Mario Draghi. Il ritorno del Cavaliere Bianco

Il nuovo saggio di Roberto Napoletano si articola essenzialmente in due parti: una cronaca “quasi quotidiana” degli accadimenti che, essenzialmente nel 2020, hanno fatto da prefazione alla nomina di Draghi, cui segue un’attenta analisi e riflessione sul primo quadrimestre del Governo Draghi.

Di Roberto Napoletano
Edizioni: La Nave di Teseo 2021
Pagine 432 - Prezzo 20 € 
Disponibile in versione ebook

Recensione a cura di Stefano Guerci
Nella prima parte si testimonia l’ardua lotta contro il tempo e contro l’ignoto nell’affrontare la pandemia e la connessa crisi economica, la successiva negoziazione per il PNRR (del cui successo si dà volentieri atto al governo Conte 2), il progressivo isterilimento dell’azione governativa nel secondo semestre del 2020, con un premier sempre più paralizzato oltre che ostaggio delle dinamiche interpartitiche, delle burocrazie centrali e periferiche, delle istanze regionali in competizione tra loro. Nella seconda parte si segue l’evoluzione del nuovo Governo Draghi, per il quale il pensiero di Napoletano può essere riassunto nei seguenti messaggi base: 
  1. Il Governo Draghi rappresenta davvero, di fronte all’Europa, l’ultima chance di riforma “in profondità” del nostro Paese: affascinante il parallelo con il Governo De Gasperi e il richiamo a figure come Menichella in Banca d’Italia, Pescatore nella prima Cassa per il Mezzogiorno degli anni ‘50, Di Vittorio in CGIL con il suo Patto per il Lavoro, figure tutte animate da un autentico spirito di rinascita e di ricostruzione nazionale.
  2. La gestione del debito pubblico italiano (2.600 miliardi di euro, di cui il 30% in mano a istituzioni finanziarie non residenti e il 21% in mano alla BCE) è condizionata in maniera decisiva da un tasso di crescita del PIL “sostenuto e strutturale”, cui solo conseguirà un andamento sostenibile dello spread BTP/BUND. 
  3. Un tasso di crescita del PIL “sostenuto e strutturale” sarà determinato, al di là dei consumi interni e delle esportazioni, da una vistosa accelerazione degli investimenti pubblici (per il quale va superato il duplice gap di un’incidenza percentuale drammaticamente bassa rispetto al resto della UE e di tempi di autorizzazione, progettazione ed esecuzione semplicemente inaccettabili) e “a ruota” degli investimenti privati.
  4. Gli investimenti pubblici sono, insieme con le riforme di struttura (semplificazione di struttura e di processi della PA centrale e periferica, giustizia, concorrenza e fiscalità), decisivi al fine del progresso dell’indice di attrattività del Paese e della correlata attivazione di investimenti privati nazionali e internazionali. 
  5. La crescita sostenuta e strutturale (a fronte di un dato di crescita dell’Italia, nel ventennio 1999/2019, del 7,9%, contro il 30/32% di Germania e Francia e il 44% della Spagna) è intimamente connessa con il superamento qui e ora del dualismo Nord/Sud nella spesa pubblica sociale (istruzione, formazione, ricerca, sanità), nelle infrastrutture di sviluppo (banda larga ultraveloce, alta velocità, tutela del territorio, ponte sullo Stretto e autostrade), negli investimenti pubblici e privati. Ma l’Italia e il suo Meridione devono smetterla qui e ora di piangersi addosso, fare qui e ora le riforme di struttura, dotarsi qui e ora di un’amministrazione centrale e locale competente, trainante, capace davvero di spendere bene e di concepire progetti per l’esecuzione nei tempi prestabiliti. 
Preziosi i discorsi di Draghi in Appendice (Meeting dell’Amicizia 2020, voto di fiducia al Governo in Senato, apertura anno giudiziario Corte dei Conti) che ne testimoniano lo stile comunicativo “asciutto e concludente” e il modus operandi, fondato su priorità essenziali, sfide non rinviabili, assunzione di responsabilità verso la comunità nazionale. 

Per documentare infine la traiettoria biografica di Draghi non possiamo non segnalare il pregevole saggio di Marco Cecchini “L’enigma Draghi”, edito da Fazi Editore nel maggio del 2020.

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