Pensioni: è costituzionale far pagare sempre agli stessi...

Sentenza Corte costituzionale nr. 19/2025. Legittimo il taglio delle pensioni del Ceto Medio

Antonio Pesante
Coordinatore dei Pensionati FVG Ex componente del Comitato Nazionale Pensionati
La Corte Costituzionale si è riunita il 29 gennaio 2025 in seduta pubblica per deliberare sui ricorsi inviati dalla Corte dei Conti della Toscana e della Campania per la questione sollevata di legittimità Costituzionale sui tagli della perequazione pensionistica relativi al 2023 e 2024. Il 14 febbraio la Consulta ha emesso la sentenza, dichiarando non fondate le questioni di legittimità costituzionale
Di seguito i comunicati stampa.

Ufficio comunicazione e stampa della Corte Costituzionale
Comunicato del 14 febbraio 2025
LEGITTIMO IL SISTEMA DI “RAFFREDDAMENTO” DELLA RIVALUTAZIONE AUTOMATICA DELLE PENSIONI INTRODOTTO DALLA LEGGE DI BILANCIO PER IL 2023
La legge di bilancio per il 2023, nell’introdurre misure di “raffreddamento” della rivalutazione automatica delle pensioni superiori a quattro volte il minimo INPS, non ha leso i principi di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza posti a garanzia dei trattamenti pensionistici.
Lo ha deciso la Corte costituzionale, con la sentenza n. 19 dichiarando non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate da alcune sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti.
Secondo la Corte, il meccanismo legislativo non è irragionevole perché salvaguarda integralmente le pensioni di più modesta entità e, per un periodo limitato, riduce progressivamente la percentuale di indicizzazione di tutte le altre al crescere degli importi dei trattamenti, in ragione della maggiore resistenza delle pensioni più elevate rispetto agli effetti dell’inflazione.
Le scelte del legislatore risultano coerenti con le finalità di politica economica, chiaramente emergenti dai lavori preparatori e legittimamente perseguite, volte a contrastare anche gli effetti di una improvvisa spinta inflazionistica incidente soprattutto sulle classi sociali meno abbienti.
Delle perdite subite dalle pensioni non integralmente rivalutate, del resto, il legislatore potrà tenere conto in caso di eventuali future manovre sull’indicizzazione dei medesimi trattamenti.
Roma, 14 febbraio 2025
Palazzo della Consulta, Piazza del Quirinale 41 Roma

Antonio Pesante

Antonio Pesante Federmanager FVG e componente del Comitato Nazionale Pensionati

Comunicato Stampa CIDA
PENSIONI, IL CETO MEDIO PAGA DA ANNI: CUZZILLA (CIDA) CHIEDE UN CONFRONTO AL GOVERNO
Roma, 15 febbraio 2025 - “La sentenza della Corte Costituzionale legittima un provvedimento che penalizza migliaia di pensionati, colpendo in particolare il ceto medio e i dirigenti, coloro che hanno versato contributi per decenni. Limitare la rivalutazione delle pensioni superiori a quattro volte il minimo INPS significa imporre un sacrificio unilaterale su una precisa fascia di cittadini, mentre si continua a ignorare la necessità di una riforma strutturale e realmente equa del sistema previdenziale.”
Lo dichiara Stefano Cuzzilla, Presidente di CIDA,  commentando la decisione della Consulta.
Non possiamo accettare che le pensioni medio-alte vengano considerate un bancomat per esigenze di bilancio. Il principio di proporzionalità va rispettato e il valore delle pensioni non può essere eroso con misure estemporanee, senza una visione di lungo periodo. Da anni si susseguono scelte politiche miopi che scaricano sulle pensioni il peso della finanza pubblica, mentre si continua a favorire altri segmenti della popolazione con agevolazioni e trattamenti di favore. È un meccanismo inaccettabile che sta impoverendo progressivamente il ceto medio”.
Ci aspettiamo ora un confronto serio con il Governo per individuare misure di compensazione che riequilibrino questa situazione. Non si può continuare a sacrificare sempre gli stessi senza prevedere strumenti adeguati per garantire il potere d’acquisto di chi ha contribuito per una vita” conclude Cuzzilla.

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