Per chi suona la campana?

Sogni di un vecchio pensionato per il nuovo anno

di Alberto Pilotto  

Federmanager Vicenza

Il titolo vuole ricordare il famoso libro sulla guerra civile spagnola (1936-39) di Ernst Hemingway (scrittore e giornalista statunitense, 1899-1961) ma gli argomenti trattati, pur importanti e, in alcuni casi, decisivi per il nostro futuro, sono, al momento, meno cruenti e tragici e, inoltre, mitigati dalle visioni oniriche dello scrivente.

Ho sognato che l’INPS, proprietario di 2700 unità immobiliari occupate abusivamente, era riuscito a recuperare le morosità e utilizzare questo tesoretto a favore dei pensionati.

Ho sognato che anche l’Italia era tornata all’utilizzo dell’energia atomica, come gli altri 14 su 27 Paesi Eu, oltre che la Svizzera, che non l’avevano mai abbandonata (Francia, Spagna, Germania, ecc.) potendo, così ridurre i costi di produzione dell’E.E e i rischi di dipendenza delle forniture di gas e petrolio da Paesi esteri.

Ho sognato che le affermazioni di Friedrich Merz, Cancelliere federale della Germania, dal palco del recente World Economic Forum di Davos: …“sprecato un incredibile potenziale di crescita, limitando inutilmente ed eccessivamente le libertà imprenditoriali, sicurezza e prevedibilità devono avere la precedenza sulle regolamentazioni eccessive, ridurre in modo sostanziale la burocrazia…”, erano state accolte con entusiasmo dalla Presidente Ursula von der Lyen.

Alberto Pilotto

Alberto Pilotto Federmanager Vicenza

Ho sognato che gli ottusi burocrati di Bruxelles erano stati illuminati, come San Paolo sulla via di Damasco, dalla luce della ragione e della conoscenza delle procedure europee nel settore agricolo e avevano rivisto l’accordo “Mercosur” con i Paesi del Sud America.

Ho sognato che la famosa rivista Nature e i poco accorti ricercatori Maximilian Kotz, Anders Levermann e Leonie Wenz avevano sospeso le loro attività ed erano stati invitati a prendersi un anno sabbatico in un convento sulle Highlands scozzesi, dopo che il loro articolo “The economic commitment of climate change”, pubblicato sulla rivista il 17/4/2024 era stato ritirato il 3/12/2025.

Ho sognato che l’accozzaglia nostrana dei tuttologi illuminati dal progresso (la solita compagnia di giro: attori, cantanti, scrittori, giornalisti, accademici), quelli del… sì, ma però…, i soloni del day after sempre pronti a discettare su tutto e su tutti e a emettere sentenze di scomunica verso chi la pensa diversamente, erano stati scomunicati, a loro volta, da altri più illuminati e poi costretti, come in una specie di contrappasso dantesco, ad accudire gli anziani nelle RSA. (“Gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”. Pietro Nenni, politico socialista 1891-1980).

Ho sognato, infine, di quando ero bambino a Padova e andavo al cinema vicino casa di pomeriggio, da solo o con qualche amichetto; di quando alle medie e poi al Liceo, ci andavo la sera. Anche ai tempi dell’Università (anni sessanta) si poteva uscire la sera senza alcun pericolo; poi, negli anni settanta, l’atmosfera si era guastata a causa dei cosiddetti “cattivi maestri” e dei loro seguaci, stupidi e pericolosi allievi. Ma, questa è un’altra storia…

Ho sognato i carri armati sovietici entrati a Budapest (1956), l’invasione di Praga (1968) e il suicidio di Jan Palach, le immagini tragiche del Vietnam (1955-75), i carri armati della guerra dei sei giorni (1967), il crollo del muro di Berlino (1989), Torri Gemelle (2001).

Alla fine, dopo tanti sogni, mi sono svegliato e ho cercato di trovare una causa di questa così eterogenea e strana tipologia di memorie: forse la cena della sera prima (sarde in saor e fegato alla veneziana), forse qualche bicchiere di troppo (Raboso del Piave), forse la stanchezza di assistere quotidianamente (TV e giornali)a episodi di violenza privata e pubblica, forse l’assistere ai quotidiani stravolgimenti della realtà per meri motivi politici, e infine al capovolgimento, di matrice ideologica, di chi siano i buoni e chi siano i cattivi (come era nei film western).

Desidero concludere con la frase finale del libro citato all’inizio che rispecchia in toto il mio pensiero e le mie azioni: “E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”. Prosit!

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