L’Italia nella palude della mediocrazia

Il risultati del Meritometro 2018

Giorgio Neglia      

Consigliere Forum della Meritocrazia e Responsabile Meritometro
Il 2019 si è aperto con previsioni di crescita “da prefisso telefonico” per il PIL del nostro Paese, che risulta ultimo in Europa. Molte sono le variabili economiche che influenzano questi risultati, ma un elemento di sistema, come la diffusione della cultura del merito, può offrire una chiave interpretativa originale dell’attuale situazione e identificare alcune possibili vie d’azione.  

Il Forum della Meritocrazia, con il Meritometro, misura il livello di meritocrazia del nostro Paese in raffronto con i principali partner comunitari. Lo strumento, messo a punto con un team di ricercatori dell’Università Cattolica, si basa su sette pilastri – libertà, pari opportunità, qualità del sistema educativo, attrattività per i talenti, regole, trasparenza, mobilità sociale – e, attraverso indicatori e dati provenienti da fonti statistiche ufficiali, consente di definire e quantificare il merito nell’economia e nella società. Il Rapporto completo sul Meritometro, giunto al quarto anno di rilevazione, con il dettaglio delle metodologie e delle fonti utilizzate, è disponibile cliccando Forum della Meritocrazia.
Gli ultimi risultati del ranking sul merito, basati sui dati dello scorso anno, fotografano un’Europa a tre velocità dove i paesi scandinavi restano i best in class seguiti dal blocco dei virtuosi (UK e paesi del Nord Europa) per finire con gli ultimi della classe, Italia inclusa. I risultati parlano chiaro: i paesi più meritocratici hanno un sistema di regole chiaro e trasparente, garantiscono pari opportunità e libertà, e creano le condizioni necessarie per aumentare nel tempo e in maniera più consistente il proprio livello di ricchezza e benessere.  

La situazione del merito nel Bel Paese è sconfortante, soprattutto se si considera il ristagno delle performance nel tempo. L’Italia è ferma ai livelli del 2015 e, con un punteggio di 23.57, si conferma in un’ultima posizione, con 43 punti di distacco dalla Finlandia (prima in classifica) e 29 punti dalla Germania. 

Negativi e particolarmente preoccupanti gli andamenti della qualità del sistema educativo, che continuano a registrare valori al di sotto delle medie europee sugli abbandoni scolastici e sull’educazione terziaria. Dati che, oltre a rendere difficoltoso l’accesso al mercato del lavoro da parte dei giovani, non favoriscono l’attrattività per i talenti e minano alle fondamenta le potenzialità competitive del Paese dinanzi alla quarta rivoluzione industriale. Segna il passo anche la “libertà”, che è la cartina di tornasole della capacità del sistema di garantire condizioni idonee a valorizzare le iniziative di cittadini e imprese. Il peggioramento su questo fronte è dovuto alle inefficienze del mercato del lavoro, ad un sistema bancario nel complesso debole e ad una “burocrazia” lenta e complicata.
Buone nuove sul fronte della trasparenza e delle regole, grazie alla positiva azione anticorruzione portata avanti negli ultimi anni, anche se i gap restano ancora notevoli. Il risultato sulle pari opportunità denota un’inversione di tendenza rispetto agli scorsi anni in virtù di una flebile riduzione dei NEET, frutto (debole) delle politiche di incentivazione al lavoro dei giovani. In tutti i casi, il dato sull’inattività giovanile resta drammaticamente il più alto d’Europa, mentre il fiume carsico del brain drain non si arresta. Il soffitto di cristallo resta ancora una barriera più che consistente, pur registrandosi un lieve incremento delle donne in posizioni manageriali e nei board.    

Le ragioni di questa situazione affondano le proprie radici nella cultura del Paese che privilegia l'appartenenza e le relazioni come meccanismi di promozione sociale. Una cultura purtroppo condivisa da una parte consistente della popolazione, che vede il merito come il peggior nemico dell’uguaglianza, e da certe élite che, non spiccando per autorevolezza, etica e trasparenza, fanno leva proprio su questi timori per cristallizzare le differenze e consolidare lo status quo. In questa originale “melassa” culturale la “mediocrazia” finisce per essere il vero motore dell’intero sistema, dalla politica al mondo del lavoro, fino alla scuola e alla formazione. Si predilige il presente e la conservazione, più che il futuro e l’innovazione. Una realtà bloccata, chiusa e afasica che non riuscendo, né a valorizzare le eccellenze, né a garantire pari opportunità, finisce per scontentare tutti, tranne chi da questa “palude mediocratica” continua a lucrare consistenti rendite di posizione. 

Per iniziare a invertire la tendenza sono necessari interventi decisi e strutturali. Serve coraggio e, soprattutto, la crescita della consapevolezza nei nostri leader dell’importanza del merito nel determinare le condizioni necessarie alla produzione e alla distribuzione della ricchezza. 
Bisogna agire presto, per evitare che la situazione di stallo nella quale siamo intrappolati finisca per fagocitare le tante energie positive del Paese, contribuendo a relegare l’Italia ai margini dei processi di innovazione che caratterizzano sempre più gli scenari tecnologici, economici e sociali. 

Bisogna agire bene, ricordando che la meritocrazia: non si realizza per legge, ma che i provvedimenti legislativi possono e devono essere orientati al merito; non si ottiene con una delibera di un CdA, ma che le decisioni dei board e del management possono e devono essere orientate a diffondere e premiare il merito nelle organizzazioni; non è materia d’esame, ma che il sistema educativo può e deve promuovere la diffusione della cultura del merito tra le nuove generazioni, che più di tutte hanno il diritto di vivere in un paese meritocratico. 
Il Forum della Meritocrazia da anni mette al centro del dibattito queste priorità e si impegna direttamente, con i propri progetti rivolti ai giovani, ai manager e alle imprese, per la diffusione della cultura del merito nel Paese. Vista l’entità degli sforzi da compiere è indispensabile attivare concrete sinergie con i tanti attori della società e dell’economia italiane “portatori sani di meritocrazia”. Solo così riusciremo a districarci dalla palude e ridare slancio al Paese.

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