Start up ed etica: un binomio non solo possibile, ma necessario

Banche, finanza, advisors e consulenti si schierino a fianco e sostegno delle nuove imprese

Daniele Damele     

Presidente Federmanager Friuli Venezia Giulia
Si fa presto a dire start up. Realizzarla è ben più impegnativo, senza un sistema bancario a fianco spesso diventa impraticabile. Di converso alcuni grandi gruppi imprenditoriali italiani si adoperano per incentivare la crescita di imprese innovative e questo è meritorio ed etico. Ma a fare la loro parte devono essere anche gli advisors e le società di consulenza che se lecitamente puntano a guadagnare sulle start up di pari passo è indispensabile che gli stessi forniscano un concreto valore aggiunto.

Appare improcrastinabile aprire una discussione tra i soggetti che lavorano effettivamente per agevolare lo sviluppo dell’innovazione e delle start up.

Basta parlare con speranzosi startupper, condividendo sogni, aspettative, delusioni, amarezze, e, soprattutto, tanto lavoro, per comprendere che questo sistema, in specie per come si sta evolvendo, non sia più sostenibile e necessiti di un cambio di rotta.
Il mondo delle start up è affascinante, ricco di entusiasmo e stimoli che nessun altro ambito imprenditoriale oggi può offrire, ma l’attuale proliferare di acceleratori, consulenti, eventi e premi, (quelli autoreferenziali o con l’obiettivo di lucrare poche centinaia sui sogni di giovani ed inesperti imprenditori non servono a nulla), provoca esclusivamente la nascita esponenziale di start up col rischio che si rivelino presto fallimentari, magari perché sono solo imitazioni di cose che già esistono (con più o meno successo), senza alcuno studio, struttura o esperienza alle spalle.

Il diffondersi dell’idea che creare una start up, con lo scopo principale di ricercare soci finanziatori, sia la soluzione più veloce e meno faticosa per sfuggire alla disoccupazione e alle difficoltà che una qualsiasi attività lavorativa comporta, rischia di provocare l’implosione del sistema prima che lo stesso abbia raggiunto la sua completa maturità.

Se si vuole davvero che l’ecosistema delle start up diventi un settore trainante per la crescita economica dell’intero sistema FVG e Nordest, coinvolgendo un numero sempre maggiore di investitori sviluppando nel contempo l’open innovation, occorre che i soggetti virtuosi adottino un modello etico, che punti in maniera chiara allo sviluppo ed alla crescita delle idee imprenditoriali davvero valide.

Daniele Damele

Daniele Damele

In un mondo dove il concetto di etica fa talvolta fatica a entrare è chiaro che coloro che operano in maniera davvero costruttiva affianco agli startupper, evidenziano una visione di lungo periodo, creando una rete di soggetti affidabili (e perché no, certificati) che possa diventare un porto sicuro per la crescita di giovani aziende.

Chi rischia davvero con le start up, investendo tempo e lavoro, non deve avere paura di ideare un sistema che scoraggi le idee insostenibili cercando di promuovere tutti quei progetti che, invece, possono diventare trainanti per l’economia del nostro Paese.

La sfida che attende nel 2022 tutti gli operatori del settore è quella di innalzare il livello qualitativo dell’ecosistema delle start up. Per cui buona start up, buona etica, buon 2022 a tutti noi.


Articolo Dirigenti nordest 

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