Giappone: con Hitachi Italia i manager sfidano la crisi

Il Giappone vince la sfida alla crescita e vuole rendere le città italiane smart e super efficienti. Progetti ambiziosi, ma realistici, che Hitachi – colosso giapponese della tecnologia – ha presentato al recente Forum di Milano.

Giuliana Gagliardi 

Collaboratrice del Corriere della Sera - Economia

Un traguardo da raggiungere entro il 2020 con una crescita, sul mercato italiano, del 25% dei ricavi, che significa 1,5 miliardi di euro. 
Chiave del successo il Social Innovation Business che, come afferma il presidente e Ceo di Hitachi Toshiaki Higashihara, fa dell’Italia “Il mercato chiave per la crescita della nostra azienda in Europa”
Nel vecchio continente Hitachi possiede 194 società e 21mila dipendenti, di cui 5.000 nel nostro Paese. One Hitachi, che rappresenta il totale delle realtà del gruppo in Italia, comprende 12 settori ed è presente in 14 regioni con una crescita dei ricavi, nel 2016, del 34%. Crescita che si traduce in investimenti per l’innovazione, la formazione e un'enorme capacità di tradurre l’attività di R&S in applicazioni brevettate, con ben 254 brevetti in portafoglio. 
Un terreno di lavoro molto appetibile per i nostri manager che, oggi più che mai, sono apprezzati e richiesti dalle imprese giapponesi dislocate nel mondo. 

Cosa rappresenta, tutto questo, per i nostri manager impegnati a fianco di quelli giapponesi? Lo chiediamo a Lorena Dellagiovanna, Country Manager Italy, Hitachi Europe
Entrare a far parte del gruppo ha significato, per molti manager, la possibilità di venire in contatto con nuove modalità di gestione e nuove possibilità di carriera. Ma è stato necessario imparare a comunicare e a costruire rapporti con colleghi che appartengono ad altre culture. Ogni anno promuoviamo, all’interno del gruppo, un contest a livello internazionale, “Inspiration of the Year Global Award” per il progetto che incarna al meglio i valori del gruppo: collaborazione, impegno e dedizione nel trovare nuove soluzioni alle sfide della società.
Lo scorso anno il premio è andato a Hitachi Rail Italy per un progetto che ha visto lavorare – gomito a gomito – i tecnici e il management italiani con quelli giapponesi per la realizzazione di una tecnologia destinata a migliorare le prestazioni dei treni regionali con notevole risparmio energetico e di tempo. 
Sul fronte dei trasporti in Italia, la tecnologia giapponese si impone come maggiore fornitore delle nuove flotte di treni regionali, con una commessa di 4 miliardi di euro. Nel 2019 entreranno in servizio i nuovi Caravaggio/Rock ad alta velocità, con una capienza di 656 passeggeri in cinque carrozze dotate dei più moderni optional.
La carta vincente del settore arriva nel 2015 con l’acquisizione del Gruppo Hitachi della maggioranza del capitale sociale di Ansaldo STS e di Ansaldo Breda, che prenderà il nome Hitachi Rail Italia, i cui prodotti rappresentano i massimi livelli di ingegneria applicata ai trasporti con design invidiati dalle principali società di trasporti urbani al mondo.
Cosa chiedete ai manager italiani che lavorano a stretto contatto con quelli giapponesi?
Sincerità e spirito pionieristico, onestà e trasparenza, ma anche la volontà di evitare un conflitto aperto e aggressivo a favore di una risoluzione costruttiva. Il processo decisionale non è top-down, ma si basa sul creare consenso tra le persone coinvolte nella decisione. La base è l’analisi della situazione, la previsione dei diversi scenari in modo da arrivare preparati a gestire le emergenze.
La sfida giapponese all’innovazione e all’occupazione di manager altamente qualificati, passerà – in un futuro già iniziato – attraverso l’era dell’IoT, the Internet of Things, ovvero l’industria 4.0 che, entro il 2020, vedrà  la presenza sul Pianeta di 4,4 miliardi di individui nei soli centri urbani. Le città devono diventare Smart per garantire la sopravvivenza di un  numero di persone così elevato. 
L’Italia ha dato il via a progetti pilota con il 51% delle municipalità di media grandezza per trasformarle in Smart City. Tutto questo richiede, al momento, un investimento di 1,5 trilioni di euro. 
Ottime opportunità di carriera per i manager italiani specializzati nel settore sanitario. Hitachi Medical Systems è, oggi, leader di mercato per i sistemi MRI (Magnetic Resonance Imaging) aperti, di cui ha installato già 7.000 sistemi in tutto il mondo.
La società ha avviato collaborazioni  con numerosi ospedali italiani, fra cui il Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, per pubblicazioni sulle tecnologie di fusione fra ultrasuoni e MRI. Per la prima volta in Italia è arrivato il robot umanoide EMIEW3, in grado di assistere ammalati e portatori di handicap. Il robot è già operativo all’aeroporto Haneda di Tokyo dove “lavora” come guida per passeggeri che necessitano di assistenza. EMIEW3 è un perfetto poliglotta e, forse a breve, lo incontreremo nei nostri centri commerciali, stazioni od ospedali.

Per i nostri manager è indispensabile un periodo di formazione in Giappone?
Non è previsto un periodo obbligatorio di formazione in Giappone. Abbiamo programmi a livello mondiale ed europeo di formazione, che coinvolgono diversi business, mirati a creare coesione  fra le diverse culture e i vari settori.

Che requisiti deve avere un manager italiano per sfondare e far carriera in una multinazionale nipponica?
Per costruire un percorso di carriera è molto importante guadagnare la fiducia, e la fiducia si guadagna con il tempo. Oltre a questo, senza dubbio, l’affidabilità, la pazienza e la perseveranza sono doti che devono completare la professionalità richiesta. Può tornare utile avere buone capacità di mediazione e diplomazia (doti rare in un manager italiano: n.d.r.).

Parliamo di futuri scenari del lavoro per i quadri dirigenti. Azzardiamo una previsione in Europa: Lei come vede le opportunità occupazionali per i nostri manager?
Hitachi ha dimostrato di voler ampliare la sua presenza in Italia. Non possiamo ignorare gli sviluppi tecnologici che, nell’ambito dell’intelligenza artificiale e della robotica, stiamo portando avanti. È importante veicolare un messaggio forte in questo senso: la digitalizzazione dell’industria non deve significare un taglio della forza lavoro, ma un’opportunità per sviluppare nuove professioni e trasformare quelle esistenti in un’ottica socialmente responsabile per le aziende.


Dida:
Lorena Dellagiovanna.

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