Meglio prevenire che curare i conflitti

La pace si conquista spegnendo i focolai e le tensioni. Cosa abbiamo fatto per evitare questa guerra?

Vincenzo Maria Viola

Associato Federmanager Basilicata
Difendere l’integrità geografica di uno Stato, operare con lungimiranza per prevenire eventuali attacchi di un nemico è certamente tra i compiti della Politica. 

Nel VII secolo a.C. il poeta greco Tirteo indirizzava questi versi all’elite politica spartana: "… Abbandonare la città, le sue ricche campagne e mendicare, vagando con la madre diletta, il padre vecchio, i bimbi, la cara sposa è la cosa più turpe … combattiamo coraggiosi per la patria e per i figli moriamo. E non risparmiamo la vita."

Le tribù dei nativi americani erano bellicose ma ignoravano ciò che accadeva in un mondo lontano dal loro. Gli europei arrivarono nelle loro terre con armi sconosciute: in quattro secoli da oltre 10 milioni, i nativi dell’America del nord si ridussero a qualche migliaio. Gli storici ritengono che in quattro secoli le vittime del genocidio delle popolazioni dell’intero continente americano siano state tra i cinquanta ed i cento milioni.

L’impreparazione militare dell’Unione Sovietica nel fronteggiare l’invasione tedesca del 1941 pare sia costata a quei popoli circa 25 milioni di morti, tra militari e civili.

Nel 1962, gli Stati Uniti, con un blocco navale, impedirono all’Unione Sovietica di installare delle rampe missilistiche a Cuba, a 90 miglia dalla costa americana (agli Stati Uniti era riuscito di installarli in segreto a Smirne, in Turchia).

Anche noi italiani ne sappiamo qualcosa. In cambio dell’aiuto dato all’Italia nella II guerra di indipendenza, la Francia pretese il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza in modo da spostare il confine sulle Alpi e garantirsi una miglior difesa in caso di attacchi da quei versanti. Alla fine della Seconda Guerra mondiale, la Francia ha ottenuto l’annessione di due piccoli comuni del cuneese (Briga e Tenda) per il controllo di vie di comunicazione lungo il confine tra i due Stati. Dopo la Prima Guerra mondiale, l’Italia si è annessa il Sud Tirolo (l’attuale provincia di Bolzano), all’epoca etnicamente compatto, di lingua tedesca, per spostare il confine con l’Austria in posizione più vantaggiosa potendo beneficiare della difesa naturale delle Alpi.

Dovrebbe quindi essere tra le competenze della Politica la difesa dei confini dello Stato e della pace. Per questo, sull'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, mi chiedo se noi europei abbiamo fatto il possibile per evitarla. 

Dopo la fine dell'Unione Sovietica, dal 1997 in poi, al seguito degli Stati Uniti, abbiamo incentivato l'espansione della NATO (sono entrati 8 Paesi dell’Europa orientale, prima alleati dell'Unione Sovietica, oltre ad altri 6 paesi prima neutrali: Romania, Albania e 4 repubbliche della ex Jugoslavia).  Nel 1999, al seguito degli Stati Uniti, abbiamo bombardato la Serbia, alleata della Russia, e le abbiamo tolto la regione del Kosovo. 

Tra giugno e luglio 2021 la Nato e l'Ucraina organizzano nel Mar Nero le più ampie manovre militari di sempre (nome in codice “Sea Breeze” … è anche la denominazione di un cocktail a base di vodka), con 32 Paesi partecipanti, reiterate in scala minore nell'agosto successivo. Tra luglio ed agosto 2021, nella Georgia caucasica, ove sono già presenti basi militari degli Stati Uniti, 13 Paesi hanno condotto manovre militari per “permettere alle truppe georgiane di interagire con quelle della NATO”. Finlandia, Svezia, Moldavia e Georgia non ne sono membri effettivi, ma hanno accentuato le collaborazioni organizzative e militari con la NATO e sono in corso valutazioni per una loro adesione.

A fronte di quest’attivismo militare, non risulta vi siano state serie iniziative di negoziato per smilitarizzare le frontiere tra NATO e Russia. Al contrario, si è continuato nell’esibizione muscolare alternando manovre militari di NATO e Russia ai confini. In una situazione di confronto militare è allora lecito attendersi che le due parti valutino attentamente le mosse dell’avversario.

Per conservare libertà di manovra in Mar Nero, la Russia ha reagito occupando la Crimea, a maggioranza russofona, e appoggiando repubbliche autonome, a maggioranza russofona, in Georgia, Ucraina, Moldavia. Nel luglio 2021 è stato pubblicato un libro scritto dal Presidente russo Vladimir Putin dal titolo “Sull’unità storica di russi ed ucraini”, sembrerebbe che il libro sia stato distribuito all’esercito russo come materia di studio. Quest’ultimo atto è sicuramente un indice di preparazione ad una eventuale azione militare contro l’Ucraina. 

Mi chiedo se l’Unione Europea abbia invece valutato attentamente le mosse dell’avversario sino a prevedere anche l’eventualità di una invasione dell’Ucraina. Credo di no, abbiamo disatteso quel precetto dell’arte politica che prescrive di operare con lungimiranza per prevenire eventuali attacchi di un nemico. 

Non siamo stati in grado di prevenire: né favorendo (imponendolo anche agli Stati Uniti) un tavolo negoziale con la Russia per smilitarizzare i confini ad est né valutando quelle che potevano essere le mosse dell’avversario in un contesto di confronto militare.

Questa crisi mette in evidenza un’ulteriore falla dei nostri sistemi di rappresentanza: le linee direttrici della politica estera non sono esposte, discusse e decise in un pubblico confronto. Il cittadino, è tenuto sostanzialmente fuori da decisioni che riguardano il proprio modo di vivere, la propria incolumità, la propria adesione cosciente a un progetto di rapporti con altri Stati. Le relazioni internazionali sono spesso da interpretare, come fossero messaggi in codice in uno stile tra il propagandistico e il bullo.

Mi auguro che l’evoluzione della crisi attuale dopo questo drammatico confronto militare sia l’apertura di un tavolo negoziale permanente dove si possa uscire da una logica di rapporti di forza e si possano valutare tutte le possibilità di ridurre la tensione militare alla frontiera Europa-Russia. L’aspirazione della maggioranza dei cittadini europei è che in prospettiva questa frontiera sia sempre più permeabile agli scambi culturali ed economici e mi auguro che la Politica riesca ad interpretarla e realizzarla.

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