Riprendiamoci lo Stato

Il nuovo saggio di Boeri e Rizzo è di estremo interesse in quanto la ben assortita coppia di autori (un professore universitario/manager pubblico e un giornalista di inchiesta) rende la lettura appassionante, competente ed allo stesso tempo scorrevole, unendo a una parte, prevalente, di denuncia di problemi radicati nella gestione della macchina pubblica, una significativa parte propositiva di “idee per riprenderci lo Stato”

Di Tito Boeri e Sergio Rizzo
Feltrinelli 2020
Pagine 329 - Prezzo 18 € disponibile in formato ebook

Recensione a cura di Stefano Guerci, Socio ALDAI-Federmanager
Quanto alla denuncia, al di là di molti fatti e misfatti in materia previdenziale e fiscale, rivestono particolare interesse i circostanziati richiami a:   
  1. poliburocrazia: la nostra amministrazione pubblica ai livelli apicali è sempre meno competente e sempre più infeudata dai partiti, mentre proprio un sistema instabile come quello italiano, con la ben nota breve vita dei governi, necessiterebbe di uno stabilizzatore competente e indipendente per dare continuità alla gestione in progress dello Stato.
  2. ipertrofia legislativa: la nostra produzione legislativa è così copiosa in quanto tesa a disciplinare materie che ben potrebbero essere normate a livello di decretazione ministeriale, in modo specifico, competente e snello.
  3. moltiplicazione inesausta di enti pubblici sia a livello centrale che periferico, con un bilancio costi/benefici decisamente negativo,  se non per l’opportunità di creare posti di potere per i partiti, si veda il caso delle “scelte autoreferenziali” nel campo della Sanità  e delle RSA. 
Quanto alle soluzioni, sono caratterizzate da un comune approccio genuinamente “riformista”: rifuggono dalla facile scorciatoia della faciloneria, sono concretamente implementabili, vanno realizzate con il coinvolgimento attivo dell’amministrazione interessata, ingrediente imprescindibile per una realizzazione effettiva. Tra le molteplici proposte, cogliendo fior da fiore: 
  1. Competenze tecniche anziché spoil system: cambiare vertici amministrativi in funzione di chi vince di volta in volta le elezioni può funzionare in sistemi politici stabili come quello USA. Sistemi politici instabili come quello italiano necessitano invece di vertici amministrativi stabili, autorevoli, competenti, nominati in maniera effettivamente meritocratica e trasparente. 
  2. Integrare professionisti: disponiamo di una macchina amministrativa con assai prevalente background giuridico, mentre sempre di più necessitiamo di ingegneri, attuari, analisti dati, geologi, medici. Contiamo che il mix professionale della PA italiana venga corretto dal piano assunzioni correlato al PNRR, anche con innesti mirati dal settore privato.  
  3. Uno stress test prima del varo di ogni legge: spesso le molte leggi entrate in vigore semplicemente falliscono per mancanza dei decreti attuativi, o perché non si è adeguatamente ascoltata l’amministrazione competente in sede di stesura finale del testo.  
  4. Misurare i risultati in base al giudizio dell’utente, sul modello dell’azienda privata, per aumentare il livello di servizio è indispensabile integrare sempre più il giudizio dell’utente nella misurazione della performance dell’amministrazione. 
  5. Cig per dipendenti pubblici: cogliendo l’opportunità dell’ormai prossima riforma degli ammortizzatori sociali, estendere la Cassa Integrazione anche per il settore pubblico costituisce occasione ghiotta per dimensionare correttamente i vari dipartimenti e consentire l’ottimale allocazione delle risorse.
Cambiare sulla base di un’analisi rigorosa e strutturata è allora possibile anche nel caso della PA italiana?  Nonostante un Paese che davvero appare una “ruota quadrata”, con dinamismo basso e un'inerzia negativa impareggiabile, forse è possibile sull’onda del PNRR attualmente in elaborazione. Se non ora quando?  

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