Il lavoro va ripagato con dignità. I salari troppo bassi mettono a rischio il futuro dell’Italia

"Difendere il valore del lavoro, del merito e del rispetto delle regole non è una battaglia ideologica" Stefano Cuzzilla

“Il lavoro non è un costo da contenere, è il capitale più prezioso su cui costruire il futuro. Le parole del Presidente della Repubblica ci ricordano che senza giusta remunerazione non può esserci né crescita né coesione sociale”. Lo afferma Stefano Cuzzilla, Presidente di CIDA, rilanciando l’allarme sul tema dei salari bassi, che sta colpendo in particolare il ceto medio e le nuove generazioni.
 
“Chi investe in studio, impegno e competenze – prosegue – si trova troppo spesso in un sistema che fatica a valorizzare il merito. È una frattura profonda, che rischia di spezzare il patto tra le generazioni. Se i giovani non credono più che lavorare serva a costruire un futuro, l’Italia perde capitale umano, credibilità e fiducia”.
 
CIDA richiama anche le cause strutturali che aggravano il problema: tessuto produttivo troppo frammentato, investimenti insufficienti in innovazione e formazione, pressione fiscale elevata, con addizionali regionali e comunali che penalizzano proprio chi lavora regolarmente e contribuisce.
 
“In questo scenario – aggiunge Cuzzilla – si alimenta un clima di sfiducia generale. Si accetta che chi evade venga premiato, mentre chi rispetta le regole resta schiacciato. Così si genera ingiustizia, e si disincentiva proprio il lavoro qualificato di cui il Paese ha più bisogno”.
 
Preoccupa anche l’equilibrio del sistema previdenziale: per la prima volta, le pensioni assistenziali hanno superato quelle contributive. “Un segnale da non sottovalutare – avverte – che finisce per colpire chi ha sempre sostenuto il sistema con responsabilità”.
  
Alla vigilia del 1° maggio per il Presidente CIDA è necessario sottolineare che l’unico lavoro da sostenere è quello di qualità. “Difendere il valore del lavoro, del merito e del rispetto delle regole – conclude – non è una battaglia ideologica: è l’unico modo per tenere in piedi l’Italia che lavora, produce e forma futuro”. 

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