Dal Piermarini a LaScala.TV

Immagine familiare per milanesi e turisti, un legame tra la città e il suo teatro che ha pochi confronti al mondo

Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Paolo Besana  

Capo Ufficio stampa del Teatro alla Scala
La sua facciata neoclassica con il portico delle carrozze è un’immagine familiare per milanesi e turisti, e contribuisce con il Duomo e la Galleria a definire la fisionomia del centro cittadino. Molto milanese è anche il contrasto tra la sobrietà della facciata e la ricchezza della grande sala, con i suoi stucchi e le sue dorature.

Il legame tra la città e il suo teatro ha pochi confronti nel mondo: non solo la Scala contribuisce a disegnare l’immagine internazionale di Milano, ma quanto accade sul suo palcoscenico interessa un pubblico molto più vasto della cerchia dei melomani. Le radici di questo legame affondano nelle origini stesse della Scala, costruita per sostituire il teatro di corte distrutto da un incendio. Sono i milanesi stessi, l’aristocrazia ma anche l’emergente borghesia cittadina, a finanziare la costruzione del nuovo teatro disegnato dal Piermarini e inaugurato nel 1778. Le grandi famiglie resteranno proprietarie dei palchi fino al 1920, e molti continuano a frequentarli come abbonati ancora oggi. 

Centro della vita sociale oltre che culturale della Milano ottocentesca, la Scala si finanzia anche con il gioco d’azzardo, cui si dedicano secondo le cronache del tempo anche ospiti illustri come Alessandro Manzoni. Ma soprattutto la Scala è subito la casa di compositori come Rossini, Bellini e Donizetti. Capolavori come Norma sono nati qui, e già Stendhal indicava nella Scala il principale Teatro del suo tempo. Le opere giovanili di Verdi, tra le quali Nabucco con il celebre coro ‘Va’, pensiero’, fanno del Teatro un palcoscenico del Risorgimento. 

La presenza delle case editrici musicali contribuisce a imporre Milano come capitale della vita musicale italiana. Alla fine dell’800 Verdi, dopo un lungo periodo di incomprensione e distanza, sceglie la Scala per le prime assolute di Otello e Falstaff ma anche Puccini presenta qui Madama Butterfly, che nella prima versione viene clamorosamente contestata dai loggionisti, e Turandot che resta incompiuta alla sua morte e che Toscanini alla prima dirige solo fino alla scena della morte di Liù, omettendo la scena finale completata da Alfano. 
Nei primi anni del ’900 Toscanini fa del Teatro Milanese il capofila del rinnovamento del teatro musicale italiano con esecuzioni rispettose della partitura, apertura al repertorio internazionale e grandi innovazioni registiche. Dopo la guerra e i bombardamenti è lui a inaugurare la sala ricostruita, facendo ancora una volta della Scala un simbolo di unità e libertà. 

Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Dal 1951 la stagione si apre il 7 dicembre, giorno del Santo Patrono di Milano, in modo da sottolineare ancora di più l’identificazione con la città: l’inaugurazione del Teatro diviene un appuntamento mondano imperdibile che contribuisce all’affermazione della moda milanese che contende il primato alle sfilate fiorentine. 

Negli anni i fotografi immortalano nei palchi e nei foyer della Scala Richard Burton e Elizabeth Taylor, Grace e Ranieri di Monaco, Elisabetta e Filippo di Edimburgo. Tra gli anni ’50 e ’60 regnano i grandi cantanti, sopra a tutti Maria Callas. La Scala ospita grandi direttori stranieri come Karajan, Bernstein e Kleiber, ma conosce una grande stagione italiana con Claudio Abbado e poi Riccardo Muti. Il Sovrintendente Paolo Grassi promuove la partecipazione del nuovo pubblico, in particolare dei giovani, e rafforza il rapporto con la televisione pubblica, che ancora oggi trasmette l’inaugurazione in diretta sul primo canale nazionale: è un nuovo modello che vede il Teatro non come salotto di pochi, ma servizio pubblico per tutti, mentre un fittissimo programma di tournée fa della Scala il principale Ambasciatore culturale dell’Italia nel mondo. 
Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Tra il 2001 e il 2004 l’edificio storico viene ristrutturato su progetto di Mario Botta. Daniel Barenboim presenta tra l’altro un ciclo fondamentale di esecuzioni wagneriane, mentre negli ultimi anni Riccardo Chailly riporta al centro il repertorio italiano. 
Dominique Meyer, Sovrintendente dal 2020, promuove un imponente programma di riforme. Ai grandi progetti architettonici e urbanistici che vedranno nascere un nuovo edificio alle spalle della sede storica e una cittadella che riunirà tutti i laboratori e magazzini nell’area di Rubattino, si aggiungono la nascita del nuovo portale streaming del Teatro LaScalaTv, il rinnovamento della grafica, lo sviluppo dei progetti educational e un aggiornamento complessivo delle dotazioni tecnologiche. 
Un piano di efficientamento energetico ha già ridotto i consumi del 25%, anticipando l’attuale emergenza. 
Alla vigilia della nuova Stagione sarà la volta del nuovo sito internet, della nuova app di servizi e della versione digitale della Rivista. Seguirà il rinnovamento del sistema di sottotitolazione e la facciata stessa del Teatro sarà ripulita. 

Un’autentica rivoluzione tecnologica e organizzativa per presentare una Scala all’avanguardia all’appuntamento delle Olimpiadi del 2026.


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