World cancer day, dal FASI un appello per trasformare la prevenzione in una priorità strutturale del sistema salute

In un contesto segnato dall’aumento delle cronicità, dall’invecchiamento della popolazione e dalla pressione sulla spesa sanitaria, l’incontro promosso dal Fas, del 4 febbraio 2026, ha rilanciato un messaggio chiaro: la prevenzione non può restare un capitolo marginale delle politiche sanitarie.

A cura di Fasi

C’è un giorno, ogni anno, in cui la parola “prevenzione” esce dal perimetro dei buoni propositi e torna a essere ciò che realmente rappresenta: una scelta capace di incidere sulle statistiche, sulla qualità della vita, sulla sostenibilità economica e, in molti casi, sull’esito stesso delle storie individuali. È il World Cancer Day, la Giornata mondiale contro il cancro. Ed è in questa cornice che il Fasi ha promosso a Roma, nella sede di Confindustria, l’incontro “Fasi al tuo fianco”, organizzato in collaborazione con Confindustria e Federmanager, dedicato a prevenzione, diagnosi precoce e percorsi di cura.

L’iniziativa ha voluto riportare al centro del dibattito un’urgenza che l’Organizzazione Mondiale della Sanità richiama da tempo: una quota significativa dei tumori può essere prevenuta intervenendo sui fattori di rischio – dagli stili di vita all’esposizione ambientale – e rafforzando i programmi di screening, la diagnosi precoce e l’accesso tempestivo a cure appropriate. Non si tratta solo di un obiettivo sanitario, ma di una priorità sociale ed economica.

Garattini: “La prevenzione deve diventare il nostro principale obiettivo”.
Ad aprire i lavori è stato il videomessaggio di Silvio Garattini, oncologo, farmacologo e presidente e fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”. Il suo intervento ha riportato il tema alla sua dimensione più essenziale: “La prevenzione deve diventare il nostro principale obiettivo. Fare prevenzione è, prima di tutto, una forma di sano egoismo, perché vuol dire non avere malattie. Ma anche una forma di solidarietà nei confronti della propria famiglia e dei propri cari”.

Parole che richiamano una responsabilità duplice: individuale e collettiva. La prevenzione, infatti, non è soltanto un insieme di pratiche cliniche o di campagne informative, ma un orientamento culturale che coinvolge comportamenti personali, scelte organizzative e politiche pubbliche.

La prevenzione come investimento per il sistema Paese
A seguire, Maurizio Tarquini, Direttore Generale di Confindustria, ha sottolineato il valore strategico della prevenzione anche sotto il profilo economico e produttivo. “Spingere sulla prevenzione, sulla salute, sul benessere, ha vantaggi evidenti: prevenire è meglio che curare e questo vale per i conti della sanità pubblica”, ha affermato, richiamando l’evidenza statistica già disponibile. 

Il riferimento è ai costi crescenti di alcune patologie croniche, come il diabete di tipo 2, e agli interventi ad alta complessità che gravano in modo significativo sulla spesa sanitaria. Investire in prevenzione significa ridurre l’incidenza di tali condizioni e alleggerire la pressione sul sistema. Ma, ha precisato Tarquini, al di là dei numeri, ciò che conta è “il valore imprescindibile della salute”. La sfida è costruire una cultura diffusa del benessere, capace di coinvolgere anche i più giovani, in una logica di lungo periodo.

Un concetto ripreso da Valter Quercioli, Presidente di Federmanager, che ha posto l’accento sul ruolo delle imprese e dei fondi sanitari integrativi nel promuovere comportamenti responsabili e percorsi strutturati di prevenzione. “Nelle aziende più avanzate è chiara l’importanza strategica della prevenzione”, ha osservato. “Ed è anche grazie a realtà come il Fasi che questa cultura si diffonde in azienda”.

Quercioli ha evidenziato in particolare due elementi: da un lato, l’offerta di pacchetti dedicati alla prevenzione; dall’altro, l’incentivo all’innovazione tecnologica attraverso rimborsi più elevati per prestazioni effettuate con macchinari di ultima generazione, in grado di intercettare patologie quando sono ancora in fase iniziale. Un approccio che coniuga visione strategica, responsabilità e attenzione crescente alla cronicità e alla long-term care. “Il Fasi, inoltre, non seleziona il rischio: chi ha bisogno di molte cure resta parte della comunità. È questa la sua forza”, ha sottolineato.

Prevenzione, appropriatezza e sostenibilità
La sessione medica ha approfondito il legame tra prevenzione, appropriatezza clinica e sostenibilità del sistema. Riccardo Masetti, Fondatore di Komen Italia, ha ricordato come la prevenzione rappresenti uno strumento fondamentale non solo per la tutela della salute, ma anche per la tenuta economica e sociale del Paese.

Il tumore al seno, ad esempio, comporta in Italia una spesa sanitaria annua di circa un miliardo di euro. Secondo gli studi, una corretta e diffusa applicazione delle misure di prevenzione potrebbe dimezzare questa cifra. Tuttavia, esiste un problema strutturale: la prevenzione è ancora utilizzata meno di quanto sarebbe opportuno, anche a causa di un livello insufficiente di alfabetizzazione sanitaria. In Italia il 58% della popolazione presenta competenze sanitarie inadeguate o precarie, indipendentemente dal livello culturale. Un dato che impone un investimento sistematico in informazione, formazione e accompagnamento.

Verso una prevenzione personalizzata e integrata con l’IA
Andrea Mancuso, Responsabile del Reparto di Oncologia della clinica romana Villa Mafalda, ha delineato l’evoluzione in corso verso una prevenzione sempre più personalizzata. “La prevenzione è già cura del cancro”, ha affermato. Oggi la sfida consiste nel superare un modello fondato prevalentemente su criteri anagrafici e statistici, per orientarsi verso un approccio centrato sul profilo di rischio individuale, comprensivo di componenti genetiche e genomiche.

La prospettiva è quella di sviluppare algoritmi clinico-biologici capaci di integrare anamnesi, stili di vita e dati genomici per stimare il rischio oncologico individuale. Un percorso che può beneficiare anche dell’integrazione con l’intelligenza artificiale, rendendo la programmazione sanitaria più mirata, efficace e sostenibile.

Nel corso della sessione è intervenuto anche Amato De Monte, medico anestesista e rianimatore, già Direttore dei SORES FVG ed esperto in ozonoterapia, che ha illustrato l’evoluzione dell’impiego clinico dell’ozono. Secondo De Monte, l’ozonoterapia ha conosciuto negli ultimi anni una crescita significativa e può contribuire, per le sue modalità di azione, al riequilibrio metabolico cellulare e al potenziamento dei processi rigenerativi, sia in fase acuta sia in chiave preventiva, intervenendo sui meccanismi infiammatori che possono predisporre a diverse patologie.

Il Fasi e il ruolo integrativo rispetto al SSN
A moderare l’incontro è stato Daniele Damele, Presidente Fasi, che ha ribadito con chiarezza la funzione integrativa del Fondo rispetto al Servizio Sanitario Nazionale. “Il Fasi è tra i più convinti sostenitori del SSN: ne rappresenta il secondo pilastro e, se viene meno il primo, anche il secondo perde funzione”, ha dichiarato.

La prevenzione è indicata come leva centrale dell’azione del Fondo, a partire dallo screening effettuato con apparecchiature d’eccellenza. Il Fasi prevede rimborsi maggiorati non solo quando l’assistito si rivolge a una struttura convenzionata, ma anche quando utilizza tecnologie di ultima generazione, capaci di intercettare un tumore quando è ancora di pochi millimetri. Favorire l’accesso a macchinari di elevato standard tecnologico, nel pubblico come nel privato, significa rafforzare la diagnosi precoce e contribuire alla sostenibilità complessiva del sistema.

Consapevolezza come cambio di paradigma
A trarre le conclusioni è stato il vicepresidente del Fasi, Fabio Pengo, che ha ricondotto il senso dell’iniziativa a una parola chiave: consapevolezza. “Prevenzione, diagnosi precoce, appropriatezza, innovazione sono concetti solidi e condivisi, eppure spesso restano sullo sfondo della vita quotidiana”, ha osservato. “Il punto non è sapere che la prevenzione è importante, ma riconoscerla come priorità e agire di conseguenza”.

La prevenzione, ha sottolineato, non è soltanto un obiettivo sanitario: è una scelta che migliora la salute dei cittadini e rende più sostenibile l’intero sistema. Una scelta che richiede un cambiamento di comportamento, individuale e organizzativo.

In questa prospettiva si inserisce anche il ruolo della comunicazione, richiamato da Valentina Morgia, responsabile comunicazione del Fasi. “La tutela della salute e del benessere dei dirigenti è una priorità per il Fasi, che affianca i propri assistiti lungo tutto il percorso, dalla prevenzione alla cura. La comunicazione non è un accessorio: è lo strumento che trasforma i servizi in consapevolezza e la consapevolezza in scelte concrete”.

In un contesto segnato dall’aumento delle cronicità, dall’invecchiamento della popolazione e dalla pressione sulla spesa sanitaria, l’incontro promosso dal Fasi ha rilanciato un messaggio chiaro: la prevenzione non può restare un capitolo marginale delle politiche sanitarie. Deve diventare un asse portante, capace di integrare innovazione tecnologica, appropriatezza clinica, responsabilità individuale e collaborazione tra pubblico e privato. Solo così potrà trasformarsi da parola ricorrente nei convegni a pratica quotidiana in grado di incidere realmente sul futuro del sistema salute.

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