevity. La grande economia dei prossimi decenni

Franco Torelli

Franco Torelli Presidente Federmanager Trento e Componente del Comitato Nazionale Pensionati

Il nuovo libro di Alberto Brambilla parte da una tesi molto chiara: l’invecchiamento della popolazione non deve essere più visto solo come un costo per pensioni e sanità, ma come una gigantesca opportunità economica, sociale e industriale: infatti non basta più parlare di “Silver Economy” cioè di mercati per anziani, bisogna passare ad una “Longevity Economy”, cioè un’economia costruita attorno all’allungamento della vita ed alla nascita di una nuova fase produttiva della vita.
Negli ultimi decenni l’aspettativa di vita è aumentata di oltre 20 anni, gli over 50 e over 65 sono una quota crescente della popolazione, entro il 2050 oltre un italiano su tre avrà più di 65 anni. E questa fascia possiede una parte enorme del risparmio, del patrimonio immobiliare e della capacità di consumo: l’economia legata agli over 50 vale circa 715 miliardi di euro, quasi un terzo del PIL nazionale.
Questo aumento della vita media è uno dei più grandi successi della modernità, la conquista collettiva del Novecento, ma il sistema sociale italiano è rimasto costruito per vite più brevi, famiglie numerose e pensionamenti relativamente brevi. Per cui politica ed economia continuano a trattarlo soprattutto come un problema di costi.
Uno dei concetti centrali del libro è quello dei “Long ennial”, neologismo con cui Brambilla indica le persone dai 50 anni in su: non più anziani passivi, ma cittadini attivi, consumatori, lavoratori, investitori e portatori di competenze. Gli over 50 sono già oggi uno dei principali motori economici del Paese. La longevità non è un settore economico, ma un nuovo paradigma sociale e questa trasformazione cambia radicalmente la nostra società: cambierà il welfare, il mercato del lavoro, la sanità, i consumi, il turismo, la finanza, i servizi alla persona, il modo stesso di progettare città e abitazioni.
Il libro insiste molto sul fatto che l’Italia – essendo uno dei Paesi più longevi del mondo – potrebbe trasformare questa realtà in un vantaggio competitivo e creare nuovi mercati generati proprio dall’invecchiamento, sviluppando ad esempio tecnologie per l’invecchiamento attivo, un’assistenza sanitaria evoluta, una silver economy con servizi dedicati, prodotti finanziari e assicurativi per la longevità e nuove forme di lavoro e formazione continua per combattere l’obsoloscenza professionale.
Cosa deve fare l’Italia? Brambilla propone un cambio culturale: considerare la longevità come una “forza produttiva” capace di generare occupazione, investimenti e innovazione.
A fronte di un immobilismo istituzionale, di una visione assistenzialistica della vecchiaia e di una demonizzazione della spesa previdenziale, occorre riformare pesantemente il welfare, incentivare l’invecchiamento attivo e favorire il lavoro senior. Sviluppare servizi per la longevità, integrare pubblico e privato e sostenere natalità e produttività. Così facendo l’Italia potrebbe diventare un laboratorio mondiale della Longevity Economy.
Come ha detto Cuzzilla alla presentazione del libro, i senior non sono più una risorsa da accompagnare fuori, ma da riattivare dentro. Possono trasferire competenze, esperienza e capitale sociale. Ma oggi serve un modello che valorizzi davvero questo contributo. L’Italia non deve difendersi dall’invecchiamento: deve trasformarlo nel principale motore economico e sociale dei prossimi decenni.
Prepariamoci.

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