Comitato Pensionati
Mino Schianchi
Presidente Mino Schianchi
L’anno 2025 è stato caratterizzato da importanti cambiamenti nelle normative pensionistiche, fiscali e di protezione sociale:
Perequazione. Il meccanismo perequativo è stato ricondotto, dal 1º gennaio 2025, alla sua impostazione tradizionale, fondata sulle aliquote del 100%, 95% e 75% e sul calcolo per scaglioni. Nel mese di gennaio, la sentenza n. 19/2025 della Corte Costituzionale ha inoltre confermato la legittimità della riduzione della perequazione automatica per gli anni 2023–2024. Si è convenuto di non insistere ulteriormente su questo tema, in quanto il ripristino del sistema tradizionale rappresenta già un risultato concreto dell’azione svolta dalle nostre organizzazioni, fermo restando che sarà comunque necessario mantenere alta l’attenzione per evitare il ripetersi di futuri provvedimenti riduttivi a danno delle pensioni.
Separazione tra assistenza e previdenza. Il Governo sta progressivamente prendendo atto della necessità di una chiara distinzione tra spesa assistenziale e spesa previdenziale. I nuovi controlli sull’ISEE e la maggiore attenzione alle anomalie nella gestione dei bonus si muovono nella direzione corretta, anche se l’anagrafe dell’assistenza, più volte annunciata negli anni, continua di fatto a rimanere inattuata.
Crisi demografica e sostenibilità del sistema pensionistico. Il carattere ormai strutturale della crisi demografica italiana richiede una trasformazione profonda del welfare nazionale. L’erosione progressiva del welfare pubblico, non più in grado di garantire un livello adeguato, stabile e universalistico di protezione sociale, rende inevitabile cominciare a fare perno anche su quello privato. Il secondo pilastro pensionistico sta diventando una componente essenziale della futura sicurezza economica.
Inflazione e fisco. L’alta inflazione del 2023-2024 ha palesato tutte le debolezze del sistema di tutela del potere d’acquisto e nel rapporto CIDA - CENSIS sul rilancio del ceto medio del maggio 2025 è stato messo in evidenza il pesante carico fiscale che grava sul ceto medio. Nonostante gli interventi normativi 2024 che avevano ridotto alcune aliquote fiscali, la pressione fiscale nel 2025 non è diminuita. Nel 2024 il 5,82% della popolazione con redditi superiori a 55.000 euro ha contribuito per il 40,31% al gettito Irpef complessivo. Per alleviare questa situazione nella discussione di preparazione della Legge di Bilancio 2026 sono state previste ulteriori riduzioni delle aliquote fiscali che però poco incidono sul carico fiscale dei dirigenti.
Su questi temi le nostre Associazioni Nazionali hanno svolto attività di promozione politica e organizzato eventi di documentazione e indirizzo rivolti ai Soci. Di queste si segnalano, oltre al Rapporto CIDA-CENSIS sul ceto medio, il finanziamento di studi ed eventi di Itinerari Previdenziali riguardanti le dichiarazioni dei redditi e le entrate fiscali, il bilancio del sistema previdenziale italiano e i fenomeni di svalutazione delle pensioni.
Il Comitato Pensionati ha svolto un’intensa e tempestiva attività di informazione verso gli associati sui temi della fiscalità, del welfare e dei trattamenti pensionistici. Ha inoltre presentato alle Organizzazioni nazionali le principali criticità segnalate dalla base associativa e ha promosso, presso il mondo politico e l’opinione pubblica, le istanze più rilevanti per la categoria, con costante riferimento ai temi richiamati nel Position Paper di Federmanager.
01 aprile 2026
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